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Dalle mense ai corsi, quei milioni non spesi. Fermi i progetti anti abbandono

Studenti davanti al liceo statale Gian Battista Vico di Napoli 

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Tra fondi del Pnrr e strutturali c’è un miliardo e mezzo a disposizione ma la mancanza di personale e la burocrazia lo tengono congelato
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ROMA — Il Pnrr ha preso sul serio i gravi problemi di dispersione scolastica in Italia, stanziando un miliardo e mezzo di euro, ma i presidi hanno le segreterie vuote e sono preoccupati per la rendicontazione dei progetti, al punto che qualcuno potrebbe decidere di non utilizzare le risorse. Per le mense scolastiche sono in campo 600 milioni, ma le procedure farraginose, in un rimpallo di responsabilità tra il governo e i Comuni, hanno fatto slittare tutti i termini di diversi mesi, mentre quello che non può sicuramente slittare è quello del 2026, per il collaudo delle strutture.

La misura del Pnrr contro la dispersione scolastica dev…

ROMA — Il Pnrr ha preso sul serio i gravi problemi di dispersione scolastica in Italia, stanziando un miliardo e mezzo di euro, ma i presidi hanno le segreterie vuote e sono preoccupati per la rendicontazione dei progetti, al punto che qualcuno potrebbe decidere di non utilizzare le risorse. Per le mense scolastiche sono in campo 600 milioni, ma le procedure farraginose, in un rimpallo di responsabilità tra il governo e i Comuni, hanno fatto slittare tutti i termini di diversi mesi, mentre quello che non può sicuramente slittare è quello del 2026, per il collaudo delle strutture.

La misura del Pnrr contro la dispersione scolastica deve mettere in campo interventi di sostegno per 820.000 studenti entro la fine del 2025. Entro il 2026 il tasso di abbandono scolastico, attualmente al 12,7%, dovrebbe scendere al 10,2%, avvicinandosi alla media europea (9,7%). Entrambi obiettivi molto ambiziosi, per i quali molte scuole (il 55%) hanno coinvolto gli enti locali con patti di rete, per avere un sostegno organizzativo. Il tempo stringe, le norme del Pnrr prevedono che i primi risultati debbano già essere raggiunti entro la fine del 2024. Ai fondi del Pnrr si aggiungono i fondi strutturali per la scuola, che nella nuova programmazione 2021-2027 saranno rivolti soprattutto a rafforzare la lotta contro la dispersione, in primo luogo nella scuola primaria.

Il ministero dell’Istruzione a giugno con il decreto numero 170 ha individuato, sulla base di parametri che vanno dall’abbandono precoce ai risultati Invalsi, 3.198 scuole beneficiarie delle azioni di prevenzione, ripartendo una prima tranche da 500 milioni di euro. Nelle prossime settimane saranno ripartiti anche gli ulteriori fondi del Pnrr per le azioni di potenziamento delle competenze di base per la scuola secondaria, e per il rafforzamento dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti.

I progetti delle scuole sono arrivati numerosi (la scadenza, prorogata, era il 28 febbraio di quest’anno) con un’accelerazione dopo che il ministero, a dicembre, ha pubblicato le nuove linee guida per l’orientamento. In ogni scuola coinvolta è stato istituito un team per la prevenzione della dispersione, formato da docenti che hanno il compito di individuare e monitorare le situazioni di rischio.
Gli interventi indicati dalle linee guida sono basati sul mentoring e sull’orientamento degli studenti a rischio, che dovrebbero essere seguiti a piccoli gruppi, coinvolgendo anche le loro famiglie. Una strategia che molti addetti ai lavori si augurano non si traduca in una sorta di “doposcuola”.

Ancora è presto per fare una valutazione su come stanno andando i progetti, spiega Annalisa Giachi, coordinatrice dell’Osservatorio sul Pnrr promosso dalla Fondazione Promo Pa e dall’Università di Tor Vergata, anche se un primo dato è rassicurante: « Il 51% delle risorse sono state assegnate al Mezzogiorno, e il 48% al Centro-nord», e quindi si è andati anche oltre la riserva obbligatoria del 40% dei fondi. Anche se la sproporzione di opportunità in campo scolastico tra Nord e Sud è tale che difficilmente le scuole del Mezzogiorno riusciranno, nel giro di pochi anni, a colmare i divari. Nell’attuazione, inooltre, già emergono importanti difficoltà procedurali: «Il ministero dell’Istruzione — rileva Giachi — si è inventato una piattaforma ad hoc per i progetti, diversa alla piattaforma Regis per la rendicontazione. Una duplicazione inutile, che creerà problemi alle scuole, che non hanno il personale e la struttura per seguire questi progetti».

«In molte scuole manca il direttore dei servizi amministrativi, nelle segreterie il personale è ridotto e non sempre adeguatamente qualificato, per molti decenni si è trascurato questo aspetto — conferma Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio — C’è il rischio che molti presidi non riescano a spendere i fondi, o che non vogliano farlo, nel timore poi di doverli restituire. Il ministero sta cercando di far fronte a questa difficoltà con corsi di formazione accelerati, rivolti al personale amministrativo delle scuole».

Ritardi anche per gli interventi di edilizia per le mense scolastiche, che riguardano mille scuole e possono essere considerati di sostegno ai piani per combattere l’abbandono precoce degli studi. Le mense scolastiche sono infatti indispensabili per il tempo pieno: rimanere a scuola anche nel pomeriggio è fondamentale per aiutare i ragazzi in maggiore difficoltà, evitando che si scoraggino e lascino la scuola. Oppure che portino a termine gli studi con una preparazione insufficiente: in Italia anche la dispersione scolastica “implicita” è molto alta, sfiora il 10%, calcola l’Invalsi.

Come tutti i piani per l’edilizia scolastica, quelli per le mense hanno scontato i ritardi della complessa procedura che passava dal ministero dell’Istruzione ai Comuni. E così, di ritardo in ritardo, la progettazione esecutiva è slittata dal 30 novembre 2022 al 31 gennaio e l’aggiudicazione dei lavori da 31 marzo al 31 agosto. Ovviamente slitterà anche il termine di inizio lavori. Non potrà slittare la certificazione delle nuove strutture, fissata per giugno 2026.