ROMA - La firma di Giorgia Meloni, in fondo al decreto. Preceduta da una serie di prescrizioni puntuali, che fissano il perimetro delle condizioni. Il Consiglio dei ministri dà il via libera alla vendita della raffineria Isab di Priolo al fondo Goi Energy, ma il futuro del gigante industriale da 12 mila posti di lavoro parte dallo scudo governativo.
Per questo il governo ha preso tempo, attivando una lunga istruttoria che ha passato in rassegna tutte le criticità. E dichiarando intanto (era il 4 febbraio) il complesso degli stabilimenti di proprietà di Isab "sito di interesse strategico nazionale". Mosse a tutela di Priolo, nonostante Goi, in più occasioni, abbia sottolineato che non esiste "alcun tipo di collegamento con la Russia o aziende russe" né da parte della società, tanto meno del suo amministratore delegato Michael Bobrov.
Secondo punto: la tutela dei posti di lavoro. Tra dipendenti diretti e indotto, la più grande raffineria in Italia impiega 12 mila lavoratori. L’acquirente sarà tenuto a mantenere i livelli produttivi e occupazionali. Le altre due prescrizioni riguardano gli investimenti per l’impianto (Goi si è impegnata ad attuare un piano di riconversione green) e le misure ambientali (in particolare l’utilizzo e i limiti di scarico del depuratore).
La decisione del Consiglio dei ministri sblocca la partita di Priolo, che si concluderà ufficialmente con l’acquisizione dello stabilimento da parte di Goi. L’operazione dovrebbe concludersi nelle prossime settimane, con il versamento di 1,2 miliardi. "Servono tempi tecnici per cambiare il fornitore, ma si farà tutto in pochi giorni", sottolineano fonti di mercato. Per Priolo si apre una nuova pagina.
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