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Le colonnine si muovono il governo per ora è fermo

L'ultima indagine Motus-E rivela che tra gennaio e marzo i punti di ricarica sono aumentati di 4.400 unità, un nuovo record trimestrale. Mentre sono in ritardo i bandi del Pnrr e le regole per i bonus per le installazioni nei condomini
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Quando si tratta degli investimenti privati i tempi vengono rispettati. È il caso dei programmi di installazione dei punti di ricarica pubblici per le auto elettriche. Nonostante la crisi delle vendite di veicoli a batteria - il 2022 per l'Italia è stato un anno nero ma ora il trend è cambiato - gli operatori che si stanno occupando di dotare il Paese dell'infrastruttura necessaria non hanno rallentato. Anzi. In Italia nei primi tre mesi del 2023, secondo il censimento periodico di Motus-E, si è superata la quota dei 41 mila punti di ricarica. Si è arrivati, per la precisione, a 41.173. E il Paese non sfigura se si prendono a riferimento gli obiettivi di cui sta discutendo l'Unione Europea: colonnine di ricarica per veicoli elettrici ogni 60 chilometri per le auto, 120 chilometri per i mezzi pesanti, stazioni di rifornimento di idrogeno ogni 200 chilometri. Copertura di porti e aeroporti. In media in Italia oggi è presente una colo…

Quando si tratta degli investimenti privati i tempi vengono rispettati. È il caso dei programmi di installazione dei punti di ricarica pubblici per le auto elettriche. Nonostante la crisi delle vendite di veicoli a batteria - il 2022 per l'Italia è stato un anno nero ma ora il trend è cambiato - gli operatori che si stanno occupando di dotare il Paese dell'infrastruttura necessaria non hanno rallentato. Anzi. In Italia nei primi tre mesi del 2023, secondo il censimento periodico di Motus-E, si è superata la quota dei 41 mila punti di ricarica. Si è arrivati, per la precisione, a 41.173. E il Paese non sfigura se si prendono a riferimento gli obiettivi di cui sta discutendo l'Unione Europea: colonnine di ricarica per veicoli elettrici ogni 60 chilometri per le auto, 120 chilometri per i mezzi pesanti, stazioni di rifornimento di idrogeno ogni 200 chilometri. Copertura di porti e aeroporti. In media in Italia oggi è presente una colonnina di ricarica nel raggio di 10 chilometri. Dato che varia a seconda poi delle zone.

Il record di dicembre

Rispetto a dicembre (36.772 unità) gli accessi alla rete elettrica sono cresciuti di oltre 4.400 unità. Un record: il balzo in avanti più consistente di sempre in un trimestre. Negli ultimi 12 mesi l'impennata è stata del 47,8%. "Il report dimostra che nonostante la frenata del mercato delle auto elettriche, gli operatori lavorano a pieno regime per far centrare all'Italia gli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti. La crescita dell'infrastruttura è uno dei fattori abilitanti", dice Francesco Naso, segretario generale di Motus-E, sigla che raggruppa le società e gli enti che lavorano nel campo della transizione energetica. Nel giro di tre anni e mezzo, da settembre 2019 a marzo 2023, si è passati da 10.647 punti di ricarica a oltre 41 mila. Dato che si traduce, se letto nel dettaglio, in 22.107 colonnine, che possono avere più di una presa elettrica, sparse su oltre 15.202 aree considerate di interesse da parte degli operatori.

Nella classifica regionale il podio è in mano a Lombardia, che si aggiudica la medaglia d'oro, a seguire Piemonte e Veneto. Poi Lazio, Emilia Romagna e Toscana. Tutte queste regioni messe insieme hanno il 66% del totale delle colonnine pubbliche. Altro elemento da non sottovalutare è la potenza delle infrastrutture montate. La quota più grande, il 74,5%, è classificata "accelerata", tra 7 e 22 kw a corrente alternata. Le fast, dai 22 kw ai 50 kw, e le ultrafast, da 50 a 150 kw a corrente continua, rappresentano ancora una fetta minore, poco meno del 12%, ma si tratta dei punti di ricarica con i tassi di crescita più elevati negli ultimi mesi.

La differenza tra regioni e con l'Ue

Nonostante le differenze tra Nord (58%), Centro (22%) e Sud (20%), tra le zone urbane e quelle fuori dalle aree metropolitane, l'Italia non è in fondo alla classifica della Ue. L'Italia è più avanzata di quanto si pensi. Ogni 100 veicoli elettrici circolanti, infatti, in Italia si contano 21,5 punti di ricarica a uso pubblico, a fronte degli 11,5 della Francia, degli 8,2 della Germania e degli 8,9 del Regno Unito. Paesi dove nel 2022 le immatricolazioni di auto elettriche sono cresciute rispettivamente del 25,3%, del 32,3% e del 40,1%, mentre in Italia sono diminuite del 27,1%. Rispetto alla presenza delle colonnine, dall'indagine fatta a dicembre 2022, emerge che nell'86% del territorio nazionale è presente almeno un punto di ricarica in un raggio di 10 chilometri. Valore che sale a più di quattro punti nel 79% del territorio. Cresce in modo esponenziale vicino alle città, dove si superano in molti casi i 600 punti di ricarica nel raggio di 10 km. Capillarità a cui dovranno seguire ulteriori sforzi per la diffusione delle infrastrutture, soprattutto nel Sud.

Non mancano i nodi da sciogliere, che potrebbero mettere in crisi queste performance. Il ministero delle Imprese guidato da Adolfo Urso "non ha ancora dato il via al bonus per l'installazione dei punti di ricarica nei condomini e nei posti auto privati, così come stiamo ancora aspettando di sapere, dall'agosto del 2020, come funziona il contributo per i datori di lavoro che vogliono installare le colonnine nelle aziende e negli uffici", racconta Naso. Si tratta di misure che hanno una dotazione rispettivamente di 40 milioni, che dovrebbero essere spesi nel 2023, e di 90 milioni. C'è poi la grande questione del Pnrr: oltre 700 milioni per installare più di 21 mila colonnine entro il 2026. Dossier in mano al ministero dell'Ambiente guidato da Pichetto Fratin. "Ad aprile sarebbero dovuti uscire i bandi per assegnare la prima tranche di fondi, ma ci sono stati ritardi. Difficile che si centri l'obiettivo di assegnare i contributi per giugno. E confido che il governo possa mettere mano al decreto e rivedere i meccanismi per il futuro", rimarca Naso. E poi il timore. "C'è la preoccupazione che il Pnrr provochi da parte di chi vuole partecipare ai bandi un gioco all'accaparramento delle location migliori, frenando i programmi degli operatori privati".