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Caritas: "Sostituire il Reddito con due misure: Al e Rep. No alla definizione di occupabili del governo"

Un gruppo di lavoro formato da economisti, sociologi, esperti del Terzo settore, rappresentanti della Chiesa italiana ha presentato la proposta alla ministra del Lavoro Calderone. Ecco come funzionano Al e Rep. "Tra gli occupabili anche molti fragili", il cuore della critica
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ROMA - Sostituire il Reddito di cittadinanza con due misure: l'Assegno sociale per il lavoro (Al) e il Reddito di protezione (Rep). Al è una misura di inserimento lavorativo, rivolta alla singola persona. Rep è una misura di tutela di reddito minimo per le famiglie povere. La proposta viene da un gruppo di lavoro della Caritas - composto da economisti, sociologi, esperti del Terzo settore, anche rappresentanti della Cei, i vescovi italiani - presentata già alla ministra del Lavoro Marina Calderone. Ecco come funziona il doppio canale di Al e Rep. E quali sono le critiche al sussidio Mia, studiato dal governo.

Cos'è l'Assegno Sociale per il Lavoro

L’Assegno Sociale per il Lavoro (Al) è…

ROMA - Sostituire il Reddito di cittadinanza con due misure: l'Assegno sociale per il lavoro (Al) e il Reddito di protezione (Rep). Al è una misura di inserimento lavorativo, rivolta alla singola persona. Rep è una misura di tutela di reddito minimo per le famiglie povere. La proposta viene da un gruppo di lavoro della Caritas - composto da economisti, sociologi, esperti del Terzo settore, anche rappresentanti della Cei, i vescovi italiani - presentata già alla ministra del Lavoro Marina Calderone. Ecco come funziona il doppio canale di Al e Rep. E quali sono le critiche al sussidio Mia, studiato dal governo.

Cos'è l'Assegno Sociale per il Lavoro

L’Assegno Sociale per il Lavoro (Al) è rivolto alle persone in grave difficoltà economica, senza lavoro da un determinato periodo di tempo (occupabili) e prive di sostegni pubblici per la disoccupazione. La sua finalità è il re-inserimento lavorativo. Si articola in un trasferimento monetario e in attività mirate a trovare un nuovo impiego. È a tempo limitato e pone ai beneficiari stringenti condizioni affinché si impegnino attivamente nella ricerca di un’occupazione.

Cos'è il Reddito di Protezione

Il Reddito di Protezione (Rep) è rivolto alle famiglie in povertà. Assicura la possibilità di condurre una vita decente e offre percorsi di reinserimento sociale e/o di avvicinamento al mercato del lavoro. Si compone di un trasferimento monetario e di servizi alla persona, differenziati in base alle specifiche caratteristiche delle famiglie. Lo si riceve per un certo periodo di tempo, concluso il quale è possibile presentare nuovamente domanda e, se persiste la condizione di povertà, continuare a fruirne.

Criteri e cumulabilità

La mancanza di lavoro è un problema individuale: il target di Al sono, dunque, i singoli. La povertà è una questione familiare: il target di Rep sono, pertanto, i nuclei.

Rep viene erogato a ogni famiglia in povertà assoluta, definita come la mancanza delle risorse necessarie a raggiungere uno standard di vita minimamente accettabile.

Al è fornito a tutti coloro i quali si trovano in condizione di disagio economico e sono vicini al mercato del lavoro, condizione che si verifica quando:

  • si è esaurita la fruizione dei sussidi di disoccupazione contributiva (Naspi o Dis-Coll) e si è ancora in una condizione di disoccupazione involontaria oppure
  • si è terminato di ricevere l’occupazione regolare da un certo periodo, ma non si possiede il requisito contributivo necessario per accedere a Naspi o Dis-Coll.

Le due misure sono cumulabili. L’eventuale sovrapposizione tra Al, contributo individuale per il lavoro, e Rep, contributo familiare per la povertà, è basata su semplici regole. Se in una famiglia che richiede il Rep vi è un utente di Al, il contributo Al ricevuto viene inserito nel conteggio delle risorse economiche considerate per stabilire l’eventuale accesso a Rep. L’importo di Al sarà poi detratto da quello del Rep eventualmente fruito.

Importo e durata

La proposta Caritas volutamente - c'è scritto in premessa - non inserisce l'importo dell'assegno perché l'attenzione sia concentrata sulle logiche del percorso che si viene a proporre.

La somma erogata mensilmente con il Rep permette di raggiungere l’obiettivo di assicurare uno standard di vita minimo; di conseguenza, è tanto maggiore quanto minori sono le risorse economiche della famiglia coinvolta. L’importo di Al, invece, è inferiore a quello di Rep, così da incentivare il re- inserimento lavorativo del beneficiario, che è l’obiettivo principale della misura.

12-18 mesi rappresentano un arco temporale nel quale l’individuo ha una vicinanza al mercato del lavoro (durata del periodo non in occupazione) tale da renderlo adatto alle attività di robusto inserimento lavorativo previste da Al. Dopo non è più così e gli interventi devono, pertanto, variare. La possibilità di ricevere Rep continua nel tempo sino a quando le famiglie rimangono in povertà. In tal modo, si assicura il diritto ad uno standard di vita minimamente accettabile.

Verifiche dei requisiti e condizionalità

L’intero ciclo delle verifiche sul possesso dei requisiti previsti dalla legge (requisiti economici, composizione nucleo, possesso di autoveicoli, procedimenti penali in corso, ecc.) deve essere completato prima di autorizzare l’erogazione del beneficio.

Quest’ultimo, inoltre, viene fornito solo una volta che sia stato siglato un patto di collaborazione con i nuovi beneficiari, i quali - informati di un set di condizionalità minime universali, definite in base al profilo delle diverse situazioni - decidono di attenervisi. Non si tratta di un mero consenso informato, bensì dell’accettazione di intraprendere un percorso di cambiamento.

La presenza dei due aspetti menzionati accomuna Al e Rep, mentre diversa è la declinazione della condizionalità, definibile come i comportamenti che i percettori sono chiamati a mettere in atto al fine di migliorare la propria condizione, pena la riduzione o cessazione del contributo economico percepito. Nel caso di Al, infatti, la condizionalità è più forte – tanto nell’impegno richiesto quanto nelle possibili sanzioni – al fine di promuovere al meglio la ricerca di un nuovo lavoro.

Le critiche alla definizione di occupabilità del governo

"Se gli occupabili sono individuati come coloro i quali vivono in famiglie senza componenti disabili, minori o ultra 60 enni - si legge nella proposta Caritas - verrebbe introdotta un’inedita definizione di occupabilità, basata esclusivamente sulla composizione del nucleo. Non accade in nessun Paese europeo. Questo criterio di occupabilità non riguarderebbe l’occupabilità, che è una caratteristica individuale, bensì esclusivamente la composizione del nucleo familiare".

Un simile criterio "produrrebbe conseguenze negative in termini di equità": ipotizzando che gli occupabili abbiano maggiori probabilità di trovare lavoro, si prevedono per essi sostegni di durata e di importo inferiore rispetto agli altri utenti. Ma, per via dei particolari criteri individuati, "tra gli occupabili rientrano anche persone assai fragili" e senza alcuna prospettiva occupazionale nel breve-medio periodo, che pertanto saranno svantaggiate per il semplice fatto di non avere figli o un componente over-60 nel nucleo.

"Vi sono altresì cconseguenze negative rispetto all’efficacia", continua la Caritas. Se le persone individuate come occupabili non sono, in effetti, quelle con maggiore probabilità di trovare lavoro, i risultati in termini di inserimenti occupazionali non potranno che essere deludenti.

Per la Caritas gli occupabili "sono individuati secondo un criterio abitualmente in uso a livello internazionale, cioè la vicinanza al mondo del lavoro".

I difetti del Reddito di cittadinanza

Secondo la Caritas, tra il 50 e 60% delle famiglie in povertà assoluta non ricevono il Reddito di cittadinanza. Ma "troppe famiglie non in povertà assoluta ricevono il Reddito, tra il 36 e il 51%": cioè una quota compresa tra un terzo e la metà dei percettori incassa un assegno ma non è in povertà assoluta. "Il Reddito spesso sbaglia mira", insiste la Caritas. Difetti di impostazione del Rdc che la proposta Caritas migliorerebbe. In particolare su tre punti: famiglie numerose, stranieri, differenze Nord-Sud.