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Superbonus, Poste e Unicredit riaprono all’acquisto dei crediti

(ansa)
Il nodo degli incagli. Le banche potrebbero usare gli F24 dei clienti o convertire i crediti in Btp a 10 anni
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ROMA - La lista è al ministero dell’Economia, sulla scrivania di Giancarlo Giorgetti. È una lista con nomi e numeri. Fondamentali, seppure non sufficienti, a salvare gli “esodati” del Superbonus. I diretti interessati usciranno allo scoperto a partire da lunedì, ma quel che conta per il governo è aver incassato la loro disponibilità a riattivare gli acquisti dei crediti incagliati. Liberando così le imprese edili e le famiglie da un fardello che non riescono a cedere. 

Nella lista ci sono due nomi che possono fare la differenza: Unicredit e Poste. Ma il Mef conta anc…

ROMA - La lista è al ministero dell’Economia, sulla scrivania di Giancarlo Giorgetti. È una lista con nomi e numeri. Fondamentali, seppure non sufficienti, a salvare gli “esodati” del Superbonus. I diretti interessati usciranno allo scoperto a partire da lunedì, ma quel che conta per il governo è aver incassato la loro disponibilità a riattivare gli acquisti dei crediti incagliati. Liberando così le imprese edili e le famiglie da un fardello che non riescono a cedere. 

Nella lista ci sono due nomi che possono fare la differenza: Unicredit e Poste. Ma il Mef conta anche sull’impegno di altri gruppi bancari e sulle assicurazioni. Per tutti vale la stessa regola: utilizzare gli spazi fiscali a disposizione per intervenire a stretto giro. Sono i numeri dell’Agenzia delle Entrate a fissare il perimetro della disponibilità. Al 4 marzo, le rate dei bonus edilizi a disposizione delle banche per il 2023 erano pari a circa 9,5 miliardi; quest’anno possono acquistare e assorbire in compensazione ulteriori bonus edilizi, per un valore di circa 7,2 miliardi.

Unicredit ha rilevato crediti per 5 miliardi prima di fermare le operazioni, lo scorso novembre: ha raggiunto la massima capacità fiscale, senza però andare oltre. Sta gestendo le pratiche attive e parallelamente sta lavorando per avviare la quarta cessione. In questo modo libererà spazio per acquisire nuovi crediti, andando così ad assorbire una parte di quelli rimasti nei cassetti fiscali delle imprese. 

Intesa Sanpaolo, invece, al momento resta ferma. Con una quota pari al 50% del mercato degli acquisti dei crediti, è l'unica banca che fino ad ora ha utilizzato il meccanismo delle ricessioni, avviando contratti per oltre 6 miliardi. Complessivamente, dal 2020, Intesa ha acquisito crediti fiscali per circa 16 miliardi, che corrispondono a circa 200 mila pratiche evase per oltre 70 mila clienti, associati a oltre 160 mila immobili riqualificati sul territorio nazionale. Ha superato la capienza fiscale; la ricessione dei crediti, avviata a settembre, sta generando nuovi spazi, ma sono già prenotati dalle domande di clienti e imprese che erano rimasti in sospeso.

Da Banco Bpm arriva "una cauta apertura a nuove operazioni" perché, ricorda l’istituto, sono stati già assunti "impegni all’acquisto di crediti fiscali già sottoscritti". ll plafond è di 4 miliardi, ma tra acquisti (2,5 miliardi) e impegni (1,5 miliardi), lo spazio fiscale è di fatto saturo. Nuove operazioni di acquisto, quindi, saranno di fatto possibili solo se qualcuno ritirerà la pratica.

Fuori dal circuito bancario, il governo può contare su alcune compagnie assicurative e su Poste, che è disponibile e pronta a far ripartire gli acquisti. Ma l’esecutivo deve puntare necessariamente anche su altre misure se vuole sgonfiare la bolla dei crediti incagliati da 19 miliardi. I tecnici della Ragioneria generale dello Stato stanno ancora esaminando due interventi. Il primo è l’utilizzo degli F24 dei clienti, da parte delle banche, per compensare i crediti: l’approfondimento in corso riguarda il meccanismo e le sue possibili ricadute. L’altra opzione riguarda sempre le banche: quelle che non sono riuscite ad esaurire i crediti entro la fine del 2022 potranno convertirli in Btp a 10 anni.


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