Investire con il paracadute cercando riparo dall’inflazione
di Luigi dell'Olio , di Luigi dell'OlioInvestire con il paracadute. Con le azioni da settimane sulle montagne russe e la difficoltà di fare previsioni a medio termine per via delle numerose incognite che gravano a livello macro, tra i risparmiatori resta elevato l'interesse verso gli investimenti obbligazionari in grado di proteggere - almeno in parte - dall'inflazione. Qualche alternativa c'è, anche oltre il Btp Italia. Del resto, l'andamento del carovita resta in cima alle preoccupazioni delle famiglie, dato che nonostante il rallentamento rispetto ai picchi di fine 2022, a febbraio i prezzi dei beni di consumo hanno fatto segnare ancora un più 9,1% nel confronto a dodici mesi, dopo che per anni siamo stati abituati a incrementi sensibilmente inferiori al 2% indicato dalla Bce come livello auspicabile. Così non sorprende il successo dell'ultima emissione del Btp Italia con scadenza a cinque anni, che si è chiusa il 9 marzo scorso con sottoscrizioni per 9,92 miliardi …
Investire con il paracadute. Con le azioni da settimane sulle montagne russe e la difficoltà di fare previsioni a medio termine per via delle numerose incognite che gravano a livello macro, tra i risparmiatori resta elevato l'interesse verso gli investimenti obbligazionari in grado di proteggere - almeno in parte - dall'inflazione. Qualche alternativa c'è, anche oltre il Btp Italia. Del resto, l'andamento del carovita resta in cima alle preoccupazioni delle famiglie, dato che nonostante il rallentamento rispetto ai picchi di fine 2022, a febbraio i prezzi dei beni di consumo hanno fatto segnare ancora un più 9,1% nel confronto a dodici mesi, dopo che per anni siamo stati abituati a incrementi sensibilmente inferiori al 2% indicato dalla Bce come livello auspicabile. Così non sorprende il successo dell'ultima emissione del Btp Italia con scadenza a cinque anni, che si è chiusa il 9 marzo scorso con sottoscrizioni per 9,92 miliardi di euro, di cui oltre 8 miliardi e mezzo appannaggio della clientela retail (327.323 risparmiatori). Merito anche della formula, caratterizzata da un tasso minimo garantito del 2% lordo annuo, al quale va aggiunta l'inflazione.
Gli investimenti scudo
Sempre legato al carovita, ma in questo caso dell'Eurozona, è il Btp€i. In questo caso il capitale rivalutato (per l'inflazione) non viene però corrisposto semestralmente, come avviene con il Btp Italia, ma a scadenza (ma se si vende il titolo sul mercato secondario la rivalutazione già maturata si incassa subito, perché la paga l'acquirente). Per questo il Btp legato all'inflazione italiana è meno esposto al rischio di credito (l'eventualità cioè che l'emittente non rimborsi quanto dovuto) e di conseguenza tende a fare meglio dei Btp€i durante le fasi di tensione sul debito italiano. Quando invece lo spread si restringe, di solito si assiste a un andamento opposto. "Un vantaggio del Btp Italia è la cedola minima garantita anche in caso di deflazione, al contrario del Btp€i che garantisce il solo rimborso del capitale", sottolinea Arrigo Pelliccia, portfolio manager di AcomeA Sgr.
Un altro scudo - in particolare al rialzo dei tassi - è fornito invece dal Cct (Certificato di credito del Tesoro), la cui cedola semestrale viene calcolata aggiungendo una maggiorazione, definita al momento del collocamento, al tasso Euribor semestrale. Quest'ultimo è uno degli indici che le banche più utilizano come base per fissare il tasso dei mutui a tasso variabile ed è a sua volta influenzato dai tassi ufficiali, che tendono a salire nelle fasi di elevata inflazione e a scendere quando i prezzi sono sotto controllo. "Gli investimenti indicizzati sono tornati in voga negli ultimi tempi in quanto offrono protezione dall'aumento dei prezzi al consumo, anche se solo in parte", racconta Manuel Pozzi, investement director di M&G. "Prendiamo il caso dei Btp: quelli legati all'inflazione hanno tutti fatto meglio dei tradizionali con medesima scadenza, ma va ricordato che nel breve termine l'andamento dei prezzi è influenzato dall'eventuale aumento dei tassi di interesse, nonché dalle aspettative di inflazione e non solo da quella acquisita". Insomma, anche i titoli indicizzati sono volatili. Quanto ai rendimenti, Pelliccia spiega: "In un contesto caratterizzato da tassi in rialzo, il Btp con scadenza al 2028 ha una performance a un anno negativa di oltre l'8%, mentre il Ccteu al 2026 è leggermente sopra la parità".
Pozzi ricorda che attualmente la protezione dall'inflazione offerta dai titoli indicizzati comporta un prezzo (valore di mercato) di circa il 2% più alto rispetto a quelli tradizionali, mentre fino a poche settimane fa il differenziale era intorno al 3%. Una contrazione dovuta al crescente pessimismo sull'economia dopo lo scoppio delle crisi bancarie in Usa e Svizzera. Mettendoci nei panni di un risparmiatore, con un profilo di rischio contenuto e preoccupato soprattutto di difendere il valore reale del proprio patrimonio, cosa preferire? "In questo momento rimaniamo cauti per quanto riguarda l'esposizione a titoli con più lunga scadenza visto il rischio di ulteriori rialzi dei tassi", replica Pelliccia. Che ricorda come resti cruciale il tema della diversificazione anche all'interno della stessa asset class. Mentre, per Pozzi, "anche se l'Italia è di gran lunga il principale emittente nell'Eurozona di obbligazioni legate all'inflazione, con 23 titoli totali, con una possibilità di scelta senza pari tra gli altri governativi inflation linked, è fondamentale diversificare a livello di emittenti. Sul mercato - ricorda - sono disponibili, tra le altre, obbligazioni francesi, tedesche e spagnole".