Piazza Affari alla prova delle cedole
di Luigi dell'Olio , di Luigi dell'OlioPuntare a un flusso di entrate periodiche - un po' sulla falsariga delle cedole obbligazionarie - ma con un occhio anche alla possibile rivalutazione dei titoli. È l'obiettivo di chi investe sulle azioni ad alto dividendo, in questo periodo sotto i riflettori considerando che la primavera coincide con la stagione dello stacco cedolare. Banco Bpm, Banca Mediolanum, Prysmian, Stellantis e UniCredit saranno tra le primissime a remunerare gli azionisti, il 24 aprile, poi seguiranno le altre tra maggio e le prime settimane di giugno. Secondo uno studio di Allianz Global Investors, nel 2022 le società europee hanno distribuito la cifra record di 382 miliardi di euro e per quest'anno è atteso un ulteriore rialzo, intorno all'1%. La generosità delle cedole punta a conquistare tanto gli ex BoT-people, cioè coloro che per decenni erano stati abituati a incassare laute cedole dai titoli di Stato, utilizzandole per pagare scadenze come la r…
Puntare a un flusso di entrate periodiche - un po' sulla falsariga delle cedole obbligazionarie - ma con un occhio anche alla possibile rivalutazione dei titoli. È l'obiettivo di chi investe sulle azioni ad alto dividendo, in questo periodo sotto i riflettori considerando che la primavera coincide con la stagione dello stacco cedolare. Banco Bpm, Banca Mediolanum, Prysmian, Stellantis e UniCredit saranno tra le primissime a remunerare gli azionisti, il 24 aprile, poi seguiranno le altre tra maggio e le prime settimane di giugno. Secondo uno studio di Allianz Global Investors, nel 2022 le società europee hanno distribuito la cifra record di 382 miliardi di euro e per quest'anno è atteso un ulteriore rialzo, intorno all'1%. La generosità delle cedole punta a conquistare tanto gli ex BoT-people, cioè coloro che per decenni erano stati abituati a incassare laute cedole dai titoli di Stato, utilizzandole per pagare scadenze come la rata dell'auto o magari le vacanze, sia gli investitori istituzionali come fondi pensione e casse di previdenza, che utilizzano le entrate periodiche come riserva per fronteggiare eventuali riscatti o nuovi investimenti.
Come scegliere i titoli più interessanti
I settori tradizionalmente più generosi sotto questo profilo sono il finanziario, le utility, gli industriali e l'energy. Detto questo va ricordato che solitamente il giorno dello stacco il titolo tende a perdere in linea con l'ammontare del dividendo. Dunque quali criteri seguire nella scelta dei titoli più interessanti? "In primo luogo è importante accertarsi che il pagamento dei dividendi non metta a rischio la strategia industriale. Infatti, una cedola elevata potrebbe essere a scapito dello sviluppo del business", sottolinea Gilles Guibout, head of european equity strategies di Axa Im. "Per questo è fondamentale valutare non tanto il dividendo in assoluto, ma piuttosto quanto sia sostenibile nel tempo: quanto può crescere l'attività sottostante e quanto può, di conseguenza far crescere o almeno mantenere il livello del dividendo". A Piazza Affari Axa Im punta sui titoli delle utility regolate come Terna o Snam, per le quali "la visibilità viene data da importanti investimenti necessari nell'arco dei prossimi anni e dunque che consentono di offrire un orizzonte sulla crescita, mentre la profittabilità viene calcolata in funzione dei costi, perché la redditività viene definita dalla regolamentazione".
Il mantra della prudenza
Insomma non proprio analisi alla portata di tutti, il che suggerisce prudenza nella scelta. "Non sempre i dividendi riescono a resistere alle tempeste, pensiamo ad esempio a quanto accaduto durante la pandemia. Tuttavia, spesso hanno un livello di affidabilità molto apprezzato, soprattutto in presenza di sconvolgimenti e instabilità". Per il resto Guibout punta su quei titoli bancari "che hanno meno rischi in bilancio, perché non erogano crediti, come ad esempio Mediobanca, Fineco e Banca Mediolanum". Inoltre è tenuta d'occhio Enel, dopo che fino a qualche mese fa il titolo è stato sotto pressione a causa di un debito troppo elevato che faceva temere agli investitori un taglio del dividendo. "La società è riuscita a ridurre in modo significativo il debito grazie alla vendita di alcune parti del suo business, rendendo di conseguenza il pagamento dei dividendi più credibile e sostenibile", aggiunge.
"Gli aspetti ai quali prestiamo maggiore attenzione sono tre: la sostenibilità del dividendo nel lungo termine; la coerenza della politica di remunerazione nel tempo, evitando titoli che offrono rendimenti elevati ma sporadici o discontinui; infine la solidità patrimoniale e reddituale delle aziende, con una preferenza per quelle non eccessivamente indebitate e in grado di generare un buon ritorno sul capitale", racconta Domenico Ghilotti, co-head dell'ufficio studi di Equita. Il quale, alla luce di queste considerazioni, segnala il potenziale di quattro titoli, che promettono un rendimento sensibilmente superiore al 3,7% (la media a Piazza Affari). A cominciare da Eni (dividendo del 7,7% rispetto al valore attuale del titolo) che nel nuovo piano strategico indica una remunerazione al 25-30% della cassa operativa, che per questo esercizio "dovrebbe portare a un dividendo di 88 centesimi, più un buyback da 2,2 miliardi di euro su ipotesi di scenario 2023 ragionevoli: Brent a 85 dollari al barile, margine di raffinazione a 7 dollari e cambio euro-dollaro a 1,03". Equita punta anche su Generali, che nel suo piano d'impresa ha indicato l'obiettivo di un dividendo cumulato 2022-24 di 5,2-5,6 miliardi, con una cedolaper azione crescente di anno in anno. "Il gruppo assicurativo ha una posizione patrimoniale molto solida e i conti del ramo vita beneficiano dei tassi al rialzo".
Rialzi e benefici
Discorso simile per Intesa Sanpaolo, che prevede un payout (quota di utili distribuiti rispetto a quelli generati) nell'ordine del 70%. Rispetto alla presentazione del piano industriale a febbraio 2022, abbiamo assistito a un rialzo della curva dei tassi di interesse, che genera benefici in termini di margine di interesse. Inoltre il gruppo ha una solida posizione di capitale e una elevata qualità degli attivi", aggiunge Ghilotti. Che indica infine Snam, alla luce di un piano industriale ambizioso, che tra le altre cose prevede una crescita dell'Ebitda (indicatore della redditività sull'attività caratteristica) nell'ordine del 7% annuo fino al 2026, con il debito in calo. "La società ha un'ulteriore flessibilità legata alle potenziali cessioni di partecipazioni definite non strategiche come Itm, Italgas e De Nora - conclude - questo scenario rende plausibile una politica di dividendo sostenibile".