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La missione Italgas: crescere nel settore idrico per mettere un freno agli sprechi

La società controllata dal ministero dell'Economia, attraverso Cdp e Snam, ha presentato una offerta per i 4 milioni di clienti del gruppo francese Veolia in Sicilia, Campania e nel Lazio. Dove maggiore sono i problemi di dispersione
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Roma — Non è soltanto una operazione industriale, con l’obiettivo di diventare uno dei leader del settore in Italia nella gestione delle reti idriche. La trattativa avviata dal gruppo Italgas per l’acquisizione delle controllate della società francese Veolia - che al momento servono oltre 4 milioni di cittadini in Sicilia, Campania e basso Lazio - potrebbe essere il primo passo per risolvere, nel concreto, una delle lacune più gravi nella gestione dei servizi pubblici del nostro Paese: lo spreco di acqua potabile. Un disservizio che raggiunge livelli molto elevati nelle regioni del Centro-sud (e con qualche sorpresa anche in alcune aree del Nord).

Lo ha messo nero su bianco l’Istat: secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2020 sono andati dispersi - per rotture della rete o cattiva manutenzione - 0,9 miliardi di metri cubi, una cifra pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete (in lieve miglioramento rispetto 37,3% nel 2018). Si tratta…

Roma — Non è soltanto una operazione industriale, con l’obiettivo di diventare uno dei leader del settore in Italia nella gestione delle reti idriche. La trattativa avviata dal gruppo Italgas per l’acquisizione delle controllate della società francese Veolia - che al momento servono oltre 4 milioni di cittadini in Sicilia, Campania e basso Lazio - potrebbe essere il primo passo per risolvere, nel concreto, una delle lacune più gravi nella gestione dei servizi pubblici del nostro Paese: lo spreco di acqua potabile. Un disservizio che raggiunge livelli molto elevati nelle regioni del Centro-sud (e con qualche sorpresa anche in alcune aree del Nord).

Lo ha messo nero su bianco l’Istat: secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2020 sono andati dispersi - per rotture della rete o cattiva manutenzione - 0,9 miliardi di metri cubi, una cifra pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete (in lieve miglioramento rispetto 37,3% nel 2018). Si tratta, però, di una media data dalla differenza tra le Regioni più virtuose come Trentino e Lombardia dove l’indice di dispersione è inferiore al 30% e cinque Regioni dove è superiore al 50%: Umbria (54,6%), Lazio (53,1%), Sardegna (51,2%), Sicilia (50,5%). Tra le città, la più virtuosa è Milano (15% di dispersione), mentre sono in fondo alla classifica Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%).

Secondo uno studio appena presentato da Utilitalia (la federazione delle imprese pubbliche nel settore idrico, ambientale ed energetico) per riuscire a colmare il disavanzo con i paesi Ue più efficienti occorrono almeno 6 miliardi di investimenti all’anno, mentre al momento ne sono disponibili soltanto 4 grazie alla voce “dedicata” in tariffa e 700 milioni che derivano da progetti legati al Pnrr (ma solo fino al 2026).
Perché, allora, la mossa di Italgas che muove sugli asset di Veolia potrebbe cambiare le cose, visto che la società guidata da Paolo Gallo, ex manager di Telecom e Acea è leader in Italia - e terzo in Europa - nella distribuzione di gas naturale a livello locale?

Dal punto di vista industriale il “lavoro” è simile: posare tubi per il trasporto di “materia prima”. Grazie ai suoi numeri (4mila dipendenti e una capitalizzazione di Borsa di 4,3 miliardi), ha una capacità di investimento e competenze per affrontare una sfida che le utility di punta del settore (da Hera a Iren alla stessa Acea) hanno anche preso in considerazione ma che hanno finora evitato tranne poche eccezioni. In particolare, avventurarsi nelle Regioni dove il servizio è meno efficiente e maggiore è il fenomeno della dispersione.

L’ingresso di Italgas potrebbe anche accelerare il processo di aggregazione. Sempre secondo l’Istat il servizio di distribuzione dell’acqua potabile nei 109 comuni capoluogo di provincia o città metropolitana è in carico a 95 gestori diversi.

Ma c’è anche un evidente disegno politico: sindaci ed enti locali potrebbero essere garantiti dal fatto che Italgas è società a controllo pubblico, visto che il socio di controllo è il ministero dell’Economia (tramite Cdp con il 26% delle quote) e Snam (13%).