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I robot intelligenti alla conquista degli oceani. La nuova frontiera di un'economia che varrà presto 3mila miliardi

(afp)
Si studiano sempre più soluzioni per lavorare nelle acque profonde limitando l'impiego di uomini e l'impronta di Co2. Il caso della Nauticus, fondata da ex Nasa
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Dalle vette più alte dell'universo, al più profondo degli oceani. Un tuffo cosmico, quello che stanno facendo alcuni ex-ingegneri della Nasa, che ha importanti risvolti di ricerca. Ed economici, visto che si prospetta per loro un mare di migliaia di miliardi d'investimenti, nel quale muoversi. Parliamo di sviluppo di robot: se prima guardavano al loro impiego fuori dalla nostra orbita, se nel futuro prossimo immaginiamo droni volanti sopra le città anche per consegnare pizze e fare servizio di taxi, ora questi automi affinano le loro capacità per lavorare alle profondità inaccessibili all'uomo. Per svolgere lavori di manutenzione, o di costruzione, che anche i migliori subacquei non potrebbero affrontare.

Quella raccontata da Axios non è fantascienza, ma la traiettoria di un settore in rapida espansione. Stime Ocse piuttosto datate indicano che nel 2030 intorno e dentro gli oceani si svilupperà un'economia da 3mila mili…

Dalle vette più alte dell'universo, al più profondo degli oceani. Un tuffo cosmico, quello che stanno facendo alcuni ex-ingegneri della Nasa, che ha importanti risvolti di ricerca. Ed economici, visto che si prospetta per loro un mare di migliaia di miliardi d'investimenti, nel quale muoversi. Parliamo di sviluppo di robot: se prima guardavano al loro impiego fuori dalla nostra orbita, se nel futuro prossimo immaginiamo droni volanti sopra le città anche per consegnare pizze e fare servizio di taxi, ora questi automi affinano le loro capacità per lavorare alle profondità inaccessibili all'uomo. Per svolgere lavori di manutenzione, o di costruzione, che anche i migliori subacquei non potrebbero affrontare.

Quella raccontata da Axios non è fantascienza, ma la traiettoria di un settore in rapida espansione. Stime Ocse piuttosto datate indicano che nel 2030 intorno e dentro gli oceani si svilupperà un'economia da 3mila miliardi di dollari, un valore superiore al Pil di quasi tutti i Paesi, più di Francia e Regno Unito per intendersi. Questa cifra ricomprende tutto quello che si "produce" dagli oceani, per cui si va dall'acquacoltura ai trasporti, passando per le reti di comunicazione e la produzione di energia. L'organizzazione parigina stimava - in uno scenario 'business-as-usual', ovvero senza imprimere particolari accelerazioni allo sviluppo - un mondo da 40 milioni di addetti a tempo pieno.

Il fatto è che probabilmente queste stime sono superate dagli eventi. La necessità di un'acquacoltura più sostenibile, lo sviluppo dell'eolico offshore: sono solo esempi di come siano necessari importanti investimenti perché il settore diventi più sostenibile, e abbia una minore impronta sul piante. Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo dei robot che, in svariate sperimentazioni, si stanno sviluppando. Servono, riassume la testata americana, tecnologie sempre più avanzate per le acque profonde. E ci sono esempi concreti. Uno è quello di Nauticus Robotics, società di Houston, che è all'avanguardia nel montare l'intelligenza artificiale sui robot sottomarini, già applicata per l'industria militare e offshore in Stati Uniti, Brasile, Norvegia e Regno Unito.

Il fatto è che l'uso della robotica per i fondali marini non è certo una novità. Ma fino ad ora si è trattato di attività ad alto consumo di risorse, sia in termini di persone impiegate che di Co2. I cosiddetti ROV, Remotely operated vehicles, ovvero robot comandati a distanza, già ci sono. Ma come ricorda Ross Doak, che guida la robotica per le acque profonde del colosso petrolifero Shell, non sono il massimo dell'efficienza. L'esempio che dà è lampante: per avere una sola immagine di un gasdotto sottomarino - per verificare evidentemente il suo stato di efficienza e manutentivo - serve una telecamera collegata a uno di questi Rov, che viene calato da una gru trasportata da una imbarcazione speciale che richiede un equipaggio specializzato di una sessantina di elementi. Avere soluzioni più efficienti farebbe tagliare costi e impronta di Co2 a queste operazioni al largo.

Ecco allora che si fanno largo le alternative robotiche intelligenti. La stessa Shell ne ha lanciata una - FlatFish - insieme a un partner brasiliano: un veicolo autonomo in grado di ricaricarsi attaccandosi a stazioni sottomarine. Le sue telecamere ad alta risoluzione gli consentono di ispezionare le strutture sottomarine e di raccogliere, grazie ai suoi sensori, anche altre informazioni dal fondale. La stessa Nauticus lavora a prototipi sempre più evoluti, che allungano le distanze e l'autonomia, che possono raccogliere e posizionare elementi sul fondo. Sono ovali, delle dimensioni di un'automobile, dotati di braccia. A sorvegliarli, sulla superficie, sono altre imbarcazioni automatizzate che possono esser gestite dalla costa o con un minimo equipaggio di una manciata di persone, con le quali si accoppiano e dialogano mentre scendono fin oltre un miglio sotto il livello del mare (oltre 1.800 metri). Questo strano tandem che potrebbe pian piano familiarizzare con le altre creature dell'oceano, garantisce un costo del 30-40% inferiore alle tecnologie tradizionali e emissioni prossime allo zero, assicura Nicolaus Radford, il fondatore e amministratore delegato di Nauticus ed ex ingegnere della Nasa.