Economia

Via libera alla vendita della raffineria di Priolo. Ma il petrolio sarà tracciato

Via libera alla vendita della raffineria di Priolo. Ma il petrolio sarà tracciato
ll governo esercita il golden power: quattro prescrizioni per la cessione dello stabilimento a Goi Energy. Tra le condizioni la tutela dei posti di lavoro e gli investimenti per l'impianto
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ROMA - La firma di Giorgia Meloni, in fondo al decreto. Preceduta da una serie di prescrizioni puntuali, che fissano il perimetro delle condizioni. Il Consiglio dei ministri dà il via libera alla vendita della raffineria Isab di Priolo al fondo Goi Energy, ma il futuro del gigante industriale da 12 mila posti di lavoro parte dallo scudo governativo.

Ci sono voluti tre mesi (la firma dell’accordo tra il colosso petrolifero russo Lukoil, proprietario dell’impianto, e Goi risale al 9 gennaio) per arrivare al decreto della presidente del Consiglio dei ministri. Che attiva i poteri speciali in materia di asset strategici (golden power), prendendo atto delle questioni emerse nelle settimane scorse. A iniziare dalle preoccupazioni dell’amministrazione statunitense per la vicinanza di Priolo alla base aerea di Sigonella. Passando per il dna dell’acquirente: Goi Energy è una divisione del fondo di private equity Argus New Energy, che ha sede a Cipro. E Cipro è un Paese “attenzionato” perché attrae capitali di Mosca.

Per questo il governo ha preso tempo, attivando una lunga istruttoria che ha passato in rassegna tutte le criticità. E dichiarando intanto (era il 4 febbraio) il complesso degli stabilimenti di proprietà di Isab "sito di interesse strategico nazionale". Mosse a tutela di Priolo, nonostante Goi, in più occasioni, abbia sottolineato che non esiste "alcun tipo di collegamento con la Russia o aziende russe" né da parte della società, tanto meno del suo amministratore delegato Michael Bobrov.

Ma veniamo alle condizioni dell’esecutivo. Sono sostanzialmente riconducibili a quattro temi. Il primo è la tracciabilità della provenienza delle forniture di petrolio: niente greggio dalla Russia o da altri Paesi sanzionati. Goi avrebbe garantito che Trafigura, con cui ha raggiunto un accordo per le forniture, ottempererà a questa prescrizione.

Secondo punto: la tutela dei posti di lavoro. Tra dipendenti diretti e indotto, la più grande raffineria in Italia impiega 12 mila lavoratori. L’acquirente sarà tenuto a mantenere i livelli produttivi e occupazionali. Le altre due prescrizioni riguardano gli investimenti per l’impianto (Goi si è impegnata ad attuare un piano di riconversione green) e le misure ambientali (in particolare l’utilizzo e i limiti di scarico del depuratore).

La decisione del Consiglio dei ministri sblocca la partita di Priolo, che si concluderà ufficialmente con l’acquisizione dello stabilimento da parte di Goi. L’operazione dovrebbe concludersi nelle prossime settimane, con il versamento di 1,2 miliardi. "Servono tempi tecnici per cambiare il fornitore, ma si farà tutto in pochi giorni", sottolineano fonti di mercato. Per Priolo si apre una nuova pagina.


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