Fitto risponde all’Ue sui ritardi del Pnrr: “I piani sugli stadi sono di Draghi”
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA — Il governo, in ritardo nell’attuazione del Pnrr, non ci sta. E rilancia le accuse all’esecutivo precedente, guidato da Mario Draghi. Il ministro Raffaele Fitto è impegnato in quella che chiama “operazione verità”. Respinge le responsabilità su alcune sconfitte impopolari figlie di questa fase: in primis il no dell’Europa ai progetti degli stadi di Firenze e Venezia.
«Meglio mettere subito le cose in chiaro. Farlo fra due anni sarebbe molto peggio: è un fatto di responsabilità», ripete Fitto ai suoi interlocutori. E tira fuori i dati: i tre punti oggetto di contestazione da parte di Bruxelles — causa principale dello stallo che tiene ferma la tranche da 19 miliardi — si riferiscono ad atti adottati dal governo Draghi. I piani urbani integrati che contengono il Bosco dello sport di Venezia e il “Franchi” di Firenze, si apprende, sono stati approvati con un decreto dell&rsqu…
ROMA — Il governo, in ritardo nell’attuazione del Pnrr, non ci sta. E rilancia le accuse all’esecutivo precedente, guidato da Mario Draghi. Il ministro Raffaele Fitto è impegnato in quella che chiama “operazione verità”. Respinge le responsabilità su alcune sconfitte impopolari figlie di questa fase: in primis il no dell’Europa ai progetti degli stadi di Firenze e Venezia.
«Meglio mettere subito le cose in chiaro. Farlo fra due anni sarebbe molto peggio: è un fatto di responsabilità», ripete Fitto ai suoi interlocutori. E tira fuori i dati: i tre punti oggetto di contestazione da parte di Bruxelles — causa principale dello stallo che tiene ferma la tranche da 19 miliardi — si riferiscono ad atti adottati dal governo Draghi. I piani urbani integrati che contengono il Bosco dello sport di Venezia e il “Franchi” di Firenze, si apprende, sono stati approvati con un decreto dell’Interno del 22 aprile 2022.
La seconda contestazione di Bruxelles riguarda le reti di riscaldamento: gli interventi sono stati selezionati mediante un avviso pubblico bandito il 30 giugno 2022 dal precedente governo. La Commissione ha confermato la non ammissibilità di alcuni interventi ritenendo il bando non in linea con le disposizioni europee. Il terzo punto: l’affidamento delle concessioni portuali. Il decreto ministeriale è stato predisposto il 14 ottobre 2022, prima dell’insediamento del governo Meloni, e mandato al Consiglio di Stato. Su questo aspetto la Commissione ha chiesto modifiche alla durata delle concessioni e un maggiore coinvolgimento delle autorità indipendenti competenti in materia.
La difesa del governo, affidata a questi dati, apre un giallo: com’è possibile che tuttora l’Ue affermi, attraverso un suo portavoce, che i progetti sullo stadio di Firenze e quello di Venezia «non erano parte del piano di Recovery iniziale» dell’Italia? E come si spiega la circostanza che le contestazioni di oggi dell’Ue riguardino anche alcuni degli obiettivi (25 su 55) che il governo Meloni a fine ottobre trovò fra quelli già approvati?
Quel che è certo è che la trattativa con la Ue prosegue, con un mese di proroga per mettere a posto le carte.
«Per il momento i progressi dell’Italia verso il raggiungimento delle tappe e degli obiettivi del Pnrr sono stati positivi», rassicurano dalla Commissione europea. E il commissario Paolo Gentiloni invita «a non enfatizzare» la richiesta di chiarimenti perché analoghe decisioni di proroga sono state prese per altri «sette o otto Paesi». Il piano del governo, per il futuro, rimane quello di spostare alcuni progetti del Pnrr, inattuabile, sul programma della Coesione, che scade dopo il 2026. E rimpiazzarli con alcune iniziative di efficientamento energetico del “Repower Eu”. Ma al momento non c’è alcuna certezza che questa proposta venga accettata. Gentiloni, nel frattempo, ha parlato anche degli effetti della stretta della Bce: «Gli effetti cominciano a farsi notare», dice. Facendo riferimento al calo dei prestiti a imprese e famiglie tra gennaio e febbraio.