La nuova vita di Lady Huawei, dai domiciliari di lusso al vertice dell’azienda
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Dopo quasi tre anni di arresti domiciliari (nel lusso) a Vancouver e dopo essere ritornata in Cina nel settembre 2021 evitando l'estradizione negli Usa, accolta all'aeroporto di Shenzhen con tanto di tappeto rosso come fosse un'eroina nazionale, Meng Wanzhou prende il comando di Huawei. In prima linea nella guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti. La figlia di Ren Zhengfei, fondatore del colosso cinese delle telecomunicazioni, da oggi assume la presidenza semestrale a rotazione dell'azienda. Mentre Washington valuta sanzioni più severe nei confronti di Huawei e mentre la società registra il primo calo degli utili annuali in oltre un decennio, proprio a causa delle restrizioni americane.
"Sono finalmente a casa dopo oltre mille giorni di sofferenza", disse Lady Huawei in lacrime appena scesa dalla scaletta dell'Air China quel 25 settembre del 2021. Tutta questa sofferenza in realtà non c'è stata visto che dalla …
PECHINO - Dopo quasi tre anni di arresti domiciliari (nel lusso) a Vancouver e dopo essere ritornata in Cina nel settembre 2021 evitando l'estradizione negli Usa, accolta all'aeroporto di Shenzhen con tanto di tappeto rosso come fosse un'eroina nazionale, Meng Wanzhou prende il comando di Huawei. In prima linea nella guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti. La figlia di Ren Zhengfei, fondatore del colosso cinese delle telecomunicazioni, da oggi assume la presidenza semestrale a rotazione dell'azienda. Mentre Washington valuta sanzioni più severe nei confronti di Huawei e mentre la società registra il primo calo degli utili annuali in oltre un decennio, proprio a causa delle restrizioni americane.
"Sono finalmente a casa dopo oltre mille giorni di sofferenza", disse Lady Huawei in lacrime appena scesa dalla scaletta dell'Air China quel 25 settembre del 2021. Tutta questa sofferenza in realtà non c'è stata visto che dalla sua villa di Vancouver poteva di tanto in tanto uscire per andare a fare quello che le piaceva di più: shopping in boutique di classe, con tanto di sicurezza privata al seguito. Nell'ambito dell'accordo che ha portato al rilascio di Meng, la Cina ha liberato due cittadini canadesi, Micheal Kovrig e Micheal Spavor, che erano stati detenuti pochi giorni dopo l'arresto della "principessa ereditaria" di Huawei. Uno scambio di prigionieri in pieno stile Guerra Fredda.
Per comprendere il suo arresto bisogna fare un salto indietro al 2018. Quell'estate l'allora presidente Usa Donald Trump fa pressing sugli alleati affinché sbarrino le porte al colosso Huawei, accusato di spionaggio per conto di Pechino. L'affaire si scalda a dicembre. Mentre Trump e Xi Jinping sono a cena in Argentina, durante il G20, per cercare una tregua sulla guerra dei dazi, il 1° dicembre all'aeroporto di Vancouver, su richiesta americana, Meng Wanzhou, all'epoca direttrice finanziaria della società, viene arrestata con l'accusa di aver violato l'embargo verso l'Iran. Per Pechino è una "dichiarazione di guerra".
La nomina di Meng la pone in linea di successione per prendere un domani il completo controllo di Huawei, nonostante Ren abbia insistito in questi anni sul fatto che i suoi figli non avrebbero mai potuto dirigere l'azienda da lui fondata 35 anni fa. Laureato in ingegneria civile e una carriera, all'epoca, ben avviata nell'unità di Information Technology dell'Esercito di liberazione popolare, Ren fondò Huawei nel 1987 con appena 3 mila dollari di capitale in quella Shenzhen che Deng Xiaoping scelse come laboratorio per sperimentare le riforme di mercato.
Da produttore low cost di centraline installate nelle poverissime campagne cinesi è diventato leader globale nella tecnologia 5G, fino a che nel maggio 2019 gli Stati Uniti inseriscono Huawei nella "entity list" del Dipartimento del Commercio. Nel settembre dello scorso anno ai suoi dipendenti disse che bisognava prepararsi alla "modalità sopravvivenza".
Alla vigilia del suo mandato, Meng ha mostrato entusiasmo, affermando che l'azienda è solida e che "le restrizioni statunitensi sono ormai la nuova normalità e siamo tornati a fare affari come sempre". L'utile netto 2022 è sceso però quasi del 70% a 35,6 miliardi di yuan (5,2 miliardi di dollari). Tuttavia, ieri Huawei ha comunicato di aver destinato il 25,1% dei suoi ricavi alla ricerca. Si tratta di una percentuale tra le più alte dell'industria tecnologica globale che riflette l'intenzione di sviluppare alternative ai componenti e ai software americani a cui non può più accedere.