Saluti alla spending review. Infornata di assunzioni negli staff dei ministeri. Lite nel governo
di Giuseppe Colombo , Serenella Mattera , di Giuseppe Colombo, Serenella MatteraROMA - Un’infornata di assunzioni, per ingrossare staff e uffici di diretta collaborazione di ministri e viceministri. La destra che si accomoda al governo, prova ad affondare le radici. E così mette a rischio uno degli obiettivi assunti con il Pnrr. Perché risorse non ce ne sono per pagare tutti gli stipendi che i ministri si vorrebbero garantire. A meno di non innestare la retromarcia sulla spending review. E stralciare un impegno assunto con l’Europa lo scorso anno, per incassare la terza tranche di fondi del piano, ancora congelata.
ROMA - Un’infornata di assunzioni, per ingrossare staff e uffici di diretta collaborazione di ministri e viceministri. La destra che si accomoda al governo, prova ad affondare le radici. E così mette a rischio uno degli obiettivi assunti con il Pnrr. Perché risorse non ce ne sono per pagare tutti gli stipendi che i ministri si vorrebbero garantire. A meno di non innestare la retromarcia sulla spending review. E stralciare un impegno assunto con l’Europa lo scorso anno, per incassare la terza tranche di fondi del piano, ancora congelata.
C’è chi lamenta di avere gli uffici semivuoti - "colpa della spending review del centrosinistra" - e chi sostiene che serve comunque più personale, anche se gli staff sono al completo. Ragioni diverse, stesso tentativo. Ripetuto, perché il primo assalto è fallito: le assunzioni dovevano entrare nel decreto Pnrr, approvato dal Consiglio dei ministri il 16 febbraio. Ma all’ultimo si è deciso per lo stralcio, scegliendo la prudenza. Evitando così il rischio di forzare la mano con Bruxelles, che già si deve convincere sulla riscrittura della governance del Piano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA