Pnrr, Decaro scrive a Fitto e Giorgetti: "Piattaforma informatica inadeguata. Il governo intervenga"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Dalla difesa al contrattacco. I sindaci nelle ultime settimane sono intervenuti più volte per respingere le accuse di essere i principali responsabili dei ritardi del Pnrr. Ma adesso l'Anci, l'associazione che li rappresenta, scende in campo con una lettera che il presidente Antonio Decaro invia al governo, per chiedere ("con spirito collaborativo") di risolvere "le inadeguatezze e le lacune del sistema complessivo di controllo, di monitoraggio e di erogazione dei fondi, poiché tale situazione incide fortemente sulla spedita attuazione del Piano".
I problemi sono molteplici: le risorse arrivano ai Comuni tardi e in misura insufficiente, la piattaforma Regis funziona male e comunque mol…
ROMA - Dalla difesa al contrattacco. I sindaci nelle ultime settimane sono intervenuti più volte per respingere le accuse di essere i principali responsabili dei ritardi del Pnrr. Ma adesso l'Anci, l'associazione che li rappresenta, scende in campo con una lettera che il presidente Antonio Decaro invia al governo, per chiedere ("con spirito collaborativo") di risolvere "le inadeguatezze e le lacune del sistema complessivo di controllo, di monitoraggio e di erogazione dei fondi, poiché tale situazione incide fortemente sulla spedita attuazione del Piano".
I problemi sono molteplici: le risorse arrivano ai Comuni tardi e in misura insufficiente, la piattaforma Regis funziona male e comunque molti ministeri ancora non hanno pubblicato i codici e i manuali d'istruzione, bloccando tutti i procedimenti. E stavolta, per evitare fraintendimenti su quello che serve davvero, l'Anci insieme alla lettera invia al ministro del Pnrr Raffaele Fitto, al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e al Ragionere dello Stato Biagio Mazzotta un decreto con tutte le norme che servono per sbloccare il Regis, il Sistema informativo per la rendicontazione del Pnrr.
Nella lettera al governo l'Anci rivendica anche i risultati raggiunti finora: "Il risultato 2022 della spesa per investimenti, pari a circa 12 miliardi, risulta ampiamente soddisfacente. Alla luce di tale performance ritengo alla nostra portata una ulteriore crescita, - scrive Decaro - nel triennio 2023/2025, in grado di assorbire le maggiori esigenze derivanti dall'attuazione del Pnrr". A condizione che tutto funzioni, però.
Sui Comuni le disfunzioni del sistema di rendicontazione pesano più che per gli altri enti perché, se è vero che il totale delle risorse a loro assegnate ammonta a 40 miliardi, e quindi circa il 20 per cento del totale, il numero dei progetti però rappresenta il 60 per cento. Ecco perché tutto quello che può rallentare le procedure risulta particolarmente dannoso, ora che si è passati alla fase di messa a terra.
L'Anci in particolare lamenta tre problemi: molte amministrazioni centrali titolari di misure Pnrr non hanno ancora pubblicato i manuali operativi per l'inserimento dei dati nel Regis (e quindi i Comuni saranno costretti poi a un superlavoro nel momento in cui arriveranno le istruzioni); non è ancora stato completato il caricamento dei codici di progetto (CUP) da parte dei ministeri; emergono errori operativi e difficoltà di accesso al sistema, che risulta ancora non pienamente stabilizzato.
Accanto ai problemi operativi, ce n'è uno di natura finanziaria che soprattutto i piccoli Comuni hanno già denunciato nelle ultime settimane: adesso che si è entrati nel vivo dei progetti e che quindi bisogna pagare chi effettua i lavori, viene chiesto ai sindaci di anticipare risorse di cui non dispongono. Dalle amministrazioni centrali arriva il 10 per cento ma i Comuni devono anticipare il 30 per cento. E se la fattura non è "quietanzata" i pagamenti non arrivano. Un "disallineamento" che rischia di bloccare tutto.
E c'è già un nutrito gruppo di piccole opere completate tra il 2020 e il 2021, per il valore di un miliardo e mezzo, che attende non solo gli anticipi, denuncia l'Anci, ma persino i saldi.
Alla lettera firmata da Decaro è allegata una proposta di decreto, che se venisse adottato, obbligherebbe le amministrazioni centrali in tempi strettissimi (15 o 30 giorni, a seconda dell'adempimento) a risolvere tutte queste questioni pendenti. "Una proposta normativa" che Decaro si dice certo possa essere utile "alla discussione e al confronto".