Barbara Antonini, dalla Toscana alla conquista del mercato arabo con i forni per il vetro
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaQuattro linee di produzione, un grande progetto patrocinato dall’emiro, tutto made in Italy. La prima vetreria che nascerà in Qatar è realizzata da un’azienda di Empoli, in Toscana. A sbarcare sul mercato arabo è la Antonini, industria metalmeccanica che produce forni di ricottura e decoro per la produzione del vetro cavo. Alla guida c’è Barbara Antonini, terza generazione della fabbrica fondata negli anni Cinquanta dal nonno Fosco. “In collaborazione con un’altra azienda di Empoli, la Falorni, che fa da capocommessa, realizzeremo nell’emirato arabo il primo progetto chiavi in mano di una vetreria parastatale”. Il piano di fattibilità è firmato da Francesca Antonini, sua cugina, ingegnera meccanica, figlia dello zio Massimo che non c’è più, con lei al timone dell’azienda nel ruolo di presidente. “Bella soddisfazione per noi e per tutto il nostro territorio”.
Quattro linee di produzione, un grande progetto patrocinato dall’emiro, tutto made in Italy. La prima vetreria che nascerà in Qatar è realizzata da un’azienda di Empoli, in Toscana. A sbarcare sul mercato arabo è la Antonini, industria metalmeccanica che produce forni di ricottura e decoro per la produzione del vetro cavo. Alla guida c’è Barbara Antonini, terza generazione della fabbrica fondata negli anni Cinquanta dal nonno Fosco. “In collaborazione con un’altra azienda di Empoli, la Falorni, che fa da capocommessa, realizzeremo nell’emirato arabo il primo progetto chiavi in mano di una vetreria parastatale”. Il piano di fattibilità è firmato da Francesca Antonini, sua cugina, ingegnera meccanica, figlia dello zio Massimo che non c’è più, con lei al timone dell’azienda nel ruolo di presidente. “Bella soddisfazione per noi e per tutto il nostro territorio”.
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Nata come piccola impresa artigiana costruttrice di utensili e attrezzature per la lavorazione manuale e semi automatica del vetro, per rispondere alle esigenze sempre in crescita delle vetrerie del circondario Empolese Valdelsa, Antonini oggi è leader nel suo settore. Conta 140 addetti, ha un fatturato di oltre 40 milioni di euro e vanta più di 2000 installazioni in tutto il mondo. Il fatturato export rappresenta infatti il 95 per cento del totale. Alla sede principale di Ponte a Elsa, frazione di Empoli, e alla filiale nella zona industriale di Vinci, con 24 unità, dove si svolgono lavorazioni di carpenteria e verniciatura più le spedizioni, fa riferimento un indotto di altri 120 addetti.
Negli anni Settanta, grazie alla collaborazione con una vetreria, la Antonini ha realizzato i forni di ricottura del vetro cavo. Oggi ne produce dai 90 ai 120 all’anno. “Costruiamo la macchina che una vetreria come Bormioli compra per produrre bottiglie, bicchieri, portacenere, contenitori usati in cosmetica e profumeria. Tutto quel che non è lama di vetro, come finestre, specchi, vetri delle macchine. Eravamo un’officina che faceva assistenza alle vetrerie come un fabbro dedicato alla manutenzione. Questo ci ha permesso di imparare i processi e capire come dovevano essere fatti questi forni. In passato erano di mattoni refrattari, ora sono totalmente in acciaio. Abbiamo un gruppo di trasfertisti che va a montare le macchine”.
Subentrata al padre Cesare, che dieci anni fa si è dovuto fermare a causa di un ictus, Barbara Antonini, 47 anni, laureata in Giurisprudenza, ha imparato presto per forza di cose il mestiere dell’imprenditrice. Ha portato a termine gli studi con la laurea ma non ha mai fatto gli esami per diventare avvocato. In California e a Panama ha soggiornato per seguire corsi di inglese e spagnolo, a Digione invece ha migliorato il francese scolastico. “Le lingue sono state sempre una passione. Mi aiutano nel lavoro, sono molto curiosa verso la storia dei paesi e delle altre culture, mi piace la cucina etnica”.
In fabbrica da quasi 25 anni, la ceo ha iniziato durante il secondo anno di università. “Sono entrata con mansioni molto semplici, poi nel team commerciale, andavo a vendere spesso affiancata dal babbo, invece ho viaggiato molto da sola per fiere, seminari e congressi, e sola mi sono trovata più tardi nelle trattative con i clienti. Non so se sono stata in qualche modo anche instradata, ma fin da piccola mio babbo mi portava in azienda e quando viaggiava si faceva accompagnare dalla famiglia: a 4 anni ero a Malta, poi sono stata in Tunisia, a 13 a Singapore. Mi piaceva l’idea”.
Dopo che suo padre si è ammalato, l’imprenditrice ha preso in carico i mercati che curava lui, tutti gli ex paesi sovietici, Russia, Bielorussia, Ucraina, Azerbaijan, e in parte l’America Latina e gli Stati Uniti. “Quando poi abbiamo assunto nuove figure professionali specializzate, ho incominciato a gestire la società come amministratore delegato, seguendo commerciale e marketing. È quello che volevo fare nella vita”.
Antonini è conosciuta per qualità, flessibilità e affidabilità, tutto made in Italy. Senza mai tralasciare la ricerca. Suo il know how per i bruciatori a gas a basso consumo, che si distinguono per un consistente risparmio energetico e coibentazione che non permette la dispersione di calore. “Con un cliente francese abbiamo installato una macchina ibrida, in produzione da poco, che funziona sia a energia elettrica che a gas, e consente il passaggio da una modalità all’altra, in base ai costi dell’energia e del gas in quel momento”. Le richieste per questo modello stanno crescendo. “Dallo studio e dai test eseguiti in azienda, i consumi dovrebbero essere ottimali, però prima di preparare un catalogo e una scheda tecnica, svolgiamo rilevazioni sul campo. Si devono scegliere determinati acciai e occorrono adattamenti sia al bruciatore che alle resistenze elettriche”. Lo sguardo rivolto all’innovazione. “Per noi l’obiettivo è ridurre le manutenzioni e i consumi, e avere dei sistemi di controllo sempre più evoluti verso un concetto di industria 4.0”.
Presente in più di 80 paesi, con pochi concorrenti in campo, in Germania e in Portogallo, Antonini ha piantato di recente una bandierina anche in Congo. “Il nostro mercato principale è il Messico, perché ci sono le maggiori produzioni di bottiglie di birra che vengono esportate in tutto il mondo, poi la tequila e la Coca Cola, e anche le più grandi vetrerie”. Il brand industriale di Empoli è in tutta l’America Latina, molto anche in Francia, Germania, Australia, Corea, Giappone, Sud Est asiatico e Medio Oriente. “Tolte Zignago e Bormioli, le vetrerie italiane sono state inglobate dalle multinazionali. La maggior parte è a marchio straniero. In Italia sono finite, all’estero sono fiorite. I nostri clienti sono stranieri perché produrre vetro fuori dell’Italia costa meno e perché sono necessari spazi grandi. Abbiamo diversi agenti in giro nel mondo, per il Medio Oriente, a Buenos Aires per il Sud America e stiamo valutando di aprire negli Stati Uniti perché Usa e Canada sono cresciuti”.
L’ufficio di rappresentanza a Mosca, a causa della guerra in Ucraina, è in stand by. “Non possiamo spedire neanche i ricambi, né effettuare e ricevere pagamenti vista la situazione politica. È vietato esportare beni in Russia, con loro non è possibile lavorare. Ci dispiace, magari i nostri clienti hanno necessità. Ormai, tuttavia, in quei paesi per fortuna si lavorava meno, abbiamo sviluppato altri mercati e non ne abbiamo risentito. Ma siamo preoccupati perché per motivi politici il mondo russo si sta rivolgendo alla Cina. Lì si produrranno i macchinari, per esempio l’elettronica per l’alimentare e l’Europa perderà tanto. Questo è innegabile”.
Grandi capannoni che non bastano più. La Antonini è in cerca di nuovi spazi per produrre. “È un momento molto felice per la meccanica di carpenteria, la crisi l’abbiamo sentita meno qui in Valdelsa, il mercato del vetro va bene e c’è un’ottima collaborazione con il nostro indotto. Le aziende un po’ più strutturate sono piene di lavoro. L’aspetto negativo invece è l’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti, che porta la marginalità dei ricavi ad essere la peggiore di sempre”.
In giro per il mondo spesso per lavoro la manager, fino a quando non sono arrivati i figli, Eduardo e Filippo, di otto anni e cinque e mezzo. “Ora però ho chi lo fa per me e sono per lo più uomini, il nostro è un mondo maschile, metalmeccanica pura, in cui una donna si muove con difficoltà”. Leggere, portare i bambini a visitare le città, organizzare e dedicare a loro il tempo libero. “Da sola cerco di vedere le amiche per non perdere i contatti umani, continuo a studiare le lingue, guardo i film stranieri nella versione originale”.
Separata da due anni, “una vita sempre di corsa. Mi aiuta mia mamma. Sono fortunata anche perché ho flessibilità negli orari, posso portare i figli a scuola e allo sport, dargli la merenda. Capisco molto meglio i problemi delle lavoratrici che da noi sono una ventina e molte le mamme. Anche mia cugina Francesca ha una bimba di undici anni. Cerchiamo di andare incontro alle esigenze, senza eccessive rigidità. Col pc dopo cena io continuo a lavorare a casa, devo dare le risposte a paesi che quando noi andiamo a letto, si stanno svegliando”.
D’estate a camminare, il desidero di riprendere a giocare a tennis. Le vacanze in Versilia come quand’era bambina. “Facciamo anche una settimana a Ibiza o a Palma di Maiorca, se capita. Piccoli viaggi. Sto leggendo ‘Al di qua del fiume’, storia di una famiglia di imprenditori del cotone che intorno al fiume Adda costruiscono una fabbrica e un villaggio per gli operai. Noi essendo nati come azienda familiare, questo legame con i nostri dipendenti cerchiamo di non perderlo, perché ti fa capire quali sono le esigenze, loro spesso portano delle buone idee e riuscire a svilupparle ci aiuta a crescere. Facciamo più formazione, corsi specifici di saldatura, di elettrotecnica e anche di inglese”.
L’intraprendenza è un dote che l’imprenditrice pensa di avere ricevuto dal padre. “Lui era lungimirante, tante idee, entusiasmo. Io sono determinata, a volte anche troppo, non mi fermo nemmeno quando è impossibile, pretendo sempre di trovare una soluzione. Non mi tiro indietro e non mi faccio intimidire, ma quanti pregiudizi; devi dimostrare sempre un po’ di più. Agli uomini, di qualunque estrazione culturale, non piace dover rendere conto a una donna. Ora mi sento molto rispettata ma è stato faticoso”.