ROMA - Tanti robot industriali, dalla bolognese Coesia all’imolese Sacmi. Pochissimo digitale. Elettrico e idrogeno in crescita, a compensare - ma solo in parte - la discesa dell’automotive tradizionale. Ci sono tutte le forze e le debolezze dell’industria italiana, soprattutto in prospettiva, nei dati sulle richieste di brevetto depositate nel 2022 dalle nostre aziende allo European patent office (Epo), l’organo europeo deputato a registrarli. Un bilancio in chiaroscuro, quello dell’innovazione tricolore. Il numero di domande registra un lieve calo, a 4.864, ma resta comunque vicino ai livelli record toccati nel 2021 (4.920, -1,1%). Con il 2,3% del totale, vale però solo l’undicesimo posto in classifica - dietro ai pesi massimi Stati Uniti, Germania, Cina, ma pure a Olanda e Svezia - e addirittura il diciottesimo in rapporto alla popolazione. L’Italia è la seconda manifattura europea, ma quando si parla di frontiera dell’innovazione scala molto indietro. E appare piccola, nella sfida hi-tech tra colossi globali: nel 2022 la sola Huawei, il gigante cinese delle telecomunicazioni, ha registrato all'Epo 4.505 brevetti, un numero di poco inferiore a quello di tutte le aziende tricolori.
Le due Italie dell'innovazione
«L’Italia paga il fatto di avere poche grandi imprese e molte piccole e medie imprese», spiega Roberta Romano-Götsch, la dirigente di Epo con delega alla sostenibilità, che però vede il bicchiere mezzo pieno. «La crescita registrata nell’ultimo decennio, senza flessioni durante la pandemia, mostra che la cultura del brevetto si diffonde. Anche in aree che hanno sempre faticato». Romano-Götsch cita la Campania, +20% rispetto al 2021, o l’Umbria, +83%. Segnali che però, nell’attesa di capire quanto il Pnrr aiuterà ricerca e sviluppo, non bastano a ricucire la geografia di un’Italia spaccata in due. Il triangolo industriale tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto vale infatti il 62% dei brevetti, e il Nord nel suo complesso sfiora l’80%. Punte che, d’accapo, nel confronto europeo si ridimensionano: la Lombardia - prima con 1.547 richieste - è solo la dodicesima Regione a livello continentale, staccatissima dalla Baviera (7.084) o dalla Grande Parigi (6.646). L'Emilia-Romagna arriva 24 esima.
La transizione difficile
I macchinari industriali si confermano un traino del Made in Italy. I 91 brevetti depositati nel 2022 dalla bolognese Coesia della famiglia Seragnoli, leader nelle tecnologie per il packaging, le valgono il primo posto italiano, che nel 2021 era stato di Fameccanica. Dopo di lei, Pirelli, Chiesi (con tutta la farmaceutica in crescita) e Sacmi, altra multinazionale dell’automazione.
Nello spaccato di settore, spicca l’assenza del mondo digitale e dei computer: a livello europeo sono due delle prime tre categorie per richieste di brevetto presentate, ma quasi per intero appannaggio di colossi cinesi, sudcoreani o americani. Segno di un treno perso, dalle aziende comunitarie e da quelle italiane. Calano per l’Italia, di quasi il 9%, i brevetti legati ai “trasporti”, categoria che comprende tutto il mondo dei motori tradizionali. E che, è il timore, l’elettrico potrà sostituire solo in parte, vista la minore intensità di lavorazioni industriali. I numeri dell'Epo sembrano confermare: “l’elettrico” nel complesso, dall’energia ai trasporti, cresce del 5,4%, ma a un livello molto più basso. E l’idrogeno, dove pure il nostro Paese è ben piazzato, resta per ora una nicchia.
La ricerca non brevetta
Storico, ma non per questo meno grave, anche il ritardo nella capacità di generare brevetti di università e istituti di ricerca italiani. Nel 2022 il primo per richieste è stato il Politecnico di Milano con 35, davanti all’Istituto italiano di tecnologia (19) e al Cnr (16). Impietoso il confronto con l’istituto tedesco di scienza applicata Fraunhofer, a quota 544, o con il Cnr francese, a 154. A livello di Paesi continua la grande crescita della Cina: con Huawei, ma anche Zte, Tencent e il produttore di telefoni Oppo, le domande di brevetto provenineti della Repubblica Popolare sono salite di un altro 15%, oltre quota 19 mila. Ora la Cina è al quarto posto complessivo, con il terzo del Giappone a tiro (21.576) e non lontana dalla Germania (24.684, in calo del 4,7%). Al sicuro, per ora, la leadership degli Stati Uniti, con oltre 48 mila tecnologie registrate.