Economia

Lavazza, vendite su del 17% e fatturato verso i 3 miliardi

Lavazza, vendite su del 17% e fatturato verso i 3 miliardi
L’ad Baravalle “L’eccezionale aumento dei costi peserà sul 2023”. I ricavi 2022 salgono a 2,7 miliardi, mentre gli utili calano a 95 milioni
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Milano — Più caffè Lavazza venduto in tutto il mondo, sia nei bar che sugli scaffali del supermercato, ma anche maggiori costi a causa dei prezzi dell’energia, del trasporto e dei chicchi di caffè saliti alle stelle. Chiude così a due velocità l’esercizio 2022 il gruppo fondato a Torino nel 1895, che da una parte ha visto i ricavi crescere del 17,6% a 2,7 miliardi di euro, ma dall’altra ha subito un calo dei margini e dei profitti per la crescente incidenza dei costi e delle scorte del magazzino.

Costi alle stelle deprimono i margini e i flussi di cassa

«I risultati del 2022 rappresentano un ulteriore traguardo per il nostro gruppo — spiega l’amministratore delegato di Lavazza Antonio Baravalle — e in uno scenario particolarmente sfidante siamo stati in grado di sostenere la crescita del fatturato e mantenere la marginalità in linea con gli anni precedenti. Ciò è stato possibile grazie al forte impegno di tutti i livelli aziendali nel portare avanti una strategia di sviluppo internazionale insieme a una gestione di contenimento dei costi in un contesto estremamente complesso».

Non avendo voluto aumentare troppo il listino per gli utenti finali, a fine dicembre il margine operativo lordo del gruppo Lavazza è quindi sceso a 309 milioni (dai 312 milioni del 2021), con un incidenza sul fatturato dell’11,4% (era il 13,5% nel 2021), l’utile operativo è calato a 160 milioni (164 milioni nel 2021), e pari al 5.9% delle vendite (dal 7,1% del 2021) e l’utile netto è diminuito a 95 milioni (-9,5%). La posizione finanziaria netta a fine 2022 era comunque positiva per 136 milioni, ma i flussi di cassa sono stati negativi per 8 milioni a causa dell’assorbimento del capitale circolante per colpa dell’apprezzamento del magazzino.

La crescita è assicurata anche grazie a MaxiCoffe

Detto questo la crescita per quest’anno è assicurata anche grazie all’acquisizione di MaxiCoffee, gruppo francese fondato nel 2007 che vende a 25 mila distributori attraverso la sua piattaforma online (che nel 2022 ha evaso un milione di ordini), ma anche alcuni flagship in Francia e un Ecole du Café con sede a Bordeaux, Marsiglia e Parigi, una vera è propria scuola certificata sulle tecniche di preparazione e torrefazione del caffè per formare i futuri baristi e torrefattori del Paese.

MaxiCoffee, che resterà un gruppo totalmente indipendente rispetto a Lavazza, lo scorso anno ha registrato 300 milioni di ricavi, che a partire dal 2023 saranno consolidati e si andranno ad aggiungere a quelli dal colosso piemontese, che quest’anno è quindi proiettato a superare quota 3 miliardi di fatturato. «L’attenzione del gruppo è ora focalizzata sull’eccezionale rialzo dei costi avvenuto nell’esercizio appena concluso, che condizionerà pesantemente anche il 2023 — ha concluso Baravalle —. Nel biennio stimiamo infatti un incremento dei costi complessivo nell’ordine di 500 milioni».