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Pressioni Ue su Meloni "Ratificare il Mes aiuta l'Italia sui mercati"

(ansa)
Comune negli incontri della premier con la presidente della Commissione Ursula von Der Leyen e con il presidente dell'Eurogruppo Donohoe la richiesta di procedere sul meccanismo di sicurezza. L'Italia cerca un'ultima contropartita
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BRUXELLES - Sul Mes l’Italia è sempre più sola. Lo si capisce quando di fronte ai leader del Consiglio europeo la presidente della Bce Christine Lagarde dedica un passaggio del suo intervento alla necessità di completare il percorso di riforma dello strumento più odiato dai sovranisti d’Italia. E di farlo in tempi brevi, perché rappresenta un tassello necessario alla stabilità del sistema e dei mercati. Di fatto, parla all’Italia, l’unica a mancare all’appello della ratifica. È il segnale che qualcosa non funziona, a Roma. Di un assedio a Bruxelles. Reso ancora più stringente dall’insistenza con cui Ursula von der Leyen e il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe spingono la leader di Fdi a rompere gli indugi per attivare un sistema di protezione integrato entro il gennaio 2024: "È importante andare avanti con la piena ratifica da parte di tutti i membri". Sono pressi…

BRUXELLES - Sul Mes l’Italia è sempre più sola. Lo si capisce quando di fronte ai leader del Consiglio europeo la presidente della Bce Christine Lagarde dedica un passaggio del suo intervento alla necessità di completare il percorso di riforma dello strumento più odiato dai sovranisti d’Italia. E di farlo in tempi brevi, perché rappresenta un tassello necessario alla stabilità del sistema e dei mercati. Di fatto, parla all’Italia, l’unica a mancare all’appello della ratifica. È il segnale che qualcosa non funziona, a Roma. Di un assedio a Bruxelles. Reso ancora più stringente dall’insistenza con cui Ursula von der Leyen e il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe spingono la leader di Fdi a rompere gli indugi per attivare un sistema di protezione integrato entro il gennaio 2024: "È importante andare avanti con la piena ratifica da parte di tutti i membri". Sono pressioni che spingono la premier a intrattenersi con Lagarde, a margine del summit. Scegliendo una posizione che può sintetizzarsi così: l’Italia chiede qualche concessione sul fronte del Patto di stabilità o dell’unione bancaria per licenziare il Mes, senza perdere la faccia con gli elettori di destra.

Margini minimi di negoziato


È un’acrobazia, perché tutti sanno che l’esito sarà comunque inevitabile: la ratifica. La posizione ufficiale dell’Italia la esprime Meloni, lasciando il Consiglio. «Stamattina abbiamo discusso di unione bancaria. In tema di backstop, il Mes è una sorta di Cassazione, mentre l’unione bancaria è il primo e il secondo grado. È un ragionamento che bisogna fare in un quadro complessivo». Cosa significa? Che la leader prova a ritagliarsi margini negoziali che le permettano di dare il via libera al Mes, sperando in minimi ritocchi alle norme che regolano il quadro bancario e di bilancio.
C’è però poco da scherzare con il fuoco. La stabilità finanziaria del continente è oggettivamente messa a rischio dalle turbolenze sui mercati e dalla crisi bancaria. E’ forse anche per questo che von der Leyen ricorda alla leader che non c’è tempo da perdere, che la partita va chiusa in fretta. E’ la posizione che emerge anche nei colloqui informali con Lagarde. Ragionamenti che ovviamente mettono in difficoltà Meloni. La premier è consapevole dei rischi per il sistema italiano, gravato da un alto debito pubblico (e dunque più fragile degli alleati tedeschi e francesi, ma anche iberici). E’ Roma a doversi mostrare collaborativa, anche perché è sempre Roma a dipendere dall’attenzione con cui Bruxelles tiene a bada le fiammate sui mercati.

È quello che lascia intendere anche Emmanuel Macron, nel lungo incontro di giovedì notte in una suite dell’hotel Amigo. Nella partita del Patto di stabilità – su cui Italia e Francia hanno punti di contatto – finisce anche il Mes. Un passaggio obbligato, ripete il presidente francese. Anche perché intanto il Parlamento italiano si prepara a trattare la questione. Il 29 marzo in commissione inizia l’iter delle proposte di ratifica. Entro aprile approderanno in Aula. E il governo dovrà scegliere se dare o meno parere favorevole.