Lavoro, dalle Ue stop agli annunci al buio: le aziende dovranno indicare lo stipendio nelle offerte
di Flavio Bini , di Flavio BiniMILANO - L'era dei colloqui di lavoro al buio, senza sapere quanto il possibile futuro datore di lavoro offre come stipendio, potrebbe essere vicina al termine. A muoversi la scorsa settimana è stato il Parlamento europeo, approvando la direttiva sulla trasparenza salariale proposta dalla Commissione nel marzo 2021. Come spiega l'introduzione del provvedimento, tra le novità principali figura proprio l'obbligo per le aziende - inserito nell'articolo 5 della direttiva - di "indicare il livello retributivo iniziale o la relativa fascia (sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere) da corrispondere al futuro lavoratore per una specifica posizione o mansione". Tale informazione, spiega ancora il testo approvato dal Parlamento Ue, può essere fornita sia nell'inserzione lavorativa, o comunque prima del colloquio, "senza che il candidato debba richiederlo".
Una spinta verso la trasparenza salariale n…
MILANO - L'era dei colloqui di lavoro al buio, senza sapere quanto il possibile futuro datore di lavoro offre come stipendio, potrebbe essere vicina al termine. A muoversi la scorsa settimana è stato il Parlamento europeo, approvando la direttiva sulla trasparenza salariale proposta dalla Commissione nel marzo 2021. Come spiega l'introduzione del provvedimento, tra le novità principali figura proprio l'obbligo per le aziende - inserito nell'articolo 5 della direttiva - di "indicare il livello retributivo iniziale o la relativa fascia (sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere) da corrispondere al futuro lavoratore per una specifica posizione o mansione". Tale informazione, spiega ancora il testo approvato dal Parlamento Ue, può essere fornita sia nell'inserzione lavorativa, o comunque prima del colloquio, "senza che il candidato debba richiederlo".
Una spinta verso la trasparenza salariale nel solco di un movimento in questa direzione che già si osserva a livello mondiale. Da Alphabet a Ibm grandi aziende americane hanno cominciato a rendere espliciti nei propri annunci la somma offerta ai loro candidati, non solo negli stati - per ora soltanto New York e Colorado - dove questa prassi è già un obbligo di legge vero e proprio. In Italia invece, come raccontato da Repubblica nei mesi scorsi, la strada è ancora lunghissima: appena un annuncio su dieci esplicita in modo chiaro la paga offerta per i futuri possibili dipendenti, in Francia è il 33%, nel Regno Unito quasi uno su due (49%).
Non è però l'unica novità di rilievo della direttiva, approvata con 427 voti favorevoli, 79 contrari e 76 astenuti, e che i Paesi europei hanno tre anni di tempo per adottare. Sempre l'articolo 5 chiarisce un altro punto importante: il divieto per le aziende di chiedere ai potenziali lavoratori informazioni sulla loro retribuzione nell'attuale posto di lavoro o anche in quelli precedenti. Nessun obbligo quindi di mostrare le buste paga o del passato in fase di contrattazione del nuovo stipendio.
Infine l'atto della Commissione, così emendato dal lavoro del Parlamento, prevede poi che gli avvisi di lavoro "siano neutri sotto il profilo del genere e che le procedure di assunzione siano condotte in modo non discriminatorio, così da non compromettere il diritto alla parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore". L'obiettivo dell'intera direttiva, come dichiarato dal nome stesso dell'atto, è di "rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore", con una prescrizione precisa a ridurre il gap di genere per le imprese in cui questo dato superi il 5%. Promuovere la trasparenza dei salari sarebbe un'azione concreta per chiudere il divario che ancora separa il salario di uomini e donne in Europa. Secondo gli ultimi dati Eurostat, riferiti al 2021, le donne guadagnano in media in Europa il 12,7% in meno degli uomini, con il picco del 20,5% in Estonia e l'Italia che si posizione comunque sotto la media, con il 5%.