Pnrr, Meloni smentisce la Lega: “Non rinunceremo ai fondi”
dal nostro inviato Emanuele Lauria , dal nostro inviato Emanuele LauriaVERONA - «Non mi convince la ricostruzione allarmistica». Dice proprio così, Giorgia Meloni, nella mattina soleggiata della sua visita al Vinitaly, mentre a Roma soffia forte il vento di bufera sul Pnrr. La premier prova a dissimulare le preoccupazioni per i ritardi nell’attuazione del piano da 209 miliardi. Timori cui si aggiunge l’irritazione per un’improvvisa presa di distanze della Lega, che fa sapere che “si può rinunciare a una parte dei fondi”, e il fastidio per l’ombra di Mario Draghi – protagonista di un colloquio con il Capo dello Stato - che continua ad aleggiare su di lei.
La mattinata si apre con la precisazione del Quirinale sulla notizia – pubblicata da Repubblica - del faccia a faccia fra Sergio Mattarella e l’ex primo ministro Draghi. La nota afferma che non è avvenuto nei giorni “realmente precedenti” al pranzo con Meloni e ribadisce che non si è parlato d…
VERONA - «Non mi convince la ricostruzione allarmistica». Dice proprio così, Giorgia Meloni, nella mattina soleggiata della sua visita al Vinitaly, mentre a Roma soffia forte il vento di bufera sul Pnrr. La premier prova a dissimulare le preoccupazioni per i ritardi nell’attuazione del piano da 209 miliardi. Timori cui si aggiunge l’irritazione per un’improvvisa presa di distanze della Lega, che fa sapere che “si può rinunciare a una parte dei fondi”, e il fastidio per l’ombra di Mario Draghi – protagonista di un colloquio con il Capo dello Stato - che continua ad aleggiare su di lei.
La mattinata si apre con la precisazione del Quirinale sulla notizia – pubblicata da Repubblica - del faccia a faccia fra Sergio Mattarella e l’ex primo ministro Draghi. La nota afferma che non è avvenuto nei giorni “realmente precedenti” al pranzo con Meloni e ribadisce che non si è parlato di Pnrr. Ma non smentisce che l’incontro ci sia stato. Si è infatti tenuto il 20 marzo. La premier, in ogni caso, quando si presenta ai giornalisti nello stand delle Marche al Vinitaly fa buon viso. Dice di non essere in ansia per i ritardi. Ma per la prima volta dalla sua viva voce si ascolta una critica a chi l’ha preceduta a Palazzo Chigi: «Stiamo lavorando molto per favorire soluzioni a problemi che nascono oggi ma non sono figli delle scelte di questo governo.
La commissione su alcuni progetti già inseriti nel Pnrr ha chiesto ulteriore documentazione che stiamo fornendo. Ma – precisa Meloni – in un ottimo clima di collaborazione». La presidente del Consiglio aggiunge «di aver sempre detto che di alcune cose bisogna verificare la fattibilità. Non prendo in considerazione – garantisce – l’ipotesi di perdere risorse. Penso piuttosto a mettere a terra i progetti».
Ancora non sa, Meloni, che il capogruppo della Lega Riccardo Molinari esprime un’idea diversa sulla sorte del piano: «Bisogna riflettere ed evitare sprechi facendosi prendere dalla fretta. Spendere i soldi per spenderli senza identificare i progetti realmente necessari – afferma Molinari - non ha senso. Per questo si potrebbe valutare di rinunciare a una parte dei fondi a debito, che sono sempre soldi che vanno a pesare sulle finanze degli italiani». Alla premier e ai suoi più stretti collaboratori non ci vuole molto per leggere dietro queste parole anche la posizione di Salvini, rinfrancato dal successo in Friuli.
Mentre il Pd con Elly Schlein chiede di chiarire la vicenda in Parlamento, emergono due linee diverse nel governo: quella di Meloni e del suo ministro Raffaele Fitto – determinati a rassicurare gli interlocutori europei e trovare una rimodulazione soddisfacente del piano- e quella più realistica della Lega. Al punto che fonti di governo si affrettano a smentire la possibilità, indicata da Molinari, che l’Italia restituisca parte dei fondi. Si spenderà tutto, fino all’ultimo centesimo, è l’impegno della premier, che comincia ad avvertire la sensazione che qualche alleato voglia guastare il lavoro dell’esecutivo.
Voglia turbare quel clima di moderato ottimismo che il governo intende mostrare alla luce delle cifre della crescita economica. La settimana prossima il Def presenterà dei numeri in miglioramento sul Pil nel 2023, le indiscrezioni non confermate si concentrano su una forchetta tra +0,8 % e +1% contro il +0,6% previsto finora. Ma se la bufera, come sembra, continuerà a concentrarsi sul Pnrr non è escluso che sarà direttamente Meloni a illustrare alle Camere, nei prossimi giorni, il reale stato della spesa.