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Il paese che scommette sul cobalto. "La miniera può far tornare i giovani”

Gli australiani di Altamin pensano di far ripartire l’estrazione a Punta Corna, nel Torinese, in una valle con poche centinaia di residenti
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USSEGLIO (TORINO) - Un ritorno al passato, ai tempi delle miniere, per dare opportunità ai giovani che non vogliono lasciare le case dei genitori e dei nonni. "Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbe tornati a parlare di miniere da queste parti", dice il sindaco di Usseglio, Pier Mario Grosso.

In realtà ci hanno pensato dall’altra parte del mondo, a South Pern, in Australia, dove i tecnici di Altamin hanno preso una cartina e puntato il dito su Punta Corna, in Piemonte. Vetta che nasconde vene di prezioso cobalto, minerale fondamentale per costruire gli accumulatori delle auto elettriche. L’oro delle batterie: il prezzo è arrivato a 50 dollari al chilo. Ora è sceso intorno ai 30. Un…

USSEGLIO (TORINO) - Un ritorno al passato, ai tempi delle miniere, per dare opportunità ai giovani che non vogliono lasciare le case dei genitori e dei nonni. "Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbe tornati a parlare di miniere da queste parti", dice il sindaco di Usseglio, Pier Mario Grosso.

In realtà ci hanno pensato dall’altra parte del mondo, a South Pern, in Australia, dove i tecnici di Altamin hanno preso una cartina e puntato il dito su Punta Corna, in Piemonte. Vetta che nasconde vene di prezioso cobalto, minerale fondamentale per costruire gli accumulatori delle auto elettriche. L’oro delle batterie: il prezzo è arrivato a 50 dollari al chilo. Ora è sceso intorno ai 30. Uno dei motivi per cui dall’Australia credono nel business. Per la società mineraria, però, è necessario capire solo quanto ce ne sia prima di passare dalle parole ai fatti, riaprendo le miniere.

I carotaggi non sono ancora partiti in Val dell’Arnas, a un’ora e mezza di strada da Torino, ma i geologi della controllata italiana Energia Minerali di Bergamo vanno e vengono da Usseglio, il paese più vicino ai vecchi ingressi delle gallerie. Miniere aperte nel 1.700, quando il cobalto veniva triturato e poi partiva per la Germania dove era trasformato in colore. La “Fabbrica dell’Azzurro”, così veniva chiamato l’impianto dove il minerale era sminuzzato, è ancora lì, trasformata in un bed&breakfast e in spazi per la comunità.

Poco più avanti si imbocca la strada che porta in vetta, dove negli ultimi tre anni si sono ritrovati gli accessi ai cunicoli. Gli australiani si sono affidati alle guide locali, come Domenico Bertino, una delle anime del museo di minerali della frazione Margone. Sherpa che ha portato più volte i tecnici in quota tra i valloni a scovare gli accessi. "Gli ultimi guardiani hanno cessato di lavorare negli anni ’30, ormai gli ingressi erano tutti tappati". Bertino si definisce come un "uomo da scarpone e roccia" e non teme la possibilità che qui rinascano le miniere.

"L’estrazione, se mai ci sarà, avverrà in galleria e sarà sottoposta a dei controlli – racconta mentre si percorre la strada che porta verso gli impianti dell’Enel - in passato abbiamo avuto le dighe che hanno portato lavoro, ma ora qui non c’è più nessuno. La miniera potrebbe essere una speranza di riportare vita in valle". Quando si guardano gli ingressi sembra di essere catapultati in un’altra era. Ma davvero il futuro dei giovani è quello di tornare li dentro? "Le tecniche oggi sono diverse, gran parte delle lavorazioni sarebbero automatiche, però tra diretti e indiretti i posti di lavoro non dovrebbero mancare".

Nessuno li ha mai quantificati. I carotaggi partiranno entro la fine dell’anno. Poi si vedrà. Intanto la società ha rinnovato le autorizzazioni del ministero dell’Ambiente e della Regione Piemonte. Silvio Ferro Famil, detto Vulpot, titolare dell’albergo ristorante Furnasa e assessore al Commercio, dice che "la valle ha bisogno di nuove possibilità".

Tra i meno di 200 residenti qualcuno è contrario, altri sono a favore, ma "prima di decidere vogliono vedere cosa succederà, qual è il progetto. La gente di qua è concreta". Usseglio, 1.200 metri d’altitudine, vive di turismo, invernale, grazie allo sci di fondo e a un piccolo impianto di risalita, ed estivo. Ci sono quattro alberghi, più un rifugio. "La miniera darebbe altre prospettive, creerebbe un indotto - aggiunge Vulpot - oggi le occasioni di lavoro per un giovane che vuole restare qui sono poche". E magari gli australiani, tra opere di compensazione e sponsorizzazioni, potrebbero risollevare la situazione.

Anche il sindaco Grosso è realista: "Noi non diciamo sì a priori, ma vogliamo vedere le carte, non vogliamo che la natura venga stravolta, ma se ci sono possibilità le consideriamo". Non la pensano così dall’altra parte della Punta Corna, dove a valle si trova Balme, in valle d’Ala. Le vene di cobalto, se i calcoli degli australiani sono giusti, dovrebbero toccare anche il territorio di questo piccolo paese dove non vogliono sentire nemmeno parlare di miniere. Poco più di 100 anime che si sono espresse contro con un documento votato in Consiglio comunale.

A Balme imbottigliano l’acqua Pian della Mussa che prende il nome dall’omonimo pianoro dove nasce il fiume Stura. Posizione in linea con quella degli ambientalisti: "Una pura follia". E il sindaco di Balme, Gianni Castagneri, rincara la dose: "Sappiamo che c’è il cobalto, ma diciamo no, non devastiamo la montagna. La nostra gente vive di turismo e grazie all’azienda che imbottiglia l’acqua sorgiva. Non compromettiamo tutto con gli scavi". Rischio che il "no" si trasformi in una battaglia NoMin? Molto dipenderà dagli australiani.

 

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