Freni: "Abbiamo i conti in regola, ma il debito non sparisce in un giorno"
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - "Prudenza e rigore, che non significa austerità, beninteso", sottolinea il sottosegretario leghista all'Economia Federico Freni per descrivere la direzione del governo sul Def.
Perché questo approccio?
"Siamo consapevoli che le contingenze geopolitiche hanno fiaccato la crescita stimata, ma la spinta propulsiva non è certamente esaurita, anzi. Abbiamo il dovere di alimentarla e rafforzarla; ma in questo contesto macroeconomico serve prudenza, anche guardando alle dinamiche europee e ai mercati".
La prudenza, però, va tradotta in impegni. Quali segnali darete con il Def?
"L'Italia è sicura ed affidabile: il deficit è, e resterà, sotto controllo. Il debito viaggia verso una progressiva riduzione, in linea con gli impegni europei".
ROMA - "Prudenza e rigore, che non significa austerità, beninteso", sottolinea il sottosegretario leghista all'Economia Federico Freni per descrivere la direzione del governo sul Def.
Perché questo approccio?
"Siamo consapevoli che le contingenze geopolitiche hanno fiaccato la crescita stimata, ma la spinta propulsiva non è certamente esaurita, anzi. Abbiamo il dovere di alimentarla e rafforzarla; ma in questo contesto macroeconomico serve prudenza, anche guardando alle dinamiche europee e ai mercati".
La prudenza, però, va tradotta in impegni. Quali segnali darete con il Def?
"L'Italia è sicura ed affidabile: il deficit è, e resterà, sotto controllo. Il debito viaggia verso una progressiva riduzione, in linea con gli impegni europei".
"Non credo sia opportuno polverizzare questo margine in tante micro misure, ma ci sarà tempo per valutare".
Però avete promesso il taglio del cuneo, un segnale sull’Irpef, quota 41 per le pensioni. A qualcosa dovrete rinunciare.
"Assolutamente a nulla. Faremo la riforma delle pensioni; con la delega fiscale rivedremo le aliquote e rivoluzioneremo il fisco; proseguiremo con il progressivo taglio del cuneo. Ma deve essere chiaro che stiamo lavorando con un orizzonte di cinque anni, non di cinque mesi: non si può, e non si deve, fare tutto e subito. I conti si fanno a saldo: le politiche richiedono tempo e respiro strategico".
"Nell’unico modo possibile: stimolando la crescita. Non possiamo sperare di svegliarci un giorno e di scoprire che il nostro debito sia sparito: l’unico modo di garantire un futuro al Paese è rafforzare la crescita del Pil. Quindi riforme strutturali e certezza del diritto, requisiti essenziali per accelerare ed attrarre nuovi investimenti".
In concreto?
"Martedì approveremo il disegno di legge di riforma dei mercati finanziari. Un insieme organico di interventi specifici su cui stiamo lavorando da tempo, d’intesa con il mondo finanziario e produttivo. Una riforma mirata di un comparto strategico per la crescita troppo a lungo trascurato. I nostri mercati finanziari devono recuperare attrattività, garantendo regole di accesso, permanenza e vigilanza adeguate agli standard del futuro".
Intanto però il Pnrr, che è una delle leve per la crescita, arranca.
"Non mi sembra arranchi, anzi".
La Corte dei Conti parla di ritardi per oltre la metà delle misure.
"Gli obiettivi concordati nel 2021 non tenevano, ovviamente, in considerazione la crisi energetica, il caro materiali e l’inflazione. La revisione di alcuni capitoli e della governance complessiva, in armonia con le linee guida della Commissione, sono funzionali a garantire che il Pnrr continui a marciare in piena coerenza con l’equilibrio di finanza pubblica e con il rilancio degli investimenti".
Lei è tra quelli che ritiene che bisogna spendere fino all’ultimo euro o invece bisogna rinunciare a una parte dei fondi?
"Credo che in fase attuativa alcuni progetti si siano rivelati meno strategici, ovvero non realizzabili nei tempi stabiliti. L’obiettivo è una revisione degli investimenti che tenga conto del nuovo contesto economico e geopolitico. Il Pnrr è, e resta, al centro dell’agenda: proprio per questo deve essere coordinato, non solo per l’Italia, con la profonda revisione della governance economica europea e con una rinnovata politica industriale comune".
Così la partita si sposta in Europa. In questa strategia rientra anche il Mes, oltre al Patto di stabilità?
"I due strumenti non sono in alcun modo confrontabili, e non sono segmenti di una stessa partita".
Intanto la Germania ha chiesto una riduzione dell’1% all’anno del rapporto debito/Pil. È una richiesta che può essere accettata dall’Italia?
"La revisione del Patto di stabilità è in corso; ogni Paese, anche in ragione delle specifiche dinamiche interne, cerca di mettere dei punti fermi, e la Germania non fa differenza. Si tratta di assestamenti preventivi, nulla di più".
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