Bufera sulle banche, crollano le borse. E dai leader europei accuse alla Bce
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Non è stato un processo, ma quasi. Nel giorno cui le banche europee crollavano sotto i colpi della speculazione, la politica monetaria della Banca Centrale europea è finita nel mirino di una parte del Consiglio europeo. Ed è accaduto alla presenza proprio di Christine Lagarde, la presidente dell'Istituto di Francoforte. Con le "colombe" all'interno della Ue decise a sottolineare l'eccessiva rigidità nei rialzi dei tassi di interesse.
Dall'Italia alla Spagna, dal Portogallo alla Grecia è stato ripetuto non un invito a rivedere o ritoccare il tasso di sconto, ma sottolineati gli effetti sull'economia dei ripetuti interventi sul costo del denaro. Che l'inflazione è determinata solo dall'aumento dei prezzi dell'energia e non da una richiesta di liquidità. Un'esortazione "diplomatica", insomma, a correggere la traiettoria dei tassi.
Il tutto mentre i mercati subivano il te…
BRUXELLES - Non è stato un processo, ma quasi. Nel giorno cui le banche europee crollavano sotto i colpi della speculazione, la politica monetaria della Banca Centrale europea è finita nel mirino di una parte del Consiglio europeo. Ed è accaduto alla presenza proprio di Christine Lagarde, la presidente dell'Istituto di Francoforte. Con le "colombe" all'interno della Ue decise a sottolineare l'eccessiva rigidità nei rialzi dei tassi di interesse.
Dall'Italia alla Spagna, dal Portogallo alla Grecia è stato ripetuto non un invito a rivedere o ritoccare il tasso di sconto, ma sottolineati gli effetti sull'economia dei ripetuti interventi sul costo del denaro. Che l'inflazione è determinata solo dall'aumento dei prezzi dell'energia e non da una richiesta di liquidità. Un'esortazione "diplomatica", insomma, a correggere la traiettoria dei tassi.
Il tutto mentre i mercati subivano il terzo scossone nel giro di due settimane. Stavolta l'epicentro del terremoto si trova in Germania. Il titolo di una altra imponente banca, Deutsche Bank, ha subito un crollo iniziale del 15% per poi chiudere a meno 8%. Tutti i titoli bancari ne hanno risentito sensibilmente e le borse europee hanno chiuso in profondo rosso.
Sull'onda di questa nuova tensione, lo sguardo di tutti i leader si è rivolto verso Lagarde. Mentre la Francia ha seguito una linea neutra, la Germania e i "falchi" del nord Europa non hanno pronunciato una sola parola sui tassi. Ma sulla tenuta del sistema bancario sì. Tutti infatti hanno chiesto informazioni sulla solidità degli istituti europei. Su quali rischi si possano correre. Se, cioè, ci sia il pericolo di un altro 2008.
La presidente della Bce ha risposto in entrambe le direzioni. Ha confermato che la necessità di puntare verso l'alto il tasso di sconto deriva dal dovere statutario di tenere sotto controllo l'inflazione. L'obiettivo è riportarla al 2%. Nello stesso tempo la "numero 1" di Francoforte ha ribadito che non ci saranno altri aumenti automatici. Che si terrà conto della situazione e soprattutto di quel che accadrà sui mercati. Finché, quindi, si registrerà una tensione, la Bce non agirà con nuove decisioni lungo la linea tracciata.
Nello stesso tempo ha voluto rassicurare i governi sulla solidità del sistema bancario: "Il settore bancario della zona euro è resiliente perché ha posizioni solide in termini di capitale e liquidità". Secondo Lagarde, il crollo del titolo Deutsche Bank è stato determinato solo da una speculazione degli investitori e non si basa su nessun elemento oggettivo concernente una debolezza della banca tedesca. Non solo. Ha ripetuto che semmai ce ne fosse il bisogno, la Bce interverrà in difesa delle banche europee: "Siamo pienamente pronti a fornire liquidità al sistema finanziario dell'eurozona per garantire liquidità alle banche europee come è avvenuto in passato".
La richiesta - come si legge nel documento finale - è invece quella di "proseguire gli sforzi volti a completare la nostra unione bancaria". In particolare la soluzione sul sistema europeo di assicurazione dei depositi (Edis), tabù per i tedeschi, ostili a qualsiasi cosa sembri un debito comune e indisposti a pagare per le teoriche crisi delle banche altrui. Dal Cancelliere tedesco Olaf Scholz al presidente francese Emmanuel Macron fino alla premier Giorgia Meloni, tutti hanno provato a ridimensionare le difficoltà provocate dall'andamento del titolo Deutsche Bank. Hanno ripetuto i giudizi confortanti della Banca Centrale sulla tenuta d del sistema.
L'intenzione era quella di non offrire dubbi interpretativi ai mercati. Mostrare preoccupazione e/o paura, infatti, equivaleva a trasmettere un messaggio negativo e provocare ulteriori vendite. Ma nonostante la professata serenità, i governi e il Consiglio europeo hanno alzato le antenne. Vogliono monitorare la situazione ed evitare l'effetto contagio che mise a terra le economie occidentali quindici anni fa dopo il fallimento di Lehman. La discussione sii tassi di interessi è solo rinviata.