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Ultimatum dell’Ue sul Pnrr: un altro mese di stop alla rata per l'Italia

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea  (fotogramma)
Ancora bloccati i 19 miliardi della tranche di fine 2022. Bruxelles ci contesta inadempienze su tre obiettivi. Pesano i no del governo Meloni su balneari e Mes
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BRUXELLES - Una vera e propria bacchettata. E nello stesso tempo un ultimatum. O cambiate, sul Pnrr ma anche sull’annosa vicenda delle concessioni balneari, oppure salta la tranche di 19 miliardi da stanziare per gli obiettivi del secondo semestre 2022. I toni restano cortesi. Il dialogo non viene mai interrotto. Ma tra il governo italiano e la Commissione Ue i rapporti sul NextGenerationEu sono ormai ai ferri corti. Dopo un anno e mezzo, infatti, l’Italia rischia di fallire già i suoi traguardi e di mettere il NextGenerationEu su un binario morto.

La tensione ieri era altissima al punto che in extremis Palazzo Chigi ha concordato con gli uffici di Von Der Leyen un comunicato che rinvia di un altro mese l’esame sugli obiettivi dello scorso semestre. Ieri era arrivata a Roma una lettera della task force che si occupa a Bruxelles del Piano italiano, nella quale si metteva nero su bianco che l’esame non si poteva considerare superato. Da tenere presente ch…

BRUXELLES - Una vera e propria bacchettata. E nello stesso tempo un ultimatum. O cambiate, sul Pnrr ma anche sull’annosa vicenda delle concessioni balneari, oppure salta la tranche di 19 miliardi da stanziare per gli obiettivi del secondo semestre 2022. I toni restano cortesi. Il dialogo non viene mai interrotto. Ma tra il governo italiano e la Commissione Ue i rapporti sul NextGenerationEu sono ormai ai ferri corti. Dopo un anno e mezzo, infatti, l’Italia rischia di fallire già i suoi traguardi e di mettere il NextGenerationEu su un binario morto.

La tensione ieri era altissima al punto che in extremis Palazzo Chigi ha concordato con gli uffici di Von Der Leyen un comunicato che rinvia di un altro mese l’esame sugli obiettivi dello scorso semestre. Ieri era arrivata a Roma una lettera della task force che si occupa a Bruxelles del Piano italiano, nella quale si metteva nero su bianco che l’esame non si poteva considerare superato. Da tenere presente che le difficoltà erano già emerse a febbraio quando la Commissione aveva già imposto un primo mese di analisi aggiuntiva. Ora un altro ancora. La prova che le cose non vanno per niente bene e che quei 19 miliardi sono davvero in bilico.

Dei 55 obiettivi fissati, ce ne sono tre in particolare che presentano le maggiori difficoltà: le concessioni portuali, per le quali la Commissione chiede di limitarne la durata; Le reti di teleriscaldamento, su cui permangono dubbi sull’ammissibilità di alcuni interventi; I Piani Urbani Integrati, in relazione al “Bosco dello Sport” di Venezia e allo “Stadio Artemio Franchi” di Firenze. Il governo Meloni si è difeso, con un intenso scambio di lettere, ricordando che questi provvedimenti erano stati approvati non dall’attuale esecutivo ma da quello di Mario Draghi. In realtà, comunque, ci sono altre questioni sul tappeto. Compresa la legge sulla concorrenza e i progetti sulla cybersicurezza.

Il centrodestra, dunque, per non perdere i 19 miliardi di questa tranche punta l’indice contro l’ex premier. Resta il fatto che l’Italia è l’unica — con la sola eccezione dell’Estonia — ad avere problemi così seri sul raggiungimento delle tappe fissate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Sullo sfondo, oltre all’inefficienza della squadra meloniana, c’è anche dell’altro. La linea conflittuale seguita da Palazzo Chigi sulle concessioni per i balneari e anche sul Mes, ha di fatto reso più severo il giudizio della Commissione sul Pnrr. Non c’è alcun nesso diretto tra questi due dossier e il NextGenerationEu, ma si tratta di di due elementi che alla fine entrano sempre nelle trattative. Come è capitato all’ultimo Consiglio europeo, durante il quale l’invito a ratificare il Meccanismo di stabilità è stato piuttosto intenso. Anche perché il mancato sì italiano paralizza questo strumento per tutti i 27 membri dell’Ue. Per i balneari, in realtà, il collegamento è un po’ meno implicito visto che rientra nella normativa sulla concorrenza. La Commissione da tempo ha pronta la procedura di infrazione e negli ultimi mesi aveva riservatamente fatto sapere che l’avrebbe ritirata in caso di modifiche e che gli obiettivi dello scorso semestre sarebbero stati esaminati con indulgenza se fosse stata riscontrata una disponibilità sul punto.

Esiste un altro aspetto, poi, da tenere presente. Tutto politico. Il rinvio di due mesi per lo stanziamento di questi 19 miliardi è anche determinato dalla circostanza che tutti i partner europei considerano il Recovery Fund una misura costruita su misura sull’Italia. Bocciare un semestre e negare una tranche di fondi significa perdere per sempre quelle risorse. Ma equivale anche a far fallire la “ragione sociale” di un intervento che costituisce davvero un “esperimento” per l’Unione europea. Per la prima volta è stato finanziato con debito comune. Un precedente che è stato considerato una sorta di svolta epocale per l’Ue. Quindi, prima di “bocciare” l’Italia, anche la Commissione intende percorrere tutte le strade possibili. Ma fino ad un certo punto e fino a quando il governo italiano dimostrerà una disponibilità ad accogliere i rilievi di Bruxelles.

In questo caso, poi, ha esercitato un peso un altro fattore: i mercati finanziari. In una fase in cui le borse stanno subendo più di un scossone a causa della debolezza di alcune banche americane ed europee, inserire un ulteriore segno di fragilità significherebbe innescare la speculazione anche sul nostro Paese e in particolare sul suo debito pubblico. Una prospettiva che non affascina nessuno. E che viene vista come il vero pericolo che l’Europa deve scongiurare in questa fase. La ripresa già fragile potrebbe diventare inesistente