✕

Il piano per salvare il Pnrr. Più spazio ai progetti green e sponda con i colossi di Stato

Il ministro degli Affari europei, Politiche di Coesione, Sud e Pnrr Raffaele Fitto (ansa)
Il mese decisivo per sbloccare la trattativa con l’Europa: entro il 20 aprile arriverà il quadro dai ministeri dei progetti incagliati e da eliminare. A maggio il confronto in Parlamento
2 minuti di lettura

ROMA - La strategia del governo Meloni sul Pnrr è quella dei "vasi comunicanti": creare un sistema di sponde su cui riversare progetti del Piano già ora impossibili da completare entro la naturale scadenza del giugno 2026. "Matematicamente impossibili", come ripete da giorni il ministro per gli Affari europei, la Coesione, il Sud e il Pnrr Raffaele Fitto. L'obiettivo non è rinunciare a quei progetti, né alle risorse collegate. Ma di liberarne altrettante per andare più veloci ed evitare un clamoroso flop: la restituzione dei soldi, di cui l'Italia è prima destinataria in Europa con 191,5 miliardi tra prestiti e sovvenzioni.

Il sistema a cui guarda Palazzo Chigi si muove su quattro gambe mobili e interconnesse: Pnrr, RepowerEu, fondi strutturali Ue, Fondo di sviluppo e coesione. Su questo preciso sistema Fitto ha aperto una negoziazione con la Commissione europea. Ne ha parlato per quattro volte con la commissaria p…

ROMA - La strategia del governo Meloni sul Pnrr è quella dei "vasi comunicanti": creare un sistema di sponde su cui riversare progetti del Piano già ora impossibili da completare entro la naturale scadenza del giugno 2026. "Matematicamente impossibili", come ripete da giorni il ministro per gli Affari europei, la Coesione, il Sud e il Pnrr Raffaele Fitto. L'obiettivo non è rinunciare a quei progetti, né alle risorse collegate. Ma di liberarne altrettante per andare più veloci ed evitare un clamoroso flop: la restituzione dei soldi, di cui l'Italia è prima destinataria in Europa con 191,5 miliardi tra prestiti e sovvenzioni.

Il sistema a cui guarda Palazzo Chigi si muove su quattro gambe mobili e interconnesse: Pnrr, RepowerEu, fondi strutturali Ue, Fondo di sviluppo e coesione. Su questo preciso sistema Fitto ha aperto una negoziazione con la Commissione europea. Ne ha parlato per quattro volte con la commissaria per la Coesione e le Riforme Elisa Ferreira. Ne ha discusso anche con il commissario all'Economia Paolo Gentiloni e con la presidente Ursula von der Leyen.

Il cronoprogramma del Pnrr

Entro il 20 aprile Fitto dovrebbe avere un primo quadro dai ministeri di quanti e quali progetti sono incagliati al punto da non stare nei tempi. Entro aprile o al più ai primi di maggio il ministro potrebbe riferire l'esito della mappatura al Parlamento, in occasione della relazione semestrale sul Pnrr, a sei mesi dall'ultima fatta in ottobre dall'allora premier Draghi. Prima però, dopo il Def in arrivo l'11 aprile in Consiglio dei ministri, potrebbe anticipare qualcosa alle Camere, richiamato dal Pd a riferire su ritardi e modifiche al Pnrr.

La costruzione del "sistema a quattro gambe" corre parallela alle verifiche che la Commissione europea ha chiesto di poter fare sulla terza rata del Pnrr da 19 miliardi, quella scaduta il 31 dicembre. Bruxelles vuole vederci chiaro su tre progetti che presenterebbero criticità: i piani urbani integrati (gli stadi di Firenze e Venezia), il bando sul teleriscaldamento e le concessioni portuali. La Commissione ha concesso all'Italia un mese in più - aprile - per spiegare e chiarire.

Ma non è questo l'esame che Palazzo Chigi teme. Piuttosto non riuscire a raddrizzare la macchina, troppo lenta a progettare e spendere. Non poter sfrondare la miriade di progetti inseriti nel Pnrr, "ereditati e polverizzati" in troppi centri di spesa. Di qui l'idea dei "vasi comunicanti".

Il sistema dei vasi comunicanti

Il ministro Fitto vorrebbe togliere i progetti troppo complessi per essere finiti entro giugno 2026 e spostarli sui fondi strutturali Ue del settennio 2021-2027, guadagnando tre anni in più, visto che gli "scontrini" in quel caso vanno mandati a Bruxelles entro il 2029. Alcuni progetti potrebbero essere anche messi sul Fsc, il Fondo sviluppo e coesione, senza scadenze perché si tratta di un fondo nazionale.

In questo modo si liberebbero risorse nel Pnrr, legate ai progetti migrati, da usare in due modi. Per nuovi progetti, ma la negoziazione con la Commissione non sarà facile. O dirottate sulla costola del Pnrr, il RepowerEu: fondo per l'efficienza energetica che per l'Italia vale 9 miliardi più il 10% (opzionale) dei fondi coesione. Si può arrivare quasi a 17 miliardi.

Con il RepowerEu sarebbe più facile spendere. L'idea del governo è di usare il credito di imposta per famiglie e imprese (caldaie e pannelli, per fare un esempio). E di affidare il grosso ai colossi di Stato Eni, Enel, Snam e Terna.