MILANO - Durante il marzo turbolento che hanno vissuto i mercati finanziari, con la tempesta che si è abbattuta prima su Svb e altre medie banche americane e poi ha toccato Credit Suisse lambendo per un istante anche Deutsche Bank, c'è chi ha stappato bottiglie di champagne. Sono gli hedge fund che hanno "scommesso" contro il settore bancario, vendendo allo scoperto i titoli degli istituti, e ottenendo quindi profitti dalla brusca discesa delle quotazioni. Una mossa che secondo il Financial Times, citando i dati dell'azienda di analisi finanziaria Ortex, avrebbe fatto fruttare ai fondi speculativi ben 7 miliardi di dollari.
In particolare, i cosiddetti short seller, cioè chi prende in prestito titoli che non ha per rivenderli e poi acquistarli a prezzo più basso, secondo l'Ft avrebbero accumulato 1,3 miliardi di profitti grazie al crollo di Svb, a cui si aggiungerebbero 848 milioni dalle "scommesse" contro First Republic e 684 dalla debacle di Credit Suisse. Contando tutte le operazioni di questo tipo sul settore bancario Usa ed europeo si raggiungerebbe quota 7,2 miliardi di dollari.
"Marzo è stato il mese più redditizio per gli short seller nel settore bancario dal crollo finanziario del 2008", ha dichiarato Peter Hillerberg, cofondatore di Ortex, citato dal Financial Times. Sebbene anche i titoli bancari siano scesi bruscamente all'inizio del 2020 durante lo scoppio della pandemia di coronavirus, all'epoca - ha aggiunto .- un numero minore di fondi aveva venduto allo scoperto. Barry Norris, chief investment officer di Argonaut Capital, ha dichiarato di aver vissuto un mese "stellare", grazie alle "scommesse" contro banche come Credit Suisse e First Republic e il suo fondo Argonaut Absolute Return ha guadagnato in questo periodo oltre il 6%.