La siccità dà una spinta al business dell’acqua
di Luca Pagni , di Luca PagniAcqua, ma quanto mi costi? Soprattutto in Italia, dove per anni abbiamo pagato le tariffe più basse d'Europa (e in parte continuiamo a farlo), la domanda potrebbe apparire lunare. Perché nella narrazione comune, l'acqua viene considerata - come il vento e il sole - una materia prima sempre disponibile (copre il 69% della superficie terrestre) e che appartiene a tutti i cittadini. Ma anche i "servizi idrici" hanno un costo: le tubature vanno posate, e vanno portate nella case di tutti. Così come hanno un costo la depurazione e il riciclo; non per altro, perché solo l'1% dell'acqua del pianeta è adatta al consumo umano e solo il 2% per l'uso irriguo in agricoltura. Ecco perché, da una decina d'anni, gli italiani pagano in bolletta una quota per remunerare gli investimenti degli operatori, che - sotto il controllo di Arera, l'Authority delle reti - devono garantire un servizio sempre più efficiente e d…
Acqua, ma quanto mi costi? Soprattutto in Italia, dove per anni abbiamo pagato le tariffe più basse d'Europa (e in parte continuiamo a farlo), la domanda potrebbe apparire lunare. Perché nella narrazione comune, l'acqua viene considerata - come il vento e il sole - una materia prima sempre disponibile (copre il 69% della superficie terrestre) e che appartiene a tutti i cittadini. Ma anche i "servizi idrici" hanno un costo: le tubature vanno posate, e vanno portate nella case di tutti. Così come hanno un costo la depurazione e il riciclo; non per altro, perché solo l'1% dell'acqua del pianeta è adatta al consumo umano e solo il 2% per l'uso irriguo in agricoltura. Ecco perché, da una decina d'anni, gli italiani pagano in bolletta una quota per remunerare gli investimenti degli operatori, che - sotto il controllo di Arera, l'Authority delle reti - devono garantire un servizio sempre più efficiente e di standard europeo.
Aumenta la domanda dei paesi emergenti
Il tema, però, è globale. Proprio a partire dai costi. Secondo gli ultimi studi, il giro di affari del settore supera gli 800 miliardi all'anno, destinato a crescere: sia per l'aumento della domanda da parte delle economie emergenti, mano a mano che si formano le nuove classi borghesi, sia per portare i "servizi idrici" nelle case di chi ancora non dispone del servizio. Sono 2,5 miliardi le persone nel mondo che non hanno un allaccio all'acqua potabile o un servizio di depurazione, secondo i dati più recenti del Water Scarcity Clock, che saliranno a 2,7 miliardi entro il 2030. In ogni caso, la domanda di risorse idriche a disposizione della popolazione mondiale potrebbe crescere tra il 50% e il 60% da qui al 2040. Una crescita che solo due anni fa un report Ubs stimava in una media di almeno il 5% all'anno. Questo spiega perché il business dell'oro blu faccia sempre più gola e attiri fondi di investimenti e società quotate. Perché scommettono su un elemento che spingerà ulteriormente la crescita del giro di affari: l'emergenza siccità.
Reti intelligenti, crescita del 15% all'anno
I periodi di scarsa piovosità alternati con bombe d'acqua improvvise che creano alluvioni e inondazioni, obbligano i governi a fare i conti con una risorsa che - se non ben gestita - può diventare fonte di nuove ingiustizie sociali e notevoli diseconomie. In pratica, la lotta agli sprechi grazie alla digitalizzazione sempre più spinta, al contrasto con le dispersioni in rete, all'utilizzo sempre più massiccio di desalinizzatori nei luoghi dove la "materia" prima è scarsa se non inesistente, necessiterà di investimenti in misura sempre maggiore. Non a caso, sempre nel report Ubs si indentificava nelle reti intelligenti un tasso di crescita del 15% all'anno mentre sarà del 10% per i sistemi di automazione e contatori.
Il peso di Wall Street e della finanza
L'importanza a livello economico del settore è testimoniata anche dalla sua finanziarizzazione. Crescono le società quotate, così come crescono gli strumenti per investirci. Negli Stati Uniti hanno fatto la loro comparsa tre anni anni fa i futures sull'acqua. Il più noto è quotato al Nasdaq, il Vales California Water Index, che muove circa 1,1 miliardi di dollari all'anno. Come dice il nome non si investe direttamente su una commodity - come nel caso del petrolio o dell'oro - ma il suo sottostante è il prezzo di riferimento dei diritti dell'acqua in California, in base alla tariffe di chi detiene i diritti per lo sfruttamento di fiumi, laghi o fonti sotterranee. Ma questo succede dove il servizio e la gestione non è affidata a enti o strutture pubbliche abbia attirato i fondi di investimento.
L'oro blu è "il petrolio di domani"
Gli Stati Uniti ne sono un esempio e non da oggi: dal 2010 al 2018, aveva rilevato una indagine del quotidiano britannico Guardian, nelle 12 principali città le tariffe sono aumentate dell'80 per cento. Nella sola New York, migliaia di persone sono rimaste a secco perché non più in grado di pagare per il servizio. Non a caso, già una decina di anni fa Goldman Sachs in una conferenza indicò l'acqua come "il petrolio dei prossimi anni". L'altra grande economia mondiale, la Cina, dovrà investire a sua volta cifre ingenti: oltre due terzi delle 600 principali città non hanno acqua potabile per tutti e solo il 15% degli abitanti può bene l'acqua del rubinetto di casa. Tanto è vero che il ministro delle Risorse idriche cinese ha dichiarato solo poche settimane fa che nel 2022 il governo di Pechino ha investito nella gestione dell'acqua più di 1 trilione di yuan (148 miliardi di dollari), più 44% rispetto all'anno precedente.
Un piano per bere anche l'acqua di mare
Una possibile risposta potrebbe arrivare dall'utilizzo dell'acqua di mare. Realizzando in Italia almeno 16 desalinizzatori si potrebbe garantire la produzione di 1,6 milioni di metri cubi al giorno. Per un investimento complessivo, secondo una prima stima, compreso tra 2,5 e 3 miliardi di euro. La proposta era stata lanciata un anno fa dal gruppo Webuild che è uno dei leader mondiale per la realizzazione di questo tipo di impianti. Una proposta che potrebbe soddisfare da subito le necessità del periodo estivo; mentre per coprire il fabbisogno complessivo andrebbero realizzati almeno 80 impianti. In Spagna ne hanno installati 765, con cui riescono a produrre 6 miliardi di metri cubi d'acqua. L'Italia è ferma a 400 milioni.