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Inflazione e salari fermi: il crollo dei consumi incubo sulla crescita

(fotogramma)
Si riduce del 3,7%  il potere d’acquisto, le famiglie hanno esaurito i risparmi da pandemia. In 8 milioni aspettano il rinnovo di contratto
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ROMA - Crolla il potere d'acquisto delle famiglie (-3,7% nell'ultimo trimestre 2022, segnala l'Istat) e precipita la loro propensione al risparmio (-2%). Due fenomeni legati all'inflazione ancora forte (+7,7% a marzo, ma +12,7% per il carrello della spesa) che si mangia porzioni importanti dei redditi e induce le persone ad attingere al "tesoretto" messo da parte in pandemia per sostenere i consumi (+3%). Il cuscinetto si sta però esaurendo. E gli effetti sul Pil rischiano di essere forti, così da impattare sui conti del governo per quest'anno e il prossimo, definiti nel Def, il Documento di economia e finanza che sarà approvato martedì prossimo in Consiglio dei ministri.

Con…

ROMA - Crolla il potere d'acquisto delle famiglie (-3,7% nell'ultimo trimestre 2022, segnala l'Istat) e precipita la loro propensione al risparmio (-2%). Due fenomeni legati all'inflazione ancora forte (+7,7% a marzo, ma +12,7% per il carrello della spesa) che si mangia porzioni importanti dei redditi e induce le persone ad attingere al "tesoretto" messo da parte in pandemia per sostenere i consumi (+3%). Il cuscinetto si sta però esaurendo. E gli effetti sul Pil rischiano di essere forti, così da impattare sui conti del governo per quest'anno e il prossimo, definiti nel Def, il Documento di economia e finanza che sarà approvato martedì prossimo in Consiglio dei ministri.

Confindustria vede nero per il 2023: appena +0,4% di Pil e consumi in media quasi fermi (+0,2%). Il governo punta invece a correggere al rialzo la vecchia previsione del +0,6% di Pil, per portarla più vicina possibile al +1%. "Nel 2022 - si legge nell'ultimo rapporto degli industriali - il reddito disponibile ha limitato i danni, nonostante il balzo dell'inflazione, ed è stato utilizzato gran parte dell'extra risparmio spendibile lasciando poche risorse al 2023". Quest'anno poi i tassi più alti spingono pure il costo dei mutui e del credito al consumo.

Il 60% dei contratti nazionali è scaduto

Se si guarda alla retribuzioni, nel 2022 sono cresciute di appena l'1,1% con un rialzo dei prezzi otto volte superiore e soprattutto grazie al rinnovo del contratto del settore pubblico. In base agli ultimi dati estratti dall'archivio unico Inps-Cnel, relativi alla fine di marzo, ci sono ancora 574 contratti nazionali di lavoro scaduti su 963 depositati, quasi il 60%. Significa che 7,9 milioni di lavoratori del settore privato su 13,7 milioni attendono, alcuni da anni, il rinnovo dei contratti e assistono impotenti al terzo anno consecutivo di erosione del potere d'acquisto delle loro buste paga in un'epoca di super inflazione a due cifre.

Tra questi lavoratori in attesa, ci sono 2,3 milioni di addetti al commercio e distribuzione, 563 mila del turismo, 592 mila della ristorazione, 370 mila socio-sanitari, 400 mila delle agenzie di somministrazione, 513 mila artigiani dell'area meccanica, 116 mila dell'area alimentazione e panificazione, 129 mila acconciatori ed estetisti. E questo è solo un primo conto. Il rinnovo dei contratti, come anche la questione del salario minimo legale per contrastare il lavoro nero e povero, sono al centro delle richieste dei sindacati.

Le manifestazioni dei sindacati

Per ora però Cgil, Cisl e Uil hanno scelto una strada morbida, per alcuni timida, di contrasto al governo, con tre manifestazioni territoriali a maggio (il 6 a Bologna, il 13 a Milano, il 20 a Napoli), oltre alle presenze in piazza sia il 25 aprile sia alla festa del Primo Maggio a Potenza. Ma di sciopero generale, pur ventilato soprattutto dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini, per ora non si parla più. Sembra prevalere una linea di prudenza, più vicina alla Cisl di Luigi Sbarra, utile a tenere unito il sindacato (l'ultimo sciopero unitario risale al novembre 2013) e aperta ancora una porta di dialogo con il governo soprattutto sulle riforme di fisco e pensioni, sui contratti e i salari, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sulla precarietà e il rischio di esplosione dei subappalti dopo la liberalizzazione del nuovo Codice, appena varato.