Generazione Z tra smart working e vita (difficile) in ufficio
di Irene Maria Scalise , di Irene Maria ScaliseNon è ancora ben chiaro se essere lavoratori della Generazione Z sia un vantaggio o un clamoroso autogoal. I giovani under 25, entrati con facilità in un mercato dell’occupazione in disperata crisi di vocazione, mal si ambientano alle classiche (e per loro sconosciute) regole del lavoro in presenza. La situazione peggiora quando restano in smart working e si devono barcamenare con relazioni 100% virtuali. Secondo quanto racconta la Bbc, se per la Generazione Z il portone di entrata aziende e uffici era spalancato, ora la convivenza con capi e colleghi è di difficile gestione. Il principale problema è la comunicazione. Sarebbe insomma necessario creare una sorta di "scuola di etichetta lavorativa on e off line". Spiega Helen Hughes, professore associato presso la Leeds University Business School: “Si trovano in imbarazzo nel capire le norme abituali, i valori e l'etichetta, non sanno chi chiamare, come devono essere contattati, gli …
Non è ancora ben chiaro se essere lavoratori della Generazione Z sia un vantaggio o un clamoroso autogoal. I giovani under 25, entrati con facilità in un mercato dell’occupazione in disperata crisi di vocazione, mal si ambientano alle classiche (e per loro sconosciute) regole del lavoro in presenza. La situazione peggiora quando restano in smart working e si devono barcamenare con relazioni 100% virtuali. Secondo quanto racconta la Bbc, se per la Generazione Z il portone di entrata aziende e uffici era spalancato, ora la convivenza con capi e colleghi è di difficile gestione. Il principale problema è la comunicazione. Sarebbe insomma necessario creare una sorta di "scuola di etichetta lavorativa on e off line". Spiega Helen Hughes, professore associato presso la Leeds University Business School: “Si trovano in imbarazzo nel capire le norme abituali, i valori e l'etichetta, non sanno chi chiamare, come devono essere contattati, gli manca completamente la comprensione del messaggio del corpo”. E ancora. “Il confronto sociale è più difficile in un ambiente remoto o ibrido perché non puoi vedere tutti intorno a te e avere un'idea di come stanno le cose”.
Se banalmente la grande stanza del capo (forse vagamente di Fantozziana memoria) dimostra in modo chiaro chi gestisce aziende o team, o l’ambiente comune con chi ci si può relazionare in modo paritario, la neutra icona di Teams confonde le idee. Di più. Destabilizza. Per non parlare delle incomprensioni: i problemi di comunicazione sono molto più facili in un ambiente virtuale – scrive la Bbc – a distanza è facile offendersi per aver interpretato erroneamente il tono da un'e-mail. Oppure non ci si capisce su quando organizzare una riunione, se è appropriato creare un elenco di domande o come intervenire durante una discussione di gruppo.
Tra ansia e pigrizia
La scarsa socialità genera anche penose frustrazioni. Senza capire i segnali dei colleghi in ufficio, i giovani dipendenti possono avere difficoltà a trovare il giusto equilibrio tra apparire troppo ansiosi o pigri. Le conseguenze? Possono avere ansie maggiori in un ambiente ibrido o remoto ma contemporaneamente può essere troppo facile uscire dal radar ed essere giudicati come pigri se pur lavorano come pazzi. Come fare per restituire loro serenità? Non ha dubbi James Bailey, professore di sviluppo della leadership presso la George Washington University School of Business, che spiega alla Bbc. "La serendipità è una parte importante della vita d'ufficio in presenza che non può essere replicata online".