Il ritorno di Sergio Ermotti in Ubs: l'ultimo banchiere svizzero di nuovo al timone per rilanciare il Credit Suisse
di Andrea Greco , di Andrea GrecoMILANO - Il nuovo re di Svizzera non poteva che essere Sergio Ermotti, con quella faccia a metà tra attore e campione sportivo - pare un fratello di Federer -, una sicura conoscenza del mondo Ubs e l'origine autoctona ma con caratura globale. Forse l’unico “banchiere svizzero” all’altezza del mito, se il mito c’è ancora e non sono rimasti solo i miliardi dopo le idi di marzo di Credit Suisse. Toccherà a lui guidare il superpolo da 5.000 miliardi di dollari di attivi, sei volte il Pil della Confederazione; e sistemare i cocci del settore svizzero, svolgendo "un compito urgente e sfidante in maniera sostenibile e con successo, e nell'interesse di tutti gli azionisti coinvolti”, dal 5 aprile come presidente e ad di Ubs. Oltre agli azionisti, una pletora di fondi anglosassoni e mediorientali, lo vuole il socio ombra, sistemico, che da un mese muove i fili tramite la Banca nazionale e l’autorità di merc…
MILANO - Il nuovo re di Svizzera non poteva che essere Sergio Ermotti, con quella faccia a metà tra attore e campione sportivo - pare un fratello di Federer -, una sicura conoscenza del mondo Ubs e l'origine autoctona ma con caratura globale. Forse l’unico “banchiere svizzero” all’altezza del mito, se il mito c’è ancora e non sono rimasti solo i miliardi dopo le idi di marzo di Credit Suisse. Toccherà a lui guidare il superpolo da 5.000 miliardi di dollari di attivi, sei volte il Pil della Confederazione; e sistemare i cocci del settore svizzero, svolgendo "un compito urgente e sfidante in maniera sostenibile e con successo, e nell'interesse di tutti gli azionisti coinvolti”, dal 5 aprile come presidente e ad di Ubs. Oltre agli azionisti, una pletora di fondi anglosassoni e mediorientali, lo vuole il socio ombra, sistemico, che da un mese muove i fili tramite la Banca nazionale e l’autorità di mercato: è la Svizzera intera, che nel dossier si gioca molto del suo destino.
Una biografia da calciatore mancato
L'inizio di Ermotti è un classico dei calciatori mancati. Non per metafora. Nato a Lugano nel 1960 (parla bene l’italiano, con cadenza ticinese), a 15 anni lascia la scuola e tenta la carriera calcistica. Ma già a 18 ripiega come apprendista, per "mettersi al passo con la contabilità, la finanza e così via", si è scritto. A Lugano lo fanno in molti, c’è già un posto in Cornèr Banca, nella filiale dove lavorava il padre. Qui Ermotti diventa agente di cambio, mandatario commerciale ed “esperto bancario certificato”, con attestato federale. A 25 anni è a Zurigo in Citigroup, dove diventa vice president occupandosi di bond strutturati.
Poi passa in Merrill Lynch, che dal 1993 lo porta a Londra, come capo dei derivati azionari europei. Nella banca Usa sale molti gradini, fino a diventarne direttore esecutivo dei mercati azionari globali. Nel 2005 la chiamata di Alessandro Profumo, allora all’acme in Unicredit, per un giro a Milano come vice ad, responsabile della strategia di business aziendale e delle aree di investimenti aziendali e privati. Ermotti lascia Unicredit nel 2010, poco dopo l’estromissione di Profumo, e dopo che il cda gli ha preferito Federico Ghizzoni come nuovo ad. Ma nella primavera 2011 si libera una poltrona di riguardo, da presidente e ad di Ubs, al posto di Oswald Grübel travolto dagli scandali.
La banca che oggi sta annettendo Credit Suisse all’epoca era malmessa quasi quanto la preda oggi: un settore trading colabrodo quanto a rischi e reputazione, e forte attività di banca d’affari sensibile alle burrasche dei debiti sovrani. Ma Ermotti denuncia tutto, ristruttura, punta sulle gestioni patrimoniali e in pochi anni compie una ristrutturazione di successo, premiata dagli investitori. Che difatti anche oggi ne acclamano il ritorno, comprando Ubs in Borsa. Sipario e nuova poltrona d’onore – a 61 anni – come presidente del riassicuratore Swiss Re.
Il ritorno all’ovile Ubs e le sfide aperte
Ma gli eventi precipitati a Zurigo quasi impongono il suo ritorno. Lo fa capire la nota con cui il cda di Ubs annuncia la staffetta con l’ad olandese Ralph Hamers, durato appena due anni: “La scelta è alla luce delle nuove sfide e priorità che il gruppo affronterà dopo l’acquisizione” di Credit Suisse. Hamers, assunto da Ing dove aveva rilanciato i canali digitali, ha poca esperienza nei mestieri di gestione patrimoniale e banca di investimento. E ne ha ancor meno in fatto di integrazioni e ristrutturazioni. Ermotti, invece, è uno di quelli che ne ha di più nel mondo della finanza globale. Per questo gli tocca tornare al lavoro operativo: Ermotti si è detto “onorato del nuovo incarico”, che manterrà “finché la banca lo vorrà e finché il lavoro sarà ultimato, valutando attentamente e sistematicamente tutte le opzioni”. Il presidente di Ubs Colm Kelleher, che lo ha ingaggiato, ha detto: “Sergio è il miglior pilota per questo volo, e lavorerà molto duramente per evitare conseguenze negative per i contribuenti svizzeri”. Sì perché Ermotti, appassionato di aerei, nella pausa tra Unicredit e Ubs nel 2011 presiedette la compagnia svizzera regionale Darwin Airline. La Confederazione ha offerto garanzie da 100 miliardi per la liquidità del polo nascente. Mentre Hamers, spesato con 3,25 milioni di buonuscita, dichiara di lasciare “per servire gli interessi del nuovo gruppo e del settore finanziario svizzero e del Paese”. Tanto per far capire chi regge il timone oggi a Zurigo.
Integrare i due istituti, risanare le attività di banca di investimento che hanno macchiato la reputazione della rivale, preservare la concorrenza sul fronte interno, dove la nuota quota di mercato è oltre il 30% e si rischiano più di 10 mila esuberi, saranno le evidenti “sfide e priorità”. Se Ermotti ce la fa anche stavolta, è probabile che Ubs-Credit Suisse diventi la prima banca europea a giocarsela coi colossi di Wall Street. In caso contrario, il gigante nato nella logica di sistema too big to fail, potrebbe rivelarsi un mostro too big to be saved: specie dalla piccola Svizzera. E a quel punto l’Europa avrebbe l’ennesimo guaio da risolvere.