Economia

Tassi su di mezzo punto, ma la Bce frena su altri rialzi

Tassi su di mezzo punto, ma la Bce frena su altri rialzi
(reuters)
l costo del denaro sale al 3,5%, come annunciato. Dopo la crisi delle banche Lagarde si muoverà con più prudenza. Falchi in ritirata. Le Borse europee, in risalita, apprezzano. Il governo italiano no: "Non è la direzione giusta"
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Berlino - La Banca centrale europea ha mantenuto ieri la promessa di un aumento dei tassi di mezzo punto. Il costo del denaro è salito al 3,5% e la presidente Christine Lagarde lo ha motivato ribadendo che "l'inflazione resterà troppo alta per troppo tempo".


Ma il destino ancora incerto di Credit Suisse e dei possibili contagi europei della nuova crisi finanziaria americana hanno ispirato ieri un'enorme cautela sulla traiettoria futura. Insomma: finalmente il linguaggio di Lagarde è diventato più prudente, più da "colomba". Tanto che la Bce ha cancellato ogni riferimento al bisogno di aumentare i tassi a un passo "deciso" anche alle prossime riunioni. "Non è possibile in questo momento determinare su quale sentiero andremoavanti", ha puntualizzato la numero uno della Bce. I guardiani dell'euro si limitano a segnalare dunque che agiranno "in base ai dati". Qualche falco che avrebbe desiderato un linguaggio ancora molto aggressivo (tedeschi e austriaci, ad esempio), è stato costretto a fare un passo di lato. Una strategia che però non piace al governo italiano che da tempo chiede una linea più morbida sui tassi:"La Bce non si sta muovendo nella direzione giusta", ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.


In realtà tutti i guardiani dell'euro, anche le colombe, sono convinti che ci siano ancora margini per aumentare i tassi. Lagarde, rivelando che l'effetto della stretta monetaria "si sta facendo sentire", ha aggiornato le stime sull'inflazione: quest'anno si attesterà al 5,3% (quella depurata dall'energia al 4,6%), dunque ancora lontanissima dall'obiettivo del 2%. Ma sulla riunione della Bce è aleggiato lo spettro del 2008, quando in pieno tsunami finanziario Francoforte alzò i tassi di interesse. Un errore madornale ispirato dalla fretta (tedesca) di tornare alla normalità, quando il peggio della crisi dei mutui subprime americani che stava infettando l'Europa doveva ancora travolgere le banche e i debiti sovrani. Tuttavia, il quadro in cui la Bce ha deciso ieri di aumentare di mezzo punto i tassi è molto diverso. D'un lato, ragiona qualcuno a microfoni spenti, quel rialzo dello 0,50% era stato già annunciato. E, al netto della contrarietà di "3-4 consiglieri", come ha svelato Lagarde, è chiaro che non mantenere quell'impegno avrebbe rischiato di mandare un segnale sbagliato ai mercati. Come dire: se la Bce non avesse agito, gli investitori avrebbero potuto pensare che la situazione delle banche europee è talmente preoccupante da costringere i guardiani dell'euro a rimangiarsi la parola.


Dall'altro, resta l'incognita delle banche. Certo, il vicepresidente, Luis De Guindos, ha puntualizzato che "l'esposizione verso Credit Suisse è limitata". E gli istituti europei, anche grazie ai cuscinetti imposti dalla vigilanza dopo la crisi del 2008 "sono resilienti, hanno coefficienti patrimoniali elevati, robuste riserve di liquidità, esposizione limitata alle banche degli Stati Uniti".


Ma finché l'incerto destino di Credit Suisse non sarà chiarito, finché non sarà salvata, ragiona una fonte autorevole, i banchieri centrali resteranno sui carboni ardenti. E probabilmente anche i falchi eviteranno di evocare robusti rialzi dei tassi, come facevano fino a pochi giorni fa. Lagarde, insomma, ha negato l'innegabile, quando ha affermato che la Bce non scenderà a "compromessi" tra "stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria". Invece, è esattamente ciò che ha fatto. E le Borse lo hanno capito, e hanno chiuso tutte in positivo: +1,38% Piazza Affari, +2% Parigi, +1,57% Francoforte +0,89% Londra. E lo spread, il differenziale tra rendimenti dei titoli decennali italiani e tedeschi si è rilassato archiviando la giornata a 191 punti, contro i 198 della vigilia.