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Allerta siccità:ora servono più investimenti in tutta Italia

In 10 anni più fondi del 70% ma i 56 euro per italiano sono ancora lontani dagli 82 della attuale media europea
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Cambiamenti climatici e siccità spingono gli investimenti nel settore idrico. Secondo Utilitalia, la federazione delle aziende speciali di servizi pubblici, nell'ultimo decennio sono aumentati del 70%. Il dato, però, non deve ingannare: i 56 euro per abitante investiti in Italia sono lontani dagli 82 euro della media europea. L'elemento di debolezza è rappresentato dalle gestioni comunali "in economia" diffuse soprattutto al Sud. Nelle aree in cui le reti e il servizio sono gestiti da operatori industriali, invece, il trend è in netto miglioramento. Il fabbisogno del settore si attesta a sei miliardi l'anno. Attualmente le risorse arrivano a 4,7 miliardi, di cui 4 provenienti da tariffa e 700 milioni dal Pnrr. A questi, secondo le stime di Utilitalia, nei prossimi anni si aggiungeranno almeno altri 10 miliardi di investimenti dei gestori industriali. Gli interventi serviranno a evitare inefficienze e sprechi. "Per decenni gli inve…

Cambiamenti climatici e siccità spingono gli investimenti nel settore idrico. Secondo Utilitalia, la federazione delle aziende speciali di servizi pubblici, nell'ultimo decennio sono aumentati del 70%. Il dato, però, non deve ingannare: i 56 euro per abitante investiti in Italia sono lontani dagli 82 euro della media europea. L'elemento di debolezza è rappresentato dalle gestioni comunali "in economia" diffuse soprattutto al Sud. Nelle aree in cui le reti e il servizio sono gestiti da operatori industriali, invece, il trend è in netto miglioramento. Il fabbisogno del settore si attesta a sei miliardi l'anno. Attualmente le risorse arrivano a 4,7 miliardi, di cui 4 provenienti da tariffa e 700 milioni dal Pnrr. A questi, secondo le stime di Utilitalia, nei prossimi anni si aggiungeranno almeno altri 10 miliardi di investimenti dei gestori industriali. Gli interventi serviranno a evitare inefficienze e sprechi. "Per decenni gli investimenti sono stati sottodimensionati - spiega Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia - negli ultimi vent'anni si sono aggiunti i cambiamenti climatici. Sul piano degli investimenti, c'è stata un'inversione di tendenza. Siamo passati da uno a quattro miliardi l'anno, ma si deve arrivare a 6 miliardi puntando sul recupero delle perdite, sulle infrastrutture e sul riuso in agricoltura. L'altra criticità è rappresentata dalla governance. Soprattutto al Sud, le gestioni comunali devono imboccare la strada della trasformazione in società industriali".

Milano la più parsimoniosa

Quanto a dispersione idrica, Milano risulta la migliore fra le grandi città con una percentuale inferiore al 15 per cento (la media nazionale è del 42 per cento). Investimenti mirati per più di 180 milioni nel triennio 2019-2022, cui se ne sono aggiunti 55 nel 2022, hanno consentito a MM spa, società del Comune di Milano, di potenziare l'efficienza della rete e di realizzare un progetto di digitalizzazione per un monitoraggio costante. Sull'innovazione tecnologica punta anche Acea. Primo operatore in Italia con più di nove milioni di persone servite nel Lazio e in Toscana, Umbria, Molise e Campania, ha introdotto il water management system, una sala di controllo digitale degli ottomila chilometri di rete. Nella Capitale la dispersione idrica è passata dal 43 al 27 per cento. Un dato che è destinato a migliorare, grazie al piano di distrettualizzazione, che prevede la suddivisione della rete in piccole aree omogenee per facilitare il monitoraggio e l'analisi dei parametri. I fondi del Pnrr, 560 milioni, saranno investiti nelle reti di adduzione e distribuzione, per il recupero delle perdite e per il trattamento dei fanghi. Altri 300 milioni serviranno per quattro grandi opere di ammodernamento nell'area di Roma e del Lazio centrale. Un piano industriale con 2,5 miliardi di investimenti entro il 2030 per il servizio idrico è la sfida del gruppo Iren, presente in Liguria e in alcune province di Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia per un totale 20mila chilometri di reti e 2,7 milioni di abitanti. Gli interventi riguarderanno il potenziamento della rete e lo sviluppo degli impianti di depurazione. L'obiettivo è diminuire i prelievi e di ridurre le perdite, che attualmente si attestano al 29 per cento.

Economia circolare

A favorire sostenibilità, rigenerazione ed economia circolare puntano gli investimenti del gruppo Hera, che opera in 230 Comuni situati in Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Marche per un totale di 3,6 milioni di persone. Il piano industriale della società prevede 4,1 miliardi di investimenti fra il 2022 e il 2026. Al ciclo idrico integrato sarà destinato un miliardo, poco meno di 85 euro per abitante, in linea con le migliori performance europee. Ammodernamento e sostituzione delle reti e creazione di distretti per ridurre perdite ed inefficienze sono le azioni messe in campo da A2A, società di gestione del servizio a Brescia e provincia.

Al Sud, Acquedotto Pugliese spa continua in una politica di investimenti per recuperare i ritardi dei decenni passati. Dopo aver chiuso l'ultimo bilancio con utili per 46,3 milioni, che saranno totalmente reinvestiti, la società controllata dalla Regione Puglia, attiva in 246 Comuni pugliesi e 12 della provincia di Avellino, ha appena completato un piano di interventi di 80 milioni nell'ammodernamento della rete. La percentuale di dispersione si attesta adesso al 43 per cento, in linea con la media nazionale, mentre è inferiore alla media il consumo giornaliero di acqua per abitante (155 litri contro 220). Entro il 2026, inoltre, sarà realizzato il più grande dissalatore d'Italia alle sorgenti del Tara, a tre chilometri dal porto di Taranto, e potrà trattare mille litri d'acqua al secondo. L'investimento è di 100 milioni, di cui 27,5 del Pnrr. Nel Mezzogiorno lo scenario potrebbe cambiare in meglio se dovesse andare in porto l'acquisizione da parte di Italgas delle partecipazioni della francese Veolia in alcune società del settore.