Economia

Meloni, il discorso al congresso Cgil: "No al salario minimo, lavoriamo insieme su ammortizzatori sociali universali"

 "Ringrazio chi mi contesta, rispetto per il sindacato". Landini invita ad ascoltare tutti per "mettersi nelle condizioni di negoziare le riforme di cui il mondo del lavoro ha bisogno". La premier risponde allo slogan di chi la contestava: "Non sapevo che Chiara Ferragni fosse metalmeccanica". Le promesse: fringe benefit monetizzabili e deducibilità delle spese per trasporto e sanità
4 minuti di lettura

"Non so che accoglienza aspettarmi in ogni caso penso che sia giusto esserci". Così la premier Giorgia Meloni arrivando al congresso della Cgil di Rimini. E' il primo presidente del Consiglio a presenziare all'evento principe del sindacato, da 27 anni. Una distanza temporale che ha sottolineato nel suo intervento, dicendo che "oggi, 17 marzo, possiamo tentare di celebrare autenticamente l'unità nazionale".

LA DIRETTA VIDEO

Il ringraziamento di Landini

Una presenza, quella di Meloni, che ha aperto a una contestazione interna alla Cgil stessa: c'è stato un presidio di protesta organizzato da alcuni rappresentanti del sindacato, che hanno lamentato la mancata condivisione della scelta di invitare la premier e attaccato il governo sulle sue politiche e per il caso di Cutro. Sono stati preparati peluche che verranno lasciati all'interno della sala della conferenza, mentre i dissidenti hanno annunciato l'abbandono quando la premier prenderà la parola. "Abbiamo scelto di fare un congresso aperto, di parlare con tutti", ha detto il segretario Maurizio Landini - in giacca e cravata rossa, che l'aveva accolta con una stretta di mano - prima di cedere la parola alla premier. "E' il momento di imparare anche ad ascoltare, è importante per noi come organizzazione sindacale: non è solo altruismo, ma la miglior condizione per chiedere il diritto di essere ascoltati". Il mondo del lavoro, ha detto il segretario, "deve esser messo nelle condizioni di negoziare le riforme di cui ha bisogno". Sulla presenza di Meloni, che ha ringraziato, ha detto che è "una forma di rispetto e di riconoscimento dell'organizzazione che siamo, che non vuole essere spettatore ma protagonista del cambiamento del nostro Paese".

Il discorso di Meloni

Meloni è salita quindi sul palco, mentre dalla platea si è sollevato qualche "Bella Ciao". La presidente del Consiglio ha ringraziato tutta la Cgil, anche "chi mi ha contestato con slogan efficaci, anche se non sapevo che Chiara Ferragni fosse una metalmeccanica". Un riferimento al "pensati sgradita" con cui i contrari alla sua presenza avevano parafrasato i vestiti-messaggio sfoggiati dalla influencer a San Remo. Un riferimento immediato anche all'ipotesi che lei sfuggisse al palco per evitare le contestazioni: "Mi sento fischiata da quando ho 16 anni. Potrei dire che sono Cavaliere al merito su questo", ha detto.

L'emergenza dei salari e la riforma fiscale

Venendo al cuore del suo intervento, Meloni ha affrontato il tema del ritardo dei salari italiani, "che non crescono da trent'anni" e "sono gli unici più bassi che nel Novanta". La risposta è "puntare tutto sulla crescita economica. Veniamo da un mondo in cui si pensava di abolire la povertà e creare lavoro per decreto. Oggi qualcuno chiede che sia lo Stato, per legge, per decreto a creare un salario elevato. Ma le cose non stanno così e lo abbiamo visto: la ricchezza la creano le aziende e i loro lavoratori, lo Stato deve fare le regole. E la sfida è mettere aziende e lavoratori nelle condizioni migliori per crearla e farla riverberare su tutti". E' questa, secondo la premier, "la visione che sta alla base della riforma fiscale che a mio avviso è stata frettolosamente bocciata da alcuni", riferimento proprio al sindacato.

Meloni ha elencato gli obiettivi della riforma fiscale: "Una diminuzione progressiva delle aliquote Irpef, che non vuol dire far venire meno la progressività ampliando sensibilmente lo scaglione di chi rientra nella prima aliquota per ricomprendere nel suo interno molti lavoratori dipendenti; l'introduzione anche per i dipendenti di una tassa piatta agevolata sugli incrementi di salario: il riconoscimento del principio del merito; rendere deducibili benefici come trasporto, istruzione e rendere monetizzabili i fringe benefit ad esempio nel caso della nascita di un figlio; vogliamo che i contributi dei lavoratori agli enti bilaterali siano deducibili e detassare le iniziative degli stessi enti a favore dei lavoratori; allineare i lavoratori dipendenti e pensionati sul livello più alto di no-tax area; abbassare gradualmente l'Ires". Sulla riforma ha poi aggiunto: "Lavoriamo per consegnare agli italiani una riforma complessiva che riformi l'efficienza della struttura delle imposte, riduca il carico fiscale e contrasti l'evasione fiscale, che semplifichi gli adempimenti e crei un rapporto di fiducia fra Stato e contribuente".

No al salario minimo, si ad ammortizzatori sociali universali

Strada sbarrata al "salario minimo: non è la strada giusta, favorirebbe i soliti". Piuttosto "possiamo lavorare insieme un sistema di ammortizzatori sociali universali, sia il lavoratore dipendente, autonomo o atipico: non costruire una cittadella di garantiti impermeabile a chi rimane fuori". Meloni ha dettagliato: "Voglio ribadire che per raggiungere gli obiettivi io credo che l'introduzione del salario minimo non è la strada più efficace. La fissazione per legge di un salario minimo rischia di non diventare una tutela aggiuntiva ma sostitutiva. Si finirebbe di fare un altro favore alle concentrazioni economiche". Per Meloni la ricetta è piuttosto l'estensione della contrattazione collettiva. Ricordando di avere destinato "300 milioni di euro per un più significativo stipendio per i lavoratori della scuola", senza contare l'intenzione di "innalzare le pensioni più basse e di tagliare di 2 punti percentuali il cuneo fiascale che il governo precedente aveva immaginato finisse quest'anno", ha detto: "Vogliamo retribuzioni adeguate. La soluzione, a mio avviso, è estendere i contratti collettivi a vari settori e intervenire per ridurre il carico fiscale sul lavoro".

Tra gli strumenti, confermata la bocciatura anche al Reddito di cittadinanza: "Ha fallito gli obiettivi per cui era nato perché a monte c'è un errore: mettere nello stesso calderone chi poteva lavorare e chi non poteva lavorare, mettendo insieme politiche sociali e politiche attive del lavoro".

Attacchi a Cgil e anarchici "inaccettabili"

Un passaggio del discorso è andato ai fatti di cronaca. "Credevamo che il tempo della contrapposizione ideologica feroce fosse alle nostre spalle e invece in questi mesi, purtroppo, mi pare che siano sempre più frequenti segnali di ritorno alla violenza politica, con l'inaccettabile attacco degli esponenti di estrema destra alla Cgil" e le azioni "dei movimenti anarchici che si rifanno alle Br". "E' necessario che tutte le forze politiche, sindacati e corpi intermedi combattano insieme contro questa deriva".

Confronto e presidenzialismo

"Stiamo affrontando la glaciazione demografica, per affrontare questo problema, penso che la sfida sia quella di un piano economico e culturale, imponente, per rilanciare la centralità della famiglia", ha detto ancora Meloni. L'obiettivo è partire "dal sostegno al lavoro femminile, agli incentivi a chi assume donne e neo mamme, con strumenti di conciliazione casa-lavoro e una tassazione che torni a tenere conto alla composizione del nucleo familiare". In chiusura di intervento, quindi, ha rivendicato i "venti incontri in venti settimane" con il sindacato, dicendo che per parte sua "è un ascolto serio e senza pregiudizi". E ha rilanciato la "riforma presidenzialista è, per rispetto della volontà popolare e per questioni di stabilità, una delle più potenti misure di sviluppo che possiamo immaginare". Sul finale, sparutissimi applausi dalla platea.