L’inflazione rallenta ma il carrello si svuota: “Le famiglie tagliano”
di Filippo Santelli , di Filippo SantelliFIRENZE - L'inflazione è come il dentifricio, recita l'adagio: quando esce dal tubetto è molto difficile ricacciarlo dentro. È quello che stanno sperimentando, a proprie spese, le famiglie italiane, e che confermano gli ultimi numeri di marzo. I prezzi dell'energia - ha certificato ieri Istat - sono in picchiata -0,3% marzo su febbraio, e spingono al ribasso l'indicatore complessivo, a +7,7% dal +9,1 di febbraio. Il problema è che nel carrello della spesa, stabile a +12,7%, e nell'inflazione "di fondo" che esclude i beni più volatili, salita addirittura dal 6,3 al 6,4%, la tendenza non si è ancora invertita. Gli italiani sentono il morso: già da un paio di mesi, esaurito il tesoretto di risparmi accumulati durante il Covid, hanno cominciato a tagliare in maniera decisa sulla spesa. I carrelli si svuotano, ora anche nei discount, ultima trincea contro i rincari per i nuclei più poveri. Un disagio che …
FIRENZE - L'inflazione è come il dentifricio, recita l'adagio: quando esce dal tubetto è molto difficile ricacciarlo dentro. È quello che stanno sperimentando, a proprie spese, le famiglie italiane, e che confermano gli ultimi numeri di marzo. I prezzi dell'energia - ha certificato ieri Istat - sono in picchiata -0,3% marzo su febbraio, e spingono al ribasso l'indicatore complessivo, a +7,7% dal +9,1 di febbraio. Il problema è che nel carrello della spesa, stabile a +12,7%, e nell'inflazione "di fondo" che esclude i beni più volatili, salita addirittura dal 6,3 al 6,4%, la tendenza non si è ancora invertita. Gli italiani sentono il morso: già da un paio di mesi, esaurito il tesoretto di risparmi accumulati durante il Covid, hanno cominciato a tagliare in maniera decisa sulla spesa. I carrelli si svuotano, ora anche nei discount, ultima trincea contro i rincari per i nuclei più poveri. Un disagio che pare destinato a durare.
Lo si intuisce guardando i dati storici dei prezzi alimentari, elaborati da italiani.coop. Danno un paio di cattive notizie. La prima è che in questa super ondata di rincari i prezzi alla produzione, cioè quelli praticati dall'industria alle catene della distribuzione, sono saliti più di quelli al consumo, praticati dalla distribuzione ai clienti. Iper e supermercati hanno fatto un po' da argine, ma un argine temporaneo, che ora sta venendo meno. La seconda è che i prezzi sono elastici solo al rialzo, mai al ribasso. Quando i costi delle materie prime aumentano, ecco che i rincari arrivano sugli scaffali. Ma quando i costi scendono, i prezzi dell'industria alimentare e quelli finali non flettono, al massimo restano fermi. Il combinato delle due tendenze annuncia nel carrello un'inflazione persistente anche nei prossimi mesi.
Sullo sfondo c'è un'altra preoccupazione, in cima alla lista dei banchieri centrali europei. All'inizio l'imperativo era evitare che i salari inseguissero i prezzi, innescando la famigerata spirale, ora il faro si è spostato sulle imprese e i loro margini. Il dubbio è che le aziende, mentre le buste paga restano ferme e perdono potere di acquisto, e i costi delle materie prime calano, continuino a ritoccare al rialzo i listini. Finendo così per scaricare sulle famiglie tutto il peso dell'ondata di inflazione, e pure un po' di più. Questo rischio è stato evidenziato dalla Bce a livello europeo, e il Rapporto di previsione Prometeia, pubblicato ieri, lo riscontra anche in Italia: "Secondo i dati 2022 sembra esservi stato un forte aumento dei margini lordi per l'intera economia", scrivono gli analisti. Alcuni settori, come l'energia, il commercio e i trasporti, avrebbero varato rincari "più che proporzionali" alla crescita dei costi, a discapito dell'industria più energivora ma soprattutto dei lavoratori: "Il peso dello shock inflazionistico grava prevalentemente sui redditi da lavoro dipendente".
Insomma, il cerino dell'inflazione resta in mano alle famiglie. In particolare quelle di reddito medio basso, per cui cibo e bollette pesano di più. E il paradosso - apparente - è che questa tassa sembra farsi sentire di più proprio ora che l'energia, fonte iniziale dello shock, torna verso valori normali. Una caduta dei consumi brusca come quella di gennaio e febbraio non si era mai vista: secondo i dati italiani.coop, il calo dei volumi di vendita nella grande distribuzione è stato del 4,9%. Si taglia il superfluo - snack, surgelati - ma anche il cibo di qualità - carni rosse e frutta - mentre crescono uova o carni meno nobili. "Vediamo una violenta riduzione degli acquisti e una ridefinizione dei prodotti scelti", dice Albino Russo, direttore dell'Ufficio studi Coop. "Il carrello della spesa è diventato più austero, o più povero come mostra il calo ancora più forte nei discount". Alla lunga questa gelata potrebbe contribuire ad arginare i prezzi, limitando la possibilità delle aziende di ritoccarli ancora. Ma è il segnale che il peggio, per gli italiani, non è alle spalle.