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Ubs salva Credit Suisse, Bce e Fed applaudono

(ansa)

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Il governo annuncia l’acquisizione da 3 miliardi ma la banca centrale elvetica ne darà 100 di liquidità: “Ora stabilità”. Evitata la nazionalizzazione. Azione coordinata delle autorità monetarie ma si teme la reazione dei mercati
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Milano — Ubs compra Credit Suisse per 3 miliardi di franchi svizzeri in azioni. Nel corso di un week end di incontri frenetici a tutti i livelli, ieri sera le due più grandi banche svizzere rivali hanno trovato un accordo sotto la spinta decisiva delle autorità, la banca centrale e il governo. Le quali hanno fornito il loro concreto supporto all’operazione, da una parte fornendo 100 miliardi di liquidità a Ubs nel caso fosse necessario attutire l’impatto dell’acquisizione, e dall’altra garantendo alla stessa 9 miliardi di potenziali perdite. Inoltre il governo ha modificato le leggi in vigore per permettere a Ubs di concludere l’operazione subito, senza aspettare sei settimane per avere l’approvazione degli azionisti. L’amministratore delegato di Ubs, Ralph Hamers, sarà alla guida della banca che nascerà dalle nozze con Credit Suisse.

Milano — Ubs compra Credit Suisse per 3 miliardi di franchi svizzeri in azioni. Nel corso di un week end di incontri frenetici a tutti i livelli, ieri sera le due più grandi banche svizzere rivali hanno trovato un accordo sotto la spinta decisiva delle autorità, la banca centrale e il governo. Le quali hanno fornito il loro concreto supporto all’operazione, da una parte fornendo 100 miliardi di liquidità a Ubs nel caso fosse necessario attutire l’impatto dell’acquisizione, e dall’altra garantendo alla stessa 9 miliardi di potenziali perdite. Inoltre il governo ha modificato le leggi in vigore per permettere a Ubs di concludere l’operazione subito, senza aspettare sei settimane per avere l’approvazione degli azionisti. L’amministratore delegato di Ubs, Ralph Hamers, sarà alla guida della banca che nascerà dalle nozze con Credit Suisse.

«Era indispensabile agire rapidamente e trovare una soluzione il prima possibile visto che Credit Suisse è una banca importante a livello sistema», ha affermato il presidente della Banca Nazionale Svizzera Thomas Jordan nella conferenza stampa a Berna per illustrare l’accordo. Per tutti era importante arrivare a un accordo prima dell’apertura dei mercati asiatici di lunedì, fornendo un segnale di stabilità dopo i rovesci borsistici della scorsa settimana, originati da una crisi di liquidità di Credit Suisse che è una delle 30 banche sistemiche al mondo.


Si vedrà all’apertura dei mercati europei di oggi se l’obbiettivo della stabilizzazione è stato raggiunto. Certo, le voci riportate dalla Reuters su due grandi banche europee che stanno esaminando gli scenari di contagio con un occhio alla Fed e alla Bce per avere segnali di supporto, non lasciano molto tranquilli. E anche il fatto che con l’accordo vengono praticamente spazzati via 16 miliardi di bond subordinati, «completamente svalutati», crea apprensione tra i regolatori perché potrebbe colpire la fiducia degli investitori nel settore finanziario europeo.

Tuttavia le autorità politiche e monetarie hanno subito salutato l’accordo con grande sollievo. La segretaria al Tesoro Janet Yellen e il governatore della Fed Jerome Powell hanno accolto con favore «gli annunci delle autorità svizzere a sostegno della stabilità finanziaria - hanno scritto in una nota congiunta -. Le posizioni di capitale e di liquidità del sistema bancario statunitense sono solide e il sistema finanziario americano è resiliente». E anche Christine Lagarde ha apprezzato «l’azione rapida e le decisioni prese dalle autorità svizzere. Sono fondamentali per ripristinare condizioni di mercato ordinate e garantire la stabilità finanziaria». La presidente della Bce ha inoltre garantito il pieno appoggio della banca centrale in termini di liquidità. La Fed, la Bce e le banche centrali di Canada, Gran Bretagna, Giappone e Svizzera renderanno da oggi quotidiane le iniezioni di dollari sul mercato.

Soddisfazione anche del governo elvetico per il fatto di essere riusciti a portare a termine un’operazione tra gruppi privati, senza che lo Stato e i soldi dei contribuenti siano stati messi in discussione. «Questa non è un’operazione di salvataggio da parte dello Stato, ma un recupero privato», ha detto il ministro delle Finanze Karin Keller-Sutter. Ma la sorpresa maggiore è venuta dal fatto che Ubs non ha intenzione di vendere la Banca Svizzera di Credit Suisse, cioé la divisione di banca commerciale che opera sul mercato domestico. Lo ha confermato il presidente di Ubs Colm Kelleher: «È un ottimo asset e noi vogliamo tenerlo e servire i suoi clienti così come ha fatto Credit Suisse finora».

La difficoltà risiede nel fatto che si verrebbe a creare una situazione di quasi monopolio sul mercato svizzero del credito ma su questo punto ha fatto chiarezza la presidente di Finma, Marlene Amstad: «L’autorità di vigilanza sui mercati finanziari ha la competenza di scavalcare la legge sulla concorrenza per stabilizzare i mercati». Verrà invece chiusa l’attività di banca d’affari, che tante perdite ha portato negli ultimi anni e che era ancora in ristrutturazione. «Ridimensioneremo la parte di investment banking del Credit Suisse perché Ubs stessa ha un modello simile», ha annunciato Kelleher aggiungendo che è «troppo presto» per dire quanti potranno essere i tagli alla forza lavoro. Le indiscrezioni parlano di 10.000 dipendenti in meno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA