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Il salario minimo dove c'è funziona, il confronto Italia ed Europa

Germania, Francia, Olanda, Belgio... Ovunque i lavoratori hanno vantaggi. E se perdono il posto, ne trovano subito un altro che li paga il giusto
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L'Europa del salario minimo è senza l'Italia. Il nostro Paese è nel gruppo dei sei - con Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia - che non ha una retribuzione minima oraria al di sotto della quale nessuna impresa o datore di lavoro può scendere quando assume. Un'anomalia che potevamo permetterci fino a vent'anni fa, quando la contrattazione nazionale era forte. Non ora che vantiamo un livello di diseguaglianza e di lavoratori poveri tra i più alti d'Europa. E che i contratti pirata, firmati da sindacati e imprese semi sconosciuti, dilagano.

I lavoratori poveri

Un lavoratore su quattro è povero in Italia. Una lavoratrice su tre. Un giovane under 29 su due. Quattro o cinque mil…

L'Europa del salario minimo è senza l'Italia. Il nostro Paese è nel gruppo dei sei - con Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia - che non ha una retribuzione minima oraria al di sotto della quale nessuna impresa o datore di lavoro può scendere quando assume. Un'anomalia che potevamo permetterci fino a vent'anni fa, quando la contrattazione nazionale era forte. Non ora che vantiamo un livello di diseguaglianza e di lavoratori poveri tra i più alti d'Europa. E che i contratti pirata, firmati da sindacati e imprese semi sconosciuti, dilagano.

I lavoratori poveri

Un lavoratore su quattro è povero in Italia. Una lavoratrice su tre. Un giovane under 29 su due. Quattro o cinque milioni di persone. Significa - per stare ai parametri forniti dalla direttiva Ue 2022/2041 sul salario minimo, approvata in via definitiva il 19 ottobre scorso - che la loro retribuzione è inferiore al 60% del salario mediano lordo o al 50% del salario medio. Tradotto: non oscilla neppure tra 7,65 e 10,59 euro all'ora lordi, minimo vitale europeo. In questa forchetta si collocano non a caso diverse proposte normative, da anni spiaggiate in Parlamento, per introdurre anche in Italia un salario minimo legale a 8 o 9 euro orari. Ma siamo fermi al dibattito.

Le resistenze sono bipartisan. E fanno gioco ora al governo Meloni, schierato per il no al salario minimo fissato per legge. "Specchietto per le allodole", lo definisce la premier. Perché "in Italia la gran parte dei lavoratori dipendenti è coperta da un contratto collettivo che ha già un salario minimo: la sfida è estendere quei contratti". Una posizione, fino a poco tempo fa, condivisa dai sindacati. Lo diceva il leader della Cgil Maurizio Landini. Lo sostiene ancora il segretario della Cisl Luigi Sbarra. E anche quello della Uil Pierpaolo Bombarbieri: "Un livello legale potrebbe indurre le imprese a sfilarsi dai contratti collettivi che hanno livelli più alti e applicare solo il minimo di legge, togliendo diritti e tutele al lavoratore: perché il contratto non è solo salario minimo".

La nuova linea Landini Schlein

Poi però Maurizio Landini e anche il Pd di Elly Schlein ci hanno ripensato. Ora sono per un livello minimo da identificare con chiarezza. Il Pd lo fissa, nella proposta di legge Orlando appena depositata in Parlamento, in 9,5 euro lordi orari, simile a quella storica dei 9 euro del M5S, ora ripresentata da Giuseppe Conte. A patto però che questo livello minimo sia accompagnato da una legge sulla rappresentanza che identifichi una volta per tutte chi rappresenta chi, tra sindacati e associazioni di impresa. Per poi estendere erga omnes - a tutti - la validità dei contratti di lavoro collettivi, come vuole l'inattuato articolo 39 della Costituzione. Il salario minimo diventa quindi l'argine basso, il muro anti-povertà da cui si può solo salire.

Cosa succede fuori dall'Italia

Fuori dall'Italia funziona. La Germania ha un salario minimo dal 2015 e dal primo ottobre scorso l'ha alzato da 9,82 a 12 euro lordi per 6,2 milioni di lavoratori dipendenti aumentando il loro potere d'acquisto di 4,8 miliardi. Attorno ai 10 euro ci sono Francia, Olanda (che contro il caro vita di recente ha potenziato la soglia di un altro 10%), Irlanda, Belgio. Il Lussemburgo guida la classifica con 12,38 euro all'ora, 2.200 euro lordi al mese. La Bulgaria la chiude con 1,87 euro, 300 euro lordi al mese. Nessuno di questi Paesi ha sperimentato uno "spiazzamento" del lavoro. I lavoratori ne hanno beneficiato e se hanno perso il posto, perché il loro salario saliva, si sono ricollocati verso aziende che li pagavano il giusto: quello che gli economisti, in diversi studi, definiscono "upgrade", l'aggiornamento.

Cosa dice la Ue

La direttiva Ue, va detto, non obbliga l'Italia a introdurre un salario minimo legale perché il nostro Paese ha una copertura superiore all'80% della contrattazione collettiva. Ma anche qui bisogna guardare dentro i numeri. Il Cnel registra ben 963 contratti collettivi nazionali, dato aggiornato al 15 marzo. Di questi solo 208, poco più di un quinto, sono i più rappresentativi. Non solo perché firmati da Cgil, Cisl e Uil e da rappresentanze riconosciute delle imprese, ma perché coprono 12,5 milioni di lavoratori su 13,7 milioni totali ovvero il 93%: quasi tutti. I 755 contratti restanti per metà sono firmati da Ugl, Cisal, Confsal e spesso identici o molto simili a quelli dei sindacati confederali. Gli altri sono contratti pirata. A conti fatti però a quel milione di lavoratori fuori dai contratti più rappresentativi - ai quali si dovrebbe estendere l'erga omnes di cui si diceva - se ne devono aggiungono oltre quattro volte tanto che in ogni caso, anche se dentro un contratto collettivo firmato da Cgil, Cisl e Uil, sono sotto la soglia minima di decenza. Pensiamo ai vigilanti, il cui contratto non è rinnovato dal 2016, pagati 4,6 euro lordi all'ora.

L'Inps identifica in 4,5 milioni i lavoratori sotto i 9 euro all'ora, inclusi dipendenti privati, operai agricoli e lavoratori domestici: quasi il 30% del totale. Il settore dei servizi è quello in cui dilagano le paghe da fame. Ma questo calcolo esclude dai 9 euro tredicesima e Tfr. Motivo per cui Confindustria e gli altri datori rifiutano l'idea di un salario fissato dalla legge. I 9 euro "netti" costerebbero alle aziende 8,3 miliardi. Se "lordi", con tredicesima e Tfr, 2,4 miliardi per 2 milioni di lavoratori. Anche così si spiega lo stallo.