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Fondi monetari le carrozze che rischiano di trasformarsi in zucche

Già durante la crisi del 2007-09 ebbero un ruolo chiave nella diffusione dell’instabilità finanziaria, nelle fasi di alta volatilità i sottoscrittori sono i primi a mettersi in fila  per riavere indietro i loro investimenti
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Chiedereste a Elon Musk di mostrarvi i suoi soldi? Probabilmente no, perché siete talmente certi che sia ricco da non aver bisogno di prove. E fate bene, perché quel denaro di fatto non esiste, nel senso che in larga parte è impegnato in investimenti durevoli difficili da convertire rapidamente in banconote (c'è un solo miliardario che detiene le sue fortune in contanti, e vive a Paperopoli). L'intermediazione finanziaria funziona allo stesso modo: le banche investono prevalentemente in attività illiquide, ma sono talmente ricche che a nessuno viene in mente di chiedere indietro il proprio denaro. Almeno, quasi sempre. Qualche volta succede: forse ricorderete James Stewart in "La vita è meravigliosa", nei panni di un direttore di banca impegnato a rabbonire i clienti che volevano riscattare i depositi ("Noi... noi non abbiamo soldi in cassa... i vostri denari sono investiti nella casa di Joe, nella casa di Harry..."…

Chiedereste a Elon Musk di mostrarvi i suoi soldi? Probabilmente no, perché siete talmente certi che sia ricco da non aver bisogno di prove. E fate bene, perché quel denaro di fatto non esiste, nel senso che in larga parte è impegnato in investimenti durevoli difficili da convertire rapidamente in banconote (c'è un solo miliardario che detiene le sue fortune in contanti, e vive a Paperopoli). L'intermediazione finanziaria funziona allo stesso modo: le banche investono prevalentemente in attività illiquide, ma sono talmente ricche che a nessuno viene in mente di chiedere indietro il proprio denaro. Almeno, quasi sempre. Qualche volta succede: forse ricorderete James Stewart in "La vita è meravigliosa", nei panni di un direttore di banca impegnato a rabbonire i clienti che volevano riscattare i depositi ("Noi... noi non abbiamo soldi in cassa... i vostri denari sono investiti nella casa di Joe, nella casa di Harry..."). Quando accade, ciascun depositante avrebbe interesse a essere il primo della fila, perché i contanti sono pochi e finiscono presto. Al minimo stormir di fronda, dunque, il pubblico potrebbe scegliere di precipitarsi agli sportelli, trasformando in certezza la paura che i soldi non bastino.

Fondi comuni

Qui entra in scena l'autorità: se vuoi fare la banca devi operare con prudenza e mettere sul piatto un po' di soldi tuoi, così se le cose vanno male sei il primo a pagare. In cambio il governo terrà indenni da perdite i tuoi depositanti, o almeno quelli più piccoli e inesperti che rischierebbero di lasciarsi travolgere dal panico. Non sempre questo patto funziona, specie se una banca compie investimenti molto rischiosi con passività assai volatili (per referenze, rivolgersi alla Silicon Valley Bank); ma di solito sì. Alcune istituzioni finanziarie però non aderiscono al patto: le loro passività possono essere richieste indietro, ma non sono garantite dallo Stato, i loro azionisti non devono mettere sul tavolo nessun capitale minimo e i loro investimenti illiquidi sono soggetti a regole prudenziali più blande. Hanno nomi e forme diverse e gli studiosi li chiamano semplicemente non-banche (o "sistema bancario ombra"). Spesso sono fondi comuni che investono in attività non quotate e/o si indebitano per moltiplicare i guadagni dei propri sottoscrittori, a cui promettono un rapido rimborso in caso di necessità.

Tre tipi di fondi monetari

La Banca centrale europea ha recentemente puntato il dito sui fondi che investono in edifici non residenziali, messi in difficoltà dall'attuale fase di ribasso dei prezzi immobiliari (che crollerebbero anche di più se questi operatori dovessero cedere in fretta e furia i propri cespiti per rimborsare i clienti). Un altro anello debole sono i fondi monetari, che già durante la crisi del 2007-2009 ebbero un ruolo determinante nella diffusione dell'instabilità finanziaria; esistono anche in Europa, dove la fantasia del legislatore comunitario (i maligni direbbero: dei lobbisti) ha partorito tre distinte categorie di prodotti: lisci, gassati e Ferrarelle. I primi sono fondi a basso rischio (dunque anche a basso rendimento) costretti a investire pressoché interamente in titoli di Stato a breve termine contabilizzati "al costo" (dunque isolati da eventuali sbalzi dei mercati) e generalmente autorizzati a promettere ai sottoscrittori il rimborso integrale dei loro soldi (proprio come se fossero depositi bancari). I secondi possono investire in una gamma di attività più varia e redditizia, ma devono aggiornare quotidianamente il valore di mercato degli attivi e non possono promettere rimborsi integrali. E poi c'è il minotauro, i fondi detti "a bassa volatilità", che hanno vincoli agli investimenti meno stringenti rispetto al primo tipo e offrono rimborsi alla pari ma con un piccolo asterisco: se i prezzi di mercato cominciano a oscillare, la promessa di restituzione integrale viene cancellata e sono possibili minusvalenze.

Quest'ultima tipologia di fondi (che a fine 2021 pesava 700 miliardi su un totale Ue di 1,5 trilioni) è intrinsecamente instabile: come la carrozza di Cenerentola può diventare di colpo una zucca che gira ai clienti le perdite subite dal gestore. Nelle fasi di volatilità dei prezzi ne deriva un incentivo a mettersi in fila per primi - intanto che la carrozza c'è ancora - per essere rimborsati fino all'ultimo centesimo. Senza nemmeno un James Stewart a calmare gli animi. Non si tratta di teoria: quando ai primi di marzo 2020 il Covid ha gelato i mercati, i sottoscrittori dei fondi "a bassa volatilità" si sono precipitati all'uscita chiedendo indietro i soldi. Ci ha dovuto mettere una pezza la Bce, inondando gli operatori di liquidità come del resto faceva Oltreatlantico la Fed, seriamente preoccupata per la tenuta dei fondi monetari.

Poco male, direte: io i miei soldi li tengo in banca. Vero, ma non troppo. Il sistema bancario ombra è collegato alle banche tradizionali, un po' perché si indebita con loro e un po' perché investe nei titoli da loro emessi. Senza contare che l'attuale fase di mercato (con tassi sui depositi bancari inferiori all'inflazione ed episodi di crisi che possono instillare sfiducia negli enti creditizi) sta facendo crescere a dismisura proprio i fondi monetari, che nei soli Stati Uniti a marzo sono aumentati di oltre 350 miliardi di dollari. Forse è tempo di mandare la carrozza di Cenerentola dal carrozziere.