✕

Piombino, il rigassificatore arriva domenica notte: da Eni a Enel, big in pista per l’asta del Gnl

2 minuti di lettura

ROMA - L’appuntamento è fra poche ore: nella notte tra domenica e lunedì la Golar Tundra, nave progettata per il trasporto di gas naturale ma negli ultimi mesi opportunamente trasformata in rigassificatore galleggiante approda al porto di Piombino. È la prima delle due navi di questo tipo acquistate circa un anno fa dal gruppo Snam, la società a controllo pubblico (socio di maggioranza il ministero dell’Economia tramite Cdp) che gestisce le grandi infrastruttura per il trasporto e l’approvvigionamento di gas.

Nave gasiera "trasformata" a Singapore

Pagata 330 milioni, la Golar Tundra ha una lunghezza di quasi 300 metri e ora che è stata “adattata” a rigassificatore nei cantieri di Singapore, da dove è partita due settimane fa, può lavorare fino a 5 miliardi di metri cubi di gas liquefatto all’anno. Sarà fondamentale per completare il totale affrancamento dalle forniture russe. La nav…

ROMA - L’appuntamento è fra poche ore: nella notte tra domenica e lunedì la Golar Tundra, nave progettata per il trasporto di gas naturale ma negli ultimi mesi opportunamente trasformata in rigassificatore galleggiante approda al porto di Piombino. È la prima delle due navi di questo tipo acquistate circa un anno fa dal gruppo Snam, la società a controllo pubblico (socio di maggioranza il ministero dell’Economia tramite Cdp) che gestisce le grandi infrastruttura per il trasporto e l’approvvigionamento di gas.

Nave gasiera "trasformata" a Singapore

Pagata 330 milioni, la Golar Tundra ha una lunghezza di quasi 300 metri e ora che è stata “adattata” a rigassificatore nei cantieri di Singapore, da dove è partita due settimane fa, può lavorare fino a 5 miliardi di metri cubi di gas liquefatto all’anno. Sarà fondamentale per completare il totale affrancamento dalle forniture russe. La nave, date le dimensioni, arriva di notte per non incrociare il traffico dei traghetti.

E già lunedì si svolgerà l’asta per assegnare la capacità di trasporto del gas, su base ventennale e pari a circa 4,5 miliardi di metri cubi l’anno. Un contributo rilevante per poter fare a meno del gas russo, che fino al 2021 copriva quasi il 40% del fabbisogno italiano, veicolato tramite i metanodotti; ma la sua quota si è ridotta da 29 miliardi di metri cubi a 11 l’anno scorso: e nel 2023 potrebbero essere ancora meno.

Multinazionali interessate al gas

Per questo la prima asta per aggiudicarsi il nuovo gas è importante: anche a livello segnaletico, perché farà capire quali operatori hanno portafogli e volontà di restare almeno fino al 2043 in questo ambito. Secondo diverse ricostruzioni di mercato i principali operatori italiani dovrebbero presentare le loro offerte: da Eni a Enel, da Edison ad A2a, ma si vocifera anche di grandi trader internazionali interessati come Bp, Vitol e Trafigura (il gruppo che s’è impegnato a rifornire di greggio per 10 anni l’Isab di Priolo se la negoziazione tra Lukoil e il fondo cipriota Goi Energy andrà a buon fine).

Snam, che ha comprato Golar Tundra come le altre due navi galleggianti attese in Italia nei prossimi mesi (una a Ravenna l’altra a Portovesme), è il venditore della capacità di trasporto, perché il gas che le navi porteranno andrà veicolato nelle condotte italiane, di proprietà della società controllata da Cdp Reti. L’asta assegna la possibilità di allocare, per 20 anni e dal 1° ottobre 2023 (l’inizio del nuovo anno termico) fino a 4,5 miliardi di metri cubi di gas, che è l’equivalente di 43-44 carichi di nave standard da 170 mila metri cubi.

Sostituire le forniture russe

Il vincitore, o meglio i vincitori perché ci sono diversi lotti, dovrebbero emergere a metà della settimana prossima. Si profila uno “spezzatino”, in cui i maggiori nomi in competizione dovrebbero avere ognuno il proprio spazio da occupare nei tubi Snam. Quel che nessuno si aspetta, sul mercato o nei corridoi del gruppo guidato da Stefano Venier, è che l’asta non sia coperta, data la fame di gas che si è creata nel Paese.

La navi Frsu, che acquistano gas e lo portano a 160 gradi sotto zero per trasportarlo, allo stato liquido, e poi rigassificarlo a destinazione dove viene immesso nei tubi, sono uno dei principali sistemi di sostituzione che l’Europa sta adottando per compensare la mancanza del gas russo via metanodotti: ne arrivarono 130 miliardi di metri cubi nel 2021, ma la guerra ha ridotto i flussi a poco più di un decimo.

Secondo le stime di Energy Intelligence, tra il settembre 2022 e l’ottobre 2023 le navi Frsu forniranno 36,44 milioni di tonnellate l’anno in più di gas agli europei, equivalenti a 49,55 miliardi di metri cubi, che è metà circa del gas russo venuto meno. L’Italia, con la Germania, è il Paese che si appresta a farne maggior uso, per aggiungere 7,4 miliardi di tonnellate di gas liquefatto ai 10,9 miliardi esistenti nei tre rigassificatori di Rovigo, Livorno e Panigaglia (La Spezia).