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Il ministro Attal “La Francia è con l’Italia, il Pnrr si può cambiare. All’Ue serve crescita e flessibilità”

Il ministro delle Finanze difende la scelta del governo sulla previdenza: "Riformando le pensioni difendiamo le giovani generazioni, ma il dialogo con le parti sociali continua"
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PARIGI - Accogliamo con favore la possibilità di rivedere i Pnrr per adattarli meglio alla situazione di ogni Stato membro». Il ministro delle Finanze Gabriel Attal commenta così le attuali polemiche sui ritardi italiani sul Pnrr. La Francia, dice il giovane ministro, appoggia le richieste che vengono dal governo di Roma. Attal è in Italia per sostenere la candidata macronista nell’elezione per il seggio di deputato dei francesi all’estero, e parteciperà oggi a un evento con l’eurodeputato Sandro Gozi.
In Francia è prevista una nuova giornata di mobilitazione contro la riforma delle pensioni. Quali concessioni siete disposti a fare?
«Fin dal primo giorno abbiamo voluto garantire la sostenibilità del nostro sistema a ripartizione, assicurandone il finanziamento a lungo termine. È quanto ha affermato Papa Francesco qualche giorno fa, dichiarando che ‘le generazioni future non devono sostenere il costo d…

PARIGI - Accogliamo con favore la possibilità di rivedere i Pnrr per adattarli meglio alla situazione di ogni Stato membro». Il ministro delle Finanze Gabriel Attal commenta così le attuali polemiche sui ritardi italiani sul Pnrr. La Francia, dice il giovane ministro, appoggia le richieste che vengono dal governo di Roma. Attal è in Italia per sostenere la candidata macronista nell’elezione per il seggio di deputato dei francesi all’estero, e parteciperà oggi a un evento con l’eurodeputato Sandro Gozi.
In Francia è prevista una nuova giornata di mobilitazione contro la riforma delle pensioni. Quali concessioni siete disposti a fare?
«Fin dal primo giorno abbiamo voluto garantire la sostenibilità del nostro sistema a ripartizione, assicurandone il finanziamento a lungo termine. È quanto ha affermato Papa Francesco qualche giorno fa, dichiarando che ‘le generazioni future non devono sostenere il costo degli attuali sistemi pensionistici’. Vogliamo continuare il dialogo con le parti sociali per aprire prospettive più ampie. Sì, dobbiamo lavorare più a lungo, ma dobbiamo anche reinventare il nostro rapporto con il lavoro».

Viene a Roma per sostenere la vostra candidata alle elezioni legislative parziali. In che modo il governo potrà allargare la sua maggioranza?
«Sostengo Deborah Abisror-De Lieme, una donna di talento e impegnata che conosce perfettamente le preoccupazioni dei nostri connazionali che vivono all’estero e soprattutto qui in Italia. Abbiamo una maggioranza relativa, ma non c’è nulla di originale. Nell’Ue 19 paesi su 27 sono governati da coalizioni. È vero che in Francia non lo sperimentiamo da tempo. Dal giugno scorso abbiamo dimostrato di essere capaci di costruire maggioranze di idee, continueremo a farlo nell’interesse del Paese per progredire sulle priorità indicate dal Presidente su temi che possono unirci al di là delle tradizionali divisioni».

In Italia ci sono polemiche per i ritardi sul Pnrr. Cosa pensa delle richieste di Roma per una maggiore flessibilità?
«La Francia ha ricevuto finora circa 12,5 miliardi di euro nell’ambito del Pnrr. Accogliamo con favore la possibilità di rivedere i Pnrr, al fine di adattarli meglio alla situazione di ogni Stato membro. Si tratta di un passo nella giusta direzione».

Quali sono le convergenze tra Francia e Italia sulla rinegoziazione del Patto di stabilità?
«I nostri due paesi sono legati all’idea che si debba tenere maggiormente conto della diversità delle situazioni in termini di finanze pubbliche. Ma soprattutto siamo convinti che le regole di bilancio debbano anche permettere di sostenere la crescita in Europa. Chiediamo che vengano mantenuti dei margini per effettuare gli investimenti necessari, in particolare per la transizione energetica. Speriamo ora che la Commissione presenti rapidamente la sua proposta per avviare i negoziati e garantire l’entrata in vigore del nuovo quadro all’inizio del 2025».

È ottimista sulla possibilità di lavorare con il governo di Roma?
«Innanzitutto, vorrei ricordare che i nostri due paesi hanno molto in comune. Una storia, ovviamente, un profondo attaccamento alla costruzione dell’Europa e, naturalmente, un certo numero di sfide da affrontare insieme. Emmanuel Macron e Giorgia Meloni hanno scambi diretti. È successo a Roma poche ore dopo l’insediamento della premier, lo scorso ottobre, così come in occasione dei vertici internazionali. Il mio auspicio è che i nostri due paesi possano lavorare insieme su un’agenda di sovranità europea, indispensabile di fronte alle grandi sfide, siano esse militari, climatiche o migratorie».