“I consumatori si stanno abituando a vivere in bilico, un esito che fino a qualche tempo fa sarebbe stato inimmaginabile. I giovani accettano il nuovo contesto e cercano esperienze in grado di dare loro soddisfazioni. Dunque il venir meno delle certezze non è necessariamente un elemento negativo, ma può offrire opportunità per chi sarà abbastanza flessibile da mettere in discussione le proprie conoscenze”. Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, ha concluso così il suo intervento durante l’incontro pubblico “La filiera dei beni di consumo nell’era dell’incertezza”, in occasione dell’assemblea 2023 di Ibc (Associazione industrie beni di consumo) a Milano.
Cambiamento accelerato
Ricostruendo quanto accaduto negli ultimi anni dal punto di vista politico sia a livello nazionale, che internazionale, Molinari ha sottolineato come il tratto caratteristico sia la velocità del cambiamento, “in Italia siamo passati dal governo Lega-Cinque Stelle a quello guidato da Draghi, fino all’esecutivo più di destra della storia; mentre negli Stati Uniti c’è stato un passaggio radicale da Trump a Biden”.
Un’evoluzione sulla quale hanno influito le esperienze forti degli ultimi anni, dalla pandemia alla crisi economica, dalla guerra in Europa alle difficoltà attuali di alcuni istituti bancari occidentali. “Uno scenario che fa venir meno le certezze consolidate, creando una percezione diffusa di precarietà”, per Molinari. Il quale ha sottolineato che si va diffondendo una “domanda di giustizia economica, che porta a riporre la fiducia in chi prospetta di restituire ai cittadini un livello di consumo, reddito, speranza come lo avevano le generazioni passate”.
Tito Boeri, economista dell’Università Bocconi, si è soffermato sulle dinamiche inflazionistiche. “Ci troviamo a fare i conti con livelli che non si vedevano dagli anni Settanta. Inizialmente il carovita ha riguardato le materie prime importate, ma poi si è trasferito ai servizi e ai beni di consumo e oggi assistiamo a un ripiegamento lento dai picchi raggiunti nei mesi scorsi”, ha sottolineato. Per poi rimarcare gli effetti distributivi di questa situazione, che “impoverisce famiglie a reddito fisso, che solitamente sono più numerose nella fascia più bassa dei redditi”.
Tra percezione e realtà
L’incertezza come nuova normalità è il principale elemento con cui fare i conti per Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, che ha evidenziato come otto italiani su dieci abbiano una percezione negativa sulla situazione italiana e quattro su dieci ritengano che la situazione economica della propria famiglia peggiorerà nel prossimo futuro. “Un pessimismo diffuso che cozza con la robusta crescita che ha caratterizzato l’Italia negli ultimi anni. C’è una distanza tra la realtà dei numeri e la percezione che abbiamo alla luce delle nostre esperienze di vita e delle fonti di informazione ormai enorme”.
Giuliano Noci, docente del Politecnico di Milano, si è soffermato sulle mosse della Cina sullo scacchiere geopolitico, ma ha anche ammonito sui rischi per buona parte del sistema produttivo nazionale in caso di rottura delle relazioni con Pechino. “Nel mondo c’è una domanda straordinaria di prodotti italiani, che spesso non sappiamo sfruttare”, ha quindi aggiunto. “Non basta produrre, ma occorre anche trovare il giusto posizionamento di prezzo”.
Decisiva la capacità di adattamento
Alessandro d’Este, presidente di Ibc, nonché presidente e amministratore delegato di Ferrero Commerciale Italia, ha sottolineato la difficoltà oggi di fare previsioni attendibili per il medio periodo. “Dalla guerra in Ucraina all’inflazione come non si vedeva dagli anni Settanta, siamo alle prese con scenari che nessuno avrebbe potuto prevedere. In questo contesto, per d’Este la chiave di volta per la competitività è “nella flessibilità, nella capacità delle imprese di adattarsi a uno scenario in continua evoluzione”. Come attrezzarsi, dunque? “Le risorse umane diventano ancora più cruciali del sito”, secondo il presidente di Ibc: “Sono le persone, con le loro capacità e con la loro creatività a poter fare la differenza”.
In chiusura Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, in collegamento video, ha sottolineato l’impegno del governo a sostegno dell’internazionalizzazione dei prodotti e delle aziende italiane, oltre a promettere una semplificazione degli incentivi, “che saranno meno numerosi, ma duraturi”. Quindi ha concluso: “Alimentazione, abbigliamento e arreso sono tra i simboli del made in Italy nel mondo, ma sono anche i tratti distintivi della nostra cultura”.