Milano — L’affondo di Giorgia Meloni sulle nomine nelle partecipate pubbliche è arrivato giovedì sera, alla fine della riunione del Consiglio dei Ministri. In un nuovo faccia a faccia con i suoi alleati di governo, tra cui Matteo Salvini e Antonio Tajani, ha messo sul tavolo il suo pacchetto di nomi che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dovrebbe inserire nelle liste di prossima formazione. E, secondo indiscrezioni raccolte da Repubblica, la premier non si è fatta intimorire dagli avversari e punta a realizzare un vero e proprio en plein.
In pratica Meloni punta a nominare gli amministratori delegati delle quattro aziende di prima fascia, Eni, Enel, Poste, Leonardo, e anche quello di Terna, principale società di seconda fascia. Lasciando agli alleati una manciata di presidenze.
Milano — L’affondo di Giorgia Meloni sulle nomine nelle partecipate pubbliche è arrivato giovedì sera, alla fine della riunione del Consiglio dei Ministri. In un nuovo faccia a faccia con i suoi alleati di governo, tra cui Matteo Salvini e Antonio Tajani, ha messo sul tavolo il suo pacchetto di nomi che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dovrebbe inserire nelle liste di prossima formazione. E, secondo indiscrezioni raccolte da Repubblica, la premier non si è fatta intimorire dagli avversari e punta a realizzare un vero e proprio en plein.
In pratica Meloni punta a nominare gli amministratori delegati delle quattro aziende di prima fascia, Eni, Enel, Poste, Leonardo, e anche quello di Terna, principale società di seconda fascia. Lasciando agli alleati una manciata di presidenze.
All’Eni la proposta della premier è quella di confermare l’attuale ad Claudio Descalzi, con cui nei mesi scorsi ha costruito un rapporto molto stretto che le permette di attingere consigli su questioni economiche importanti, a partire dal campo energetico. La presidenza del Cane a sei zampe verrebbe lasciata alla Lega di Salvini, che avrebbe in serbo tre nomi adatti a ricoprirla, tra cui quello di Angelo Maria Rinaldi, già finito al centro di polemiche per il suo euroscetticismo.
La casella più difficile da riempire rimane quella dell’ad Enel, ma anche qui Meloni non ha cambiato idea e ha riproposto il nome di Stefano Donnarumma, che verrebbe promosso rispetto alla sua attuale posizione di ad Terna. Ma ancora una volta, nella riunione di giovedì sera, Salvini e Giorgetti hanno rimarcato il fatto che il manager non sarebbe la figura ideale in quanto poco gradito agli investitori finanziari che controllano circa il 70% del capitale della società elettrica. Il ministro dell’Economia, a quanto si è saputo, avrebbe anche nel cassetto il nome di un altro manager di livello internazionale che sarebbe più apprezzato dai mercati, ma lo tiene come ultima carta da giocare nell’incontro definitivo che dovrebbe tenersi martedì prossimo.
Ciò che è assodato, invece, è che la premier non gradisce il nome di Paolo Scaroni, fatto a suo tempo da Gianni Letta per conto di Silvio Berlusconi, alla presidenza di Enel. Dunque dopo essersi visti scartare il nome di Stefania Prestigiacomo, perché non è corretto candidare ex parlamentari ai vertici di aziende importanti, ora viene messo da parte anche Scaroni, o comunque gli verrà proposto un incarico diverso. Il terzo nome messo sul tavolo da Forza Italia era quello di Gaetano Micciché che potrebbe ricoprire una presidenza.
Alle Poste si verso un’altra conferma in quanto il nome preferito da Meloni è quello di Matteo Del Fante, che verrebbe investito del suo terzo mandato dopo essere stato scelto dal governo di Paolo Gentiloni nel 2017 e da Giuseppe Conte nel 2020. Ancora non deciso il destino della presidente di Poste, Maria Bianca Farina, in carica dal 2017.
Quindi si arriva a Leonardo, dove il presidente del Consiglio ha intenzione di vincere anche la sua personale battaglia con il collega di partito e ministro della Difesa Guido Crosetto. La coppia proposta da Meloni per il colosso della difesa sarebbe composta dal generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana per la presidenza e dall’ex ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani nel ruolo di ad. Ignorando i suggerimenti, proprio di Crosetto, a favore di Lorenzo Mariani, attuale capo del consorzio missilistico Mbda. E senza prendere in considerazione le preoccupazioni trasferite dagli alleati occidentali al Colle e da questi alla premier sulla delicatezza in questa fase di un cambio della guida di Leonardo.
Non basta. Meloni vuol tener fede anche alla sua promessa di rompere un tabù e nominare una donna manager alla guida operativa di una grande società pubblica italiana. La scelta sarebbe ricaduta sulla responsabile di Nokia Italia Giuseppina Di Foggia che potrebbe diventare ad di Terna.
Fin qui le proposte della premier che verranno discusse nuovamente martedì in un nuovo incontro che sarà risolutivo prima del consiglio dei ministri di giovedì. Al cui ordine del giorno figura anche l’approvazione del Ponte sullo Stretto di Messina, opera a cui tiene molto Salvini, come Meloni sa bene. Un piccolo colpo di genio per accontentare l’alleato Salvini che potrebbe gonfiarsi il petto a fronte di un via libera mai ottenuto dai suoi predecessori e far passare in secondo piano la disfatta nella partita delle nomine.
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