Decreto flussi, la storia di Khaoula: “Io, laureata in Tunisia, non ho scelto i barconi. Ora spero di essere chiamata”
ROMA - Khaoula ha 28 anni e una laurea in legge ma ha capito presto che nel suo Paese, la Tunisia, in preda ad una delle più gravi crisi economiche della sua storia, è poco più che carta straccia. "Avrei potuto salire anche io su un barcone per l'Italia come stanno facendo migliaia di miei coetanei ma ho deciso di tentare la strada dell'ingresso legale con il decreto flussi previsto per i lavoratori stranieri". Ha seguito un corso di formazione per assistente familiare e pazienza se la sua laurea non le servirà. Adesso, però, alla vigilia del clic day spera che dall'altro lato del Mediterraneo qualcuno le offra un contratto di lavoro.
Capelli castano chiaro, profondi occhi neri, ci manda una sua foto da una spiaggia tunisina, una di quelle da cui ogni notte i trafficanti fanno salpare i barchini diretti a Lampedusa, e si racconta così: "Mi chiamo Khaoula Landolsi, sono tunisina, ho 28 anni e un laurea in legge…
ROMA - Khaoula ha 28 anni e una laurea in legge ma ha capito presto che nel suo Paese, la Tunisia, in preda ad una delle più gravi crisi economiche della sua storia, è poco più che carta straccia. "Avrei potuto salire anche io su un barcone per l'Italia come stanno facendo migliaia di miei coetanei ma ho deciso di tentare la strada dell'ingresso legale con il decreto flussi previsto per i lavoratori stranieri". Ha seguito un corso di formazione per assistente familiare e pazienza se la sua laurea non le servirà. Adesso, però, alla vigilia del clic day spera che dall'altro lato del Mediterraneo qualcuno le offra un contratto di lavoro.
Capelli castano chiaro, profondi occhi neri, ci manda una sua foto da una spiaggia tunisina, una di quelle da cui ogni notte i trafficanti fanno salpare i barchini diretti a Lampedusa, e si racconta così: "Mi chiamo Khaoula Landolsi, sono tunisina, ho 28 anni e un laurea in legge. Vivo in casa con mio nonno. I miei genitori sono separati e ho due fratelli da parte di padre".
La voglia di costruirsi un futuro, un desiderio più che legittimo per una ragazza che ha studiato e ha una cultura superiore. Khaoula spiega così perché l'Italia è il suo obiettivo: "Come tutti i tunisini sin da piccola sognavo di vivere e lavorare in Italia. Voglio partire per due importanti motivi. Il primo è che ho bisogno di aiutare una zia affetta da tumore e so che ci sono nuovi trattamenti che in Tunisia non sono disponibili. Vorrei lavorare in Italia per avere più opportunità di farla accedere a queste cure. Si tratta di una persona a cui sono molto legata, ha fatto molto per me e adesso vorrei aiutarla io. Il secondo motivo è che spero di migliorare le mie prospettive personali e trovare un lavoro consono al mio percorso di studi".
Per il momento, all'Italia Khaoula si offre come assistente familiare e oggi attende con ansia il click day. "Come sappiamo tutti, visto che le possibilità di emigrare legalmente sono quasi inesistenti, moltissimi ragazzi si affidano ai trafficanti per andare clandestinamente in Italia. Io invece ho deciso di scommettere sull'opportunità del progetto Before you go che mi ha formata. Ora spero che la mia scelta si riveli giusta e aspetto che un datore di lavoro mi chiami. Speriamo bene".
La storia di Khaoula sarà la cartina di tornasole di quello che, secondo il governo, dovrebbe essere l'ingresso legale in Italia di lavoratori che, così come prevede il decreto flussi, si sono formati nei loro Paesi d'origine con corsi accreditati e aspettano adesso che offerta e domanda si incrocino. Il corso di assistente familiare da lei frequentato, oltre ad un corso di italiano e un altro sulla sicurezza sul lavoro, è stato organizzato da due associazioni italiane, Arcs e Tamat, nell'ambito del progetto Before you go finanziato da ministero dell'Interno e Unione europea e coordinato dal ministero del Lavoro
Ecco come dovrebbe funzionare: per il 2023 sono solo 1.000, su 82.000 posti, le quote riservate ai lavoratori formati all'estero. L'elenco dei nominativi pronti per l'inserimento in Italia è già disponibile e il datore di lavoro che si rivolge al progetto Before you go per la ricerca di personale non dovrà fare una preventiva verifica di indisponibilità di lavoratori presenti sul territorio nazionale presso gli uffici per l'impiego. Con colloqui di lavoro in videochiamata potrà conoscere e vagliare i potenziali candidati che, se selezionati, presenteranno la documentazione necessaria a consolati o ambasciate per il visto. Poi basterà un biglietto di viaggio.