Potremo negare i nostri dati a ChatGpt: le condizioni del Garante per riaprire subito in Italia
di Filippo Santelli , di Filippo SantelliROMA - Il Garante per la Privacy detta la condizioni a ChatGpt per riaprire in Italia. OpenAI, la società che ha creato l'intelligenza artificiale che promette di cambiare il mondo, bloccata dal 31 marzo nel nostro Paese, dovrà fornire maggiore trasparenza sull'utilizzo dei dati personali, permettendo sia agli utenti che ai non utenti di escludere le proprie informazioni sensibili dall'addestramento degli algoritmi. Dovrà anche correggere eventuali risposte errate e inserire un filtro per verificare l'età di chi si registra al servizio.
Il Garante ha identificato delle prescrizioni immediate (con un termine ultimo al 30 aprile) e altre che OpenAI avrà più tempo per soddisfare, ma già dopo aver implementato le prime la società americana avrà la possibilità di riaccendere la sua intelligenza artificiale in Italia senza rischiare sanzioni. Nel frattempo l'Autorità monitorerà l'ava…
ROMA - Il Garante per la Privacy detta la condizioni a ChatGpt per riaprire in Italia. OpenAI, la società che ha creato l'intelligenza artificiale che promette di cambiare il mondo, bloccata dal 31 marzo nel nostro Paese, dovrà fornire maggiore trasparenza sull'utilizzo dei dati personali, permettendo sia agli utenti che ai non utenti di escludere le proprie informazioni sensibili dall'addestramento degli algoritmi. Dovrà anche correggere eventuali risposte errate e inserire un filtro per verificare l'età di chi si registra al servizio.
Il Garante ha identificato delle prescrizioni immediate (con un termine ultimo al 30 aprile) e altre che OpenAI avrà più tempo per soddisfare, ma già dopo aver implementato le prime la società americana avrà la possibilità di riaccendere la sua intelligenza artificiale in Italia senza rischiare sanzioni. Nel frattempo l'Autorità monitorerà l'avanzamento degli altri impegni e proseguirà nell'istruttoria sul servizio. "Siamo felici che il Garante italiano stia riconsiderando la sua decisione e non vediamo l'ora di lavorare con lui per rendere presto ChatGpt di nuovo disponibile per i nostri clienti in Italia", è il commento di un portavoce di OpenAI.
ChatGpt, le prescrizioni del Garante per chi non usa il servizio
Le prescrizioni del Garante riguardano sia gli utenti di ChatGpt, chi accede al servizio gratuito o a pagamento, che i non utenti, le cui informazioni personali disponibili in Rete potrebbero comunque essere utilizzate per addestrare gli algoritmi o comparire nelle risposte che fornisce l'intelligenza artificiale. OpenAI, chiede ora il Garante, dovrà dare chiara informazione pubblica ai non utenti di questo utilizzo e soprattutto dare loro la possibilità di chiamarsi fuori, escludendo i propri dati. Nell'immediato ciò potrebbe essere fatto inserendo un'informativa sul proprio sito. Ma considerato che non tanti - soprattutto i non utenti - avranno occasione di leggerla, la società dovrà anche organizzare, a proprie spese ed entro il 15 maggio, una campagna di comunicazione sui principali media nazionali.
Un secondo punto di contestazione, nel provvedimento del Garante che ha portato alla chiusura del servizio in Italia, riguarda gli errori relativi a informazioni personali nelle risposte che l'intelligenza artificiale fornisce. Errori che in alcuni casi - per esempio quello della falsa condanna per corruzione in Australia - possono nuocere al diretto interessato. Il Garante chiede allora a ChatGpt di predisporsi ad accogliere eventuali richieste di correzione - che toccherà all'utente presentare - e di intervenire emendando la risposta, se tecnicamente possibile, o se impossibile cancellando l'informazione errata. Potrà essere OpenAI a scelgliere quale strada percorrere, a patto che l'informazione errata non compaia più.
ChatGpt, le prescrizioni per chi usa il servizio
Un secondo pacchetto di prescrizioni riguarda invece chi si registra e utilizza il servizio, nella sua versione gratuita o in quella a pagamento (ChatGpt Plus). Oggi OpenAI dice all'utente che le informazioni contenute nelle conversazioni e nei "prompt" - cioè le indicazioni con cui spiega all'intelligenza artificiale che testo produrre - possono essere utilizzate per addestrare l'algoritmo, come se la società avesse firmato un contratto con l'utilizzatore. Per il Garante questo non è ammissibile e dunque prescrive a OpenAI due rimedi possibili: raccogliere il consenso al trattamento dei dati in fase di iscrizione, oppure considerare "legittimo interesse" dell'utente che le sue informazioni vengano processate, ma sempre fornendogli la possibilità di negarle qualora dovesse cambiare idea.
Per quanto riguarda gli Under13, per cui al momento non è previsto un filtro, il Garante chiede a OpenAI, fin da subito, di far esplicitare l'età dell'utente all'atto dell'iscrizione, come fa per esempio Facebook. Ma siccome per aggirare questo filtro basta barare sulla propria data di nascita, l'Autorità chiede anche alla società di proporre delle opzioni per un'effettiva verifica dell'età. In particolare, il Garante vuole un piano d'azione entro la fine di maggio e al massimo per il 30 settembre che il sistema di age verification sia attivo.
ChatGpt, la riapertura in Italia
La data del 30 aprile è solo un limite ultimo. Nella comunicazione invita a San Francisco il Garante spiega che se OpenAI soddisferà le richieste prima, in quel momento cadrà anche il divieto precauzionale di utilizzare i dati degli italiani. Dando quindi alla società americana la possibilità di riaccendere ChatGpt in Italia senza il rischio di sanzioni. La palla dunque ora passa a OpenAI, che sia in un'intervista a Repubblica, sia in un primo colloquio con il Garante, sia nella prima reazione a caldo, si è mostrata disposta a trovare una soluzione. Buona parte delle prescrizioni dell'Autorità sono in linea con la discussione avuta tra le parti la scorsa settimana. E anche se alcune richiedono l'attivazione di specifiche procedure, con relative risorse lavorative ed economiche, dal punto di vista tecnico non pongono grandi difficoltà: l'ipotesi insomma, se non emergeranno ostacoli, è che ChatGpt possa tornare operativa in Italia anche prima del 30 aprile.
In ogni caso, questo è solo il primo tempo di una partita tra OpenAI e i regolatori destinata a durare a lungo, non solo in Italia. Se il nostro Garante proseguirà comunque con l'istruttoria su ChatGpt infatti, anche altre autorità europee, per esempio in Spagna e Francia, hanno aperto il dossier. Proprio oggi i regolatori Ue si vedranno per coordinare una linea comune, visto che la normativa europea sulla protezione dati personali (Gdpr) si applica a tutti i Paesi dell'Unione. Un incentivo in più per OpenAI per costruire un precedente virtuoso in Italia.
"Alla fine il risultato potrebbe rendere tutti contenti", commenta Andrea Giannangelo, fondatore e Ceo di Iubenda, società che aiuta i siti ad adeguarsi alle normative in campo digitale. "Accontenta OpenAI, che ottiene direttamente dall'autorità delle linee guida ragionevoli entro le quali operare rispettando la Gdpr, aspetto che per lei ha un valore inestimabile; accontenta il Garante che in tempi brevi è riuscito ad ottenere il rispetto sostanziale delle norme; accontento il cittadino che ottiene il rispetto delle leggi che tutelano i suoi diritti".