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Tupperware, la festa è finita. L'azienda dei contenitori di plastica vicina al crollo

(afp)
Il successo degli anni Cinquanta con i "party" nei quali le donne promuovevano i nuovi prodotti. La crescita della "Ciotola meraviglia" arrivata a fatturare quasi 3 miliardi. Poi il declino, acuito dal Covid e dal fatto che i giovani non amano la plastica. Ora è a secco di liquidità
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NEW YORK - Il tempo dei "Tupperware party" volge alla fine: la storica azienda americana che negli anni '50 e '60 lanciò la moda dei contenitori di plastica venduti a domicilio dalle donne, che riunivano amiche e conoscenti in casa per promuovere i prodotti, è a un passo dal crack. Le azioni sono crollate di quasi il cinquanta per cento nell'ultima settimana, e del 95 per cento in un anno. Il board ha avvertito gli azionisti della presenza di "concreti dubbi che la compagnia possa andare avanti".

Titoli a rischio esclusione da Wall Street

Per la seconda volta in meno di sei mesi, Tupperware ha lanciato l'avvertimento del "going concern", cioè della continuità aziendale, presupposto in base al quale, nella redazione del bilancio, l'impresa viene considerata in grado di continuare a svolgere la propria attività in un certo futuro. Le possibilità di affrontare i propri impegni e obbligazioni si …
NEW YORK - Il tempo dei "Tupperware party" volge alla fine: la storica azienda americana che negli anni '50 e '60 lanciò la moda dei contenitori di plastica venduti a domicilio dalle donne, che riunivano amiche e conoscenti in casa per promuovere i prodotti, è a un passo dal crack. Le azioni sono crollate di quasi il cinquanta per cento nell'ultima settimana, e del 95 per cento in un anno. Il board ha avvertito gli azionisti della presenza di "concreti dubbi che la compagnia possa andare avanti".

Titoli a rischio esclusione da Wall Street

Per la seconda volta in meno di sei mesi, Tupperware ha lanciato l'avvertimento del "going concern", cioè della continuità aziendale, presupposto in base al quale, nella redazione del bilancio, l'impresa viene considerata in grado di continuare a svolgere la propria attività in un certo futuro. Le possibilità di affrontare i propri impegni e obbligazioni si sono ridotte in modo drammatico. Wall Street potrebbe mettere il titolo fuori listino. L'azienda ha detto di sperare di poter fornire rassicurazioni nei prossimi trenta giorni, ma ammesso di "non essere sicura" di rispettare i tempi.

Le origini del crollo

Secondo gli analisti, la crisi nasce dal declino dei venditori, dal crollo del retail legato alla pandemia da Covid, e a una certa mancanza di presa nei giovani. La plastica non affascina le nuove generazioni. Il sistema dei "party" tra donne per promuovere i prodotti è stato archiviato da tempo. Nel 2021 le vendite hanno portato 1,6 miliardi, equivalente al 40 per cento in meno rispetto al record di 2,6 registrato nel 2013.

La storia della "Ciotola meraviglia"

Fondata in Massachusetts nel 1946 da Earl Silas Tuppers negli Stati Uniti, Tupperware è l'azienda che brevettò la famosa "Ciotola meraviglia", contenitori di plastica in grado di essere chiusi e aperti con estrema facilità grazie al sistema "tappo a stappo", un'idea che verrà ripresa negli anni da molte aziende. Tra i suoi prodotti hanno fatto storia gli spremiagrumi in plastica colorata, piatti, caraffe, bicchieri e vassoi colorati. E' stato anche il brand a cui viene legata l'emancipazione femminile, delle donne protagoniste delle vendite, della promozione di prodotti in incontri informali con amiche e vicine di casa.
 
Dopo decenni di ascesa continua, con ricavi che, ancora nel 2017, avevano superato i due miliardi e mezzo di dollari, e più di tredicimila dipendenti, e vendite in più di cento Paesi, i conti hanno cominciato a mostrare segnali di stanchezza. Nel 2018 Tupperware chiuse gli stabilimenti in Israele, lasciando a casa duemila rappresentanti. Dieci mesi dopo calò il sipario in Olanda. Nell'agosto dell'anno scorso toccò al mercato in Nuova Zelanda. A novembre, dopo aver pubblicato i dati del trimestre, la compagnia aveva manifestato dubbi sulla capacità di mantenere il livello alto. Quello è stato il momento del primo "going concern", l'allarme sulla continuità aziendale. Il titolo era crollato del quaranta per cento. Il ceo dell'azienda, Miguel Fernandez non ha nascosto le difficoltà: "La compagnia sta facendo tutto il possibile per mitigare l'impatto degli eventi recenti, e stiamo muovendoci per rinforzare la nostra posizione finanziaria". Tra le misure d'emergenza c'è anche la possibile vendita di asset per rastrellare soldi. "Le previsioni - ammettono dall'azienda - dicono che potrebbe non esserci sufficiente liquidità nel preve termine". Secondo Bloomberg, pesa un debito a lungo termine di 700 milioni di dollari.