I Matusalem bond, un’occasione possibile per il risparmio: titoli ultra-lunghi per rendimenti sopra il 4%
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaE se i Matusalem stessero per tornare di moda? Per alcuni aspetti è quasi una provocazione: con l'inflazione in discesa, ma ancora al 7,7% in Italia, e le banche centrali ancora in manovra sui tassi, non è il momento di pensare alle obbligazioni a lungo termine, figuriamoci ai cosiddetti titoli Matusalem, quelli che hanno scadenze tra 50 anni e oltre. Eppure, a guardare i prezzi qualche considerazione viene da farla. Il "decano" dei titoli ultra-lunghi per il Tesoro italiano, il Btp che scade nel 2067, è arrivato a toccare quota 136 a fine 2020, ora si muove intorno a 70 e rende, a scadenza, il 4,3% annualizzato. Solo un pochino più di un titolo decennale (più appezzato in questa fase) che offre un rendimento poco sopra il 4%. Il Btp dicembre 32 viene scambiato a 88 e grazie alla cedola del 2,5% rende complessivamente a scadenza il 4,05%. Discorso analogo può essere fatto per le obbligazioni corporate di alto rating.
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E se i Matusalem stessero per tornare di moda? Per alcuni aspetti è quasi una provocazione: con l'inflazione in discesa, ma ancora al 7,7% in Italia, e le banche centrali ancora in manovra sui tassi, non è il momento di pensare alle obbligazioni a lungo termine, figuriamoci ai cosiddetti titoli Matusalem, quelli che hanno scadenze tra 50 anni e oltre. Eppure, a guardare i prezzi qualche considerazione viene da farla. Il "decano" dei titoli ultra-lunghi per il Tesoro italiano, il Btp che scade nel 2067, è arrivato a toccare quota 136 a fine 2020, ora si muove intorno a 70 e rende, a scadenza, il 4,3% annualizzato. Solo un pochino più di un titolo decennale (più appezzato in questa fase) che offre un rendimento poco sopra il 4%. Il Btp dicembre 32 viene scambiato a 88 e grazie alla cedola del 2,5% rende complessivamente a scadenza il 4,05%. Discorso analogo può essere fatto per le obbligazioni corporate di alto rating.
Un signor rendimento, quindi, e per di più assicurato per i prossimi dieci anni? Dipende. La risposta ruota intorno al rebus dell'inflazione e della sua derivata, i tassi. In un quadro diventato ancor più complesso perché è intervenuta la variabile della stabilità finanziaria. Mondiale. "Le banche centrali si trovano in una posizione difficilissima - spiega Rony Hamaui, economista e docente all'Università Cattolica di Milano - perché devono gestire il conflitto tra stabilità finanziaria e governo dell'inflazione. Il problema fondamentale restano le minusvalenze latenti nelle banche, che rendono nervosi i mercati. Però, guardando ai prossimi 3-8 anni, l'inflazione sarà certamente più bassa: anzi, se guardiamo ai trend centenari, l'inflazione nel mondo è stata storicamente bassa in assoluto". La storia non si ripete mai uguale, però qualcosa insegna: è dal 1997 - quando toccò quota 2% - che l'inflazione italiana si tiene su valori contenuti (con punte del 3%). Gli economisti sono concordi nel ritenere che è stato l'effetto-euro.
Lo scenario futuro
Se si punta sulla moderazione dell'inflazione, allora può meritare una scommessa su titoli che garantiscano, su un arco di tempo lungo, un rendimento interessante, nonostante i titoli a breve offrano livelli solo marginalmente più bassi. Lo scenario possibile, infatti, è che tra tre anni i tassi siano più bassi di quelli attuali, quindi vale la pena assicurarsi questi livelli di rendimento. Sempre che davvero la prospettiva dell'inflazione e dei tassi sia in calo. E che non subentrino altri shock: non era mai accaduto che i titoli di Stato segnassero perdite fino al 20%, l'anno scorso è successo. "L'inflazione scenderà, sebbene su livelli superiori a quelli-pre pandemia, anche perché una parte del lavoro la farà la recessione - sottolinea Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte - ci vorrà più tempo in Europa rispetto agli Usa, ma la tendenza è quella. Quindi in quest'ottica non è sbagliato guardare anche alle scadenze di più lungo periodo. E poi sui bond a lungo termine continua a esserci la rete di salvaguardia delle banche centrali: nei loro forzieri ci sono enormi quantità di titoli a lunga, che non verranno venduti". Secondo le stime, tra Bce e Fed ci sono circa 10 mila miliardi di titoli a lungo termine: non verranno riacquistati quando scadranno ma non saranno messi sul mercato. Inoltre, alcuni osservatori hanno notato segnali di rallentamento del quantitative tightening negli Usa, proprio per il timore di aggiungere motivi di instabilità finanziaria.
I bond di qualità
"L'anno scorso la duration era un problema, ora è diventata un punto di forza - conferma Alessandro Caviglia, direttore Investimenti Italia di UniCredit - mi concentrerei però sui bond di qualità, dalla tripla B in su: Btp e obbligazioni investment grade credo possano dare buone soddisfazioni nel tempo. Cautela invece sugli high yield, perché il rallentamento economico può portare a tassi di default in crescita". Tra l'altro, comprando titoli che hanno un prezzo molto lontano dalla parità (valore che raggiungono al momento del rimborso), si può puntare su un capital gain con il trascorrere degli anni, creando così l'opportunità per vendere guadagnando. Ovviamente tenendo presente alcuni capisaldi. Il primo è essere convinti che l'inflazione calerà nei prossimi anni; altrettanto importante è avere la tranquillità di non toccare l'investimento nei primi anni; insomma, di poter ignorare le oscillazioni di prezzo che potrebbero esserci, specie a breve. "In un'ottica di medio-lungo periodo puntare su un titolo non troppo ravvicinato può avere un senso - dice Mauro Valle, responsabile investimenti obbligazionari di Generali Investments - anche perché i recenti avvenimenti bancari, che hanno provocato sensibili cali in termini borsistici, hanno portato a rafforzare i prezzi sui titoli obbligazionari nella fascia lunga. Quindi, anche pensando a bilanciare l'esposizione di un portafoglio, una scelta del genere può rivelarsi vincente. In particolare preferisco un'esposizione ai titoli governativi: scegliendo bond societari infatti occorre una diversificazione maggiore, che può rivelarsi meno agevole per un privato".