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Def, Pil in crescita nel 2023. Ma la spinta del Pnrr non c'è

Il governo stima un aumento dello 0,9% per quest'anno, ma la spesa lenta del Piano di ripresa e resilienza frena. Tagliate le stime per il 2024. La prudenza di Giorgetti
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ROMA - Il ritocco all’insù c’è, seppure prudente. Perché il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha scelto la stima più bassa tra quelle sul tavolo. E così nel Documento di economia e finanza, atteso martedì sul tavolo del Consiglio dei ministri, il Pil tendenziale (senza interventi) a 0,9% marcherà un avanzamento rispetto all’ultimo dato programmatico. Tre decimali in più (era stato fissato allo 0,6% nelle previsioni di novembre).

La cautela, dietro i numeri. Imposta da una consapevolezza con cui il governo è chiamato a misurarsi: la leva del Pnrr è bloccata. Appena qualche giorno fa, la Corte dei Conti ha certificato la lentezza dell&rs…

ROMA - Il ritocco all’insù c’è, seppure prudente. Perché il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha scelto la stima più bassa tra quelle sul tavolo. E così nel Documento di economia e finanza, atteso martedì sul tavolo del Consiglio dei ministri, il Pil tendenziale (senza interventi) a 0,9% marcherà un avanzamento rispetto all’ultimo dato programmatico. Tre decimali in più (era stato fissato allo 0,6% nelle previsioni di novembre).

La cautela, dietro i numeri. Imposta da una consapevolezza con cui il governo è chiamato a misurarsi: la leva del Pnrr è bloccata. Appena qualche giorno fa, la Corte dei Conti ha certificato la lentezza dell’attuazione del Piano: a fine anno, il livello della spesa cumulata dovrebbe rimanere inferiore di quasi 15 miliardi rispetto al quadro finanziario iniziale, definito dal governo Draghi. Il Def prenderà atto che la spinta al Pil va ridimensionata. L’effetto positivo sulla crescita (+0,6% rispettivamente quest’anno e il prossimo; +0,7% nel 2025) si appresta a essere tagliato. Da una prima analisi condotta dai tecnici del ministero dell’Economia, infatti, l’apporto risulta decisamente inferiore rispetto alle ultime previsioni.

Una considerazione che vale per quest’anno, ma anche per il 2024. E qui il quadro generale cambia decisamente tono. Non solo per il passo da lumaca del Pnrr, che tra l’altro è avvolto dalle incognite della revisione dei progetti e del cambio della governance. A preoccupare l’esecutivo è anche il rialzo dei tassi d’interesse, una mina sulla crescita. Per questo il ritocco. Ma questa volta in senso negativo. Riguarda sempre il Pil: le stime dell’autunno scorso saranno riviste al ribasso, il tasso di crescita del prossimo anno sarà ridotto rispetto all’1,8%.

L’entità del taglio sarà decisa nelle prossime ore, ma la valutazione sui rischi all’orizzonte è stata già metabolizzata. Anche perché tra gli elementi negativi va inserito il Superbonus: lo stop alla cessione dei crediti ha alzato una diga sulle casse pubbliche, ma non ha azzerato l’esborso.

Messi in fila, tutti questi elementi spingono il Mef a un’ulteriore prudenza. Riguarda lo spazio che si apre quest’anno grazie al Pil che va meglio del previsto. Il contenitore dove far confluire le risorse a disposizione potrebbe essere la riforma fiscale, che per partire deve recuperare fondi. Ma il condizionale è d’obbligo; non è affatto detto che il margine sul deficit (il tendenziale è stato fissato al 4,35%) venga utilizzato per dare un primo segnale sulle tasse. La valutazione, spiegano fonti del ministero, è in corso.

Fino all’ultimo si vaglieranno i costi e soprattutto l’impatto sui conti. Anche perché l’emergenza gas è rientrata, ma gli aiuti alle famiglie e alle imprese contro il caro bollette, seppure resi selettivi e quindi meno onerosi, andranno erogati anche nella seconda metà dell’anno. E ritrovarsi senza un cuscinetto diventerebbe alquanto problematico.


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