✕

Superbonus, ipotesi Btp e F24 per sbloccare i crediti incagliati

(ansa)
Più tempo per il 110% sulle villette: spese da completare entro il 30 settembre. Tra le modifiche anche le detrazioni spalmate in dieci anni
1 minuti di lettura

ROMA - Una soluzione in due tempi, coinvolgendo prima le banche e poi le imprese. Il governo deciderà a stretto giro, forse già oggi. Perché la bolla dei crediti incagliati del Superbonus è sempre lì. E però va sgonfiata in fretta se si vuole liberare le imprese edili da un fardello di cui nessuno vuole farsi carico. La bolla, tradotta nei numeri dell’Ance, l’associazione dei costruttori: 32 mila attività a rischio fallimento, 115 mila cantieri in bilico, 170 mila lavoratori che potrebbero perdere il posto. Parte da qui lo schema che si sta mettendo a punto in queste ore al ministero dell’Economia. È il momento delle scelte.

Sul tavolo c’è l’idea di intervenire con due correzioni, da apportare al decreto che ha fermato la cessione del credito, arrivato al rush finale in commissione Finanze, alla Camera. La prima è più solida: permettere alle banche di utilizzare gli F…

ROMA - Una soluzione in due tempi, coinvolgendo prima le banche e poi le imprese. Il governo deciderà a stretto giro, forse già oggi. Perché la bolla dei crediti incagliati del Superbonus è sempre lì. E però va sgonfiata in fretta se si vuole liberare le imprese edili da un fardello di cui nessuno vuole farsi carico. La bolla, tradotta nei numeri dell’Ance, l’associazione dei costruttori: 32 mila attività a rischio fallimento, 115 mila cantieri in bilico, 170 mila lavoratori che potrebbero perdere il posto. Parte da qui lo schema che si sta mettendo a punto in queste ore al ministero dell’Economia. È il momento delle scelte.

Sul tavolo c’è l’idea di intervenire con due correzioni, da apportare al decreto che ha fermato la cessione del credito, arrivato al rush finale in commissione Finanze, alla Camera. La prima è più solida: permettere alle banche di utilizzare gli F24 dei clienti per compensare una parte dei crediti. Non tutte, però, e questo per non sconfessare quello che il Mef ha sempre sostenuto, fin dall’inizio della vicenda, con i dati dell’Agenzia delle Entrate in mano: alcuni istituti hanno ancora capacità fiscale; possono, cioè, acquistare i crediti incagliati. L’opzione, quindi, verrebbe concessa solo a quelli virtuosi, che hanno già portato a termine una determinata quota di acquisti. 

Il secondo intervento allo studio è più problematico: le banche potrebbero utilizzare i crediti legati ai bonus edilizi per comprare Btp. L’intervento che tira in ballo i titoli di Stato, tuttavia, apre una serie di questioni legate alla sostenibilità del debito; da qui la prudenza e la valutazione che è ancora in corso. Il doppio intervento, tuttavia, non risolve il problema dei crediti incagliati, che ammontano in tutto a 19 miliardi. Una mole che necessità, quindi, di altre azioni.

L’ipotesi, in questo caso, è creare un meccanismo per autorizzare una cessione tra privati, accogliendo di fatto la proposta di Confindustria: le imprese più solide acquisterebbero i crediti da quelle che oggi non riescono a liberarsi del fardello. Ma bisognerebbe incassare il via libera di Eurostat; i tempi, quindi, si allungano. Intanto, però, si prova a mettere giù una prima soluzione. 

@RIPRODUZIONE RISERVATA