Il Superbonus pesa sul debito: “Scenderà nel 2025”
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Il governo ha un problema con il debito pubblico che il Superbonus potrebbe contribuire ad alzare tra quest'anno e il prossimo, proprio quando tornano in vigore le regole fiscali per i Paesi Ue con il nuovo Patto di stabilità. Ieri i tecnici del Tesoro erano al lavoro sul Def - il Documento di economia e finanza che oggi verrà approvato dal Consiglio dei ministri e poi inviato a Bruxelles - proprio per mitigare la "gobba" del debito. L'operazione sarebbe riuscita abbassando il debito dell'anno scorso dal 145,7% del Pil al 144,4%. E rendendo in questo modo gestibile la spinta del Superbonus nel 2023 e 2024, così da mettere il debito sul "sentiero di discesa" al 140,9% nel 2025 (era al 141,2% nelle precedenti previsioni di inizio novembre).
Deficit e Pil
Anche l'altra variabile importante ai fini delle "pagelle" di Bruxelles, il deficit, viene tenuto sul percorso di riduzione costante. Pure in questo caso si ope…
ROMA - Il governo ha un problema con il debito pubblico che il Superbonus potrebbe contribuire ad alzare tra quest'anno e il prossimo, proprio quando tornano in vigore le regole fiscali per i Paesi Ue con il nuovo Patto di stabilità. Ieri i tecnici del Tesoro erano al lavoro sul Def - il Documento di economia e finanza che oggi verrà approvato dal Consiglio dei ministri e poi inviato a Bruxelles - proprio per mitigare la "gobba" del debito. L'operazione sarebbe riuscita abbassando il debito dell'anno scorso dal 145,7% del Pil al 144,4%. E rendendo in questo modo gestibile la spinta del Superbonus nel 2023 e 2024, così da mettere il debito sul "sentiero di discesa" al 140,9% nel 2025 (era al 141,2% nelle precedenti previsioni di inizio novembre).
Deficit e Pil
Anche l'altra variabile importante ai fini delle "pagelle" di Bruxelles, il deficit, viene tenuto sul percorso di riduzione costante. Pure in questo caso si opera una riduzione, ma del livello di quest'anno: 4,35% anziché 4,5%, mantenendo il 4,5% solo nella previsione programmatica, ovvero quella legata all'azione del governo che può usare la differenza tra i due numeri (circa 3 miliardi) per fare piccole manovre di sostegno all'economia. Il Pil viene rivisto al rialzo: dello 0,9% quest'anno anziché +0,6%, ma al +1% "programmatico", cioè grazie all'intervento del governo. E solo al +1,4%, sempre programmatico (anziché +1,9%), il prossimo anno quando il deficit salirà oltre il 3%, secondo alcune stime al 3,5%. L'obiettivo di toccare il 3%, caro alle regole Ue, nel 2025 potrebbe essere spostato di un anno al 2026.
I tassi alti e la crescita bassa
Tenere le due curve - del deficit e del debito in discesa - non è impresa facile perché le leve favorevoli di questi ultimi due anni - bassi tassi di interesse e alta crescita di rimbalzo dopo il Covid - sono diventati un ostacolo. La Bce si avvia ad alzare ancora i tassi per domare l'inflazione e potrebbe arrivare al 4-4,5%: un costo maggiore da pagare sul nostro debito pubblico. E il Pil si riduce di molto rispetto al 2022 (+3,7%) e al 2021 (+6,7%).
Per certi versi un quadro ancora espansivo, meglio della recessione da tanti paventata fino a qualche mese fa. Ma non certo di accelerazione. Lo sa il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a cui tocca il compito di spegnere gli ardori di spesa degli alleati di governo in nome di "prudenza e realismo". La Germania fa già la faccia feroce nei confronti dell'Italia, chiedendo che le nuove regole del Patto prevedano per i Paesi ad alto debito come il nostro una riduzione di almeno l'1% all'anno del debito. Complicato iniziare dai prossimi due anni.
Il ruolo del Superbonus e del Pnrr
Colpa anche del Superbonus. La spesa di "competenza" è stata scaricata quando i crediti sono stati ceduti, quindi sul deficit del 2021, del 2022 e in piccola parte del 2023 (anche in base alle nuove regole Istat-Eurostat). Ma la spesa "di cassa" appesantirà il debito di quest'anno e soprattutto dei prossimi due, allorquando i denari usciranno effettivamente dalle casse pubbliche per rimborsare quei crediti.
Un problema perché le nuove regole Ue spostano l'enfasi dal deficit (il cui limite al 3% del Pil resta in ogni caso) al debito che deve essere sostenibile e garantito da crescita e investimenti per favorire le transizioni digitale e verde. Ma se "la cura del debito è la crescita", come ripeteva il premier Draghi, al governo Meloni non resta che puntare tutto sull'unica carta che entro il 2026 può fruttare oltre 3 punti di Pil: il Pnrr. Anche qui le nubi sono all'orizzonte.