Michela De Nigris, dopo 130 anni la prima manager donna nell'azienda di famiglia
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaIntanto ha un primato. È la prima donna in oltre 130 anni di attività a entrare a far parte del management del gruppo di famiglia. Michela De Nigris, 26 anni, pianta la bandierina della quarta generazione della De Nigris, una family company nata a Caivano, in provincia di Napoli, nel 1889, da una piccola impresa artigianale fondata dal bisnonno Armando, specializzata nella produzione di aceto di vino di alta qualità. La guida passa poi al figlio Marcello che contribuisce a far diventare l’aceto un condimento italiano riconosciuto in tutto il mondo. Infine ai tre figli di questo, Armando, Raffaele e Luca, oggi ai vertici dell’azienda.
Michela De Nigris guida da un anno la crescita dell’acetificio negli Stati Uniti, nella sede di Totowa, una piccola città nel New Jersey a 30 minuti da New York, posizione strategica per aeroporti e porto. Nel ruolo di esperta di finanza e marketing coordinator, porta sul mercato Usa la cultura di un heritage…
Intanto ha un primato. È la prima donna in oltre 130 anni di attività a entrare a far parte del management del gruppo di famiglia. Michela De Nigris, 26 anni, pianta la bandierina della quarta generazione della De Nigris, una family company nata a Caivano, in provincia di Napoli, nel 1889, da una piccola impresa artigianale fondata dal bisnonno Armando, specializzata nella produzione di aceto di vino di alta qualità. La guida passa poi al figlio Marcello che contribuisce a far diventare l’aceto un condimento italiano riconosciuto in tutto il mondo. Infine ai tre figli di questo, Armando, Raffaele e Luca, oggi ai vertici dell’azienda.
Michela De Nigris guida da un anno la crescita dell’acetificio negli Stati Uniti, nella sede di Totowa, una piccola città nel New Jersey a 30 minuti da New York, posizione strategica per aeroporti e porto. Nel ruolo di esperta di finanza e marketing coordinator, porta sul mercato Usa la cultura di un heritage imprenditoriale unito all’innovazione. “Mio padre Raffaele ha cominciato a viaggiare in America a 17 anni, lui ha portato le novità in Italia, ha costruito i rapporti con i grandi distributori che all’inizio erano tutti italo-americani”.
Il marchio dell’aquila di De Nigris all’estero è in 85 paesi, dove va il 75 per cento della produzione (di cui quasi la metà verso il mercato americano). La produzione stimata intorno ai 35 milioni di bottiglie, con un fatturato 2022 di 98 milioni di euro, è distribuita in tre siti. Il principale è lo storico, ormai modernissimo impianto industriale di Caivano, anche sede di un’Academy per la ricerca e sviluppo dei nuovi prodotti come ‘MelaMadre’, il primo aceto da bere. Al Nord ci sono gli stabilimenti di San Donnino, in provincia di Reggio Emilia, e di Carpi, vicino Modena, sede dal 1997 degli Acetifici italiani, altra società del gruppo. Sempre qui, in un’area agricola coltivata a vigneti, cascine tipiche e siti di invecchiamento per oltre 40 mila metri quadrati, c’è poi il ‘Balsamico Village’, azienda dedicata alla produzione dell’aceto balsamico. Di questa eccellenza alimentare made in Italy, il gruppo detiene il 24 per cento della produzione italiana targata Modena Igp.
È uscita di casa a 15 anni, a metà del terzo liceo scientifico, Michela De Nigris perché si è resa conto che il suo inglese non era a un livello sufficiente. Voleva continuare la scuola all’estero. “Il liceo americano di Lugano è stato un punto di incontro tra l’interesse ad approfondire tematiche di respiro internazionale e la serenità della mia famiglia nonostante il distacco”. La giovane manager è la prima di quattro figli, tre sorelle e un fratello, Matilde, Martina e Marcello.
Dopo il diploma ha puntato dritta su Londra e all’università americana Hult, specializzata in business e finanza, si è laureata con una triennale, viaggiando tra i campus di New York, Boston, San Francisco e Dubai. A San Francisco consegue un master in Management and dual degree in disruptive innovation. Un mix tra finanza, economia e politica. “I miei professori non venivano dall’accademia, erano imprenditori, lavoravamo su case study, ho toccato quello che è successo davvero, le vicende passate attraverso le diverse tassazioni dei vari Stati”.
Nella Silicon Valley vive da settembre 2018 al marzo 2020. “Lì nessuno aveva la mascherina, non si sentiva parlare della pandemia. Ma i miei a un certo punto mi hanno chiamato: devi tornare subito. Il 13 marzo hanno chiuso tutti i voli dall’America”. Il corso rimasto in sospeso l’ha completato on line in aprile. “Per fortuna negli Usa si sono organizzati subito. Avevo gli studi da finire, compreso un altro insegnamento sul coding per finanza che mi premeva per capire anche quel mondo che mi ha sempre affascinato”. Nel suo bagaglio c’erano pure alcune esperienze di lavoro. Dopo il master a San Francisco, la manager ha partecipato come capo dello staff presso un gruppo di ristoranti inglesi, alla creazione di un nuovo progetto food, curandone la contabilità e i costi delle risorse umane.
“Ero il braccio destro della cfo in un mondo tutto di uomini. Abbiamo allestito in sei mesi una catena di sei ristoranti di pesce di alto livello che non esistevano. La cfo guidava tutta la parte finanziaria, io ero al calcolo dei costi e curavo il piano strategico per il personale. E lì ho scoperto la gestione dello staff. Eravamo 150 dipendenti. Stando sempre seduta sui numeri non sospettavo che fosse il mio settore”. Nel percorso del suo apprendistato c’è anche uno stage alla Doria, un’azienda campana di conserve alimentari con un consistente export in Uk. Ha seguito la transizione verso la Brexit per la parte commerciale, i contratti, le sanzioni, la fiscalità.
Fedele al patto di famiglia redatto dal The European House Ambrosetti, seguendo il rigido protocollo che precede l’ingresso dei giovani nell’attività dell’impresa, Michela De Nigris si è dedicata alla conoscenza dell’azienda reparto per reparto. “All’inizio del 2018 ho fatto uno stage di sei mesi tra Caivano e Modena. Sono partita dalla produzione, poi contabilità, marketing, export e qualità. Quando c’è stato tempo ho partecipato a fiere in giro per il mondo. Ad ogni passaggio riportavo una relazione a mio zio Armando, suggerendo talvolta possibili cambiamenti in aree specifiche. La mia famiglia aveva fiducia in me. Non andavo mai a porre dei problemi, piuttosto proponevo ipotesi di soluzione”.
Competenze e ‘saper fare all’italiana’. Questo degli Usa è un battesimo non facile ma sfidante. “Hanno deciso di lanciarmi, io ho detto di sì, nemmeno per un attimo ho pensato di rifiutare. L’ansia da prestazione c’è, non lo nego, ma è anche un bene. Non ho paura del nuovo. Gli astri si sono allineati e si è aperto un bel periodo per me”.
La manager assume la gestione di tutto l’ufficio americano, si focalizza su marketing e finanza. “In quella sede si è sempre fatto principalmente attività commerciale, per noi è stato un grande deposito in posizione strategica. Sono andata lì con il compito di allargare il business e col mio ingresso quella che fino a ora è stata trattata come una società partner, è diventata veramente parte del gruppo De Nigris. Ci saranno cambiamenti in tempi brevi, che in un futuro dovrò gestire io con il mio team per sviluppare la struttura”.
La costante voglia di provare sé stessa, cercare ogni giorno di dare il meglio. “Io intendo ingrandire. La mia famiglia ha fatto tanto, lavoro per riuscire a mantenere quel ritmo. Carta bianca è una parola grossa. Ho dei piani, generalmente sono bene accolti dal gruppo e dal suo management”. L’obiettivo di questo cambio direzionale è far crescere l’export e affermare sempre di più il metodo italiano di fare business. “Un progetto complicato ma sono contenta di essere alla guida di questa nuova fase. Già le persone dello staff mi riconoscono come punto di riferimento, tengo alto il concetto di ‘comunità’. Rispettando la tradizione voglio portare innovazione, che è l’anima di questa azienda, con il contributo di nuove idee. All'inizio le difficoltà non sono mancate, ero giovane, una ragazza, ma presto ogni barriera è caduta. Non ero lì per fare una rivoluzione, piuttosto per cercare un confronto e una contaminazione tra due paesi e due mentalità di lavoro. Alla fine ci siamo trovati sull’obiettivo di crescere professionalmente per un’azienda di cui andare fieri”.
La vita privata per ora è un po’ in disparte. “Mi sono prefissata degli obiettivi professionali, mi aiuteranno a far andare avanti anche il resto. Non posso perdere questa opportunità. Mi sento fortunata, sono cresciuta in un’azienda basata su valori umani e tanta tradizione che va preservata ma adattata ai tempi affinché possa perdurare e passare alle nuove generazioni”.
E' appassionata di cucina e del buon bere: “Mi piace molto invitare amici a casa, il pilates, cose rilassanti, che mi fanno stare bene. Leggo notizie di economia, non amo i romanzi”. I suoi fratelli sono a Londra per studiare. “Siamo venuti su a pane e aceto. Andavamo a prendere i campioncini e giocavamo a chi finiva prima le bottigliette. Mia madre Arianna è farmacista come mio padre, cura la parte chimica dell’azienda poi ha in gestione due farmacie. Mio nonno Marcello è morto nel 2004, nonna Michela è ancora qui: è la mia seconda mamma”.
Una vacanza in famiglia l’estate scorsa, tutti i De Nigris in viaggio, 14 persone, zii e cugini. “È stato bello, un modo per legare sempre di più tra noi, all’avventura. Siamo uniti. La pausa è anche un rimedio terapeutico”. La sua socievolezza aiuta le relazioni. “Sono la leader del gruppo di amici, quando siamo tra noi faccio lo show. Con la vecchiaia però, (ride) mi sono un po’ accasciata”.