Economia

Voto plurimo e meno controlli alle aziende così il governo riforma la Borsa

Voto plurimo e meno controlli alle aziende così il governo riforma la Borsa
Le azioni "pesanti" per i soci di maggioranza. La possibilità di evitare le sanzioni Consob. Le regole più snelle dei prospetti per le Ipo. Ecco il disegno di legge che vuole rilanciare Piazza Affari
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La genesi risale all'anno scorso. Al ministero dell'Economia c'era Daniele Franco, al governo Mario Draghi. Il Libro Verde sulla competitività dei mercati finanziari a supporto della crescita servì a mettere in fila tutte le criticità e a delineare le prime risposte possibili. Il disegno di legge approvato la scorsa settimana dal governo Meloni si muove in quel solco. Introducendo principi di indirizzo e norme operative, qualche volta non incluse nel canovaccio iniziale: ad esempio, nel Libro Verde non c'era scritto che il numero dei voti da assegnare a ciascuna azione a voto plurimo potesse essere alzato da tre a dieci. Una decisione che il governo ritiene fondamentale per agevolare l'accesso alla quotazione delle piccole e medie imprese.

Il parere del mercato

Il disegno di legge è stato in larga misura concertato con il mercato. "L'esperienza ci ha insegnato che, soprattutto in questo campo, consultare preventivamente il mercato migliora la qualità della regolazione", spiega ad Affari&Finanza il sottosegretario leghista all'Economia Federico Freni, che ha coordinato i lavori sul dossier. Anche durante l'iter parlamentare di conversione, potranno esserci altri cambiamenti, suggeriti dai soggetti coinvolti. Ma veniamo al disegno attuale. L'impulso operativo è arrivato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, la paternità politica è della Lega. "La Bce non compra più il nostro debito con la stessa intensità di prima, questo disegno di legge punta a dare una spinta all'economia, e in particolare alla produttività, attraverso il mercato", sottolinea Freni.

La semplificazione per pmi

ll primo pilastro è la semplificazione dell'accesso al mercato (non necessariamente la quotazione) per le pmi. Dalle norme che prevedono lo snellimento di alcuni passaggi dei prospetti - e della tempistica di approvazione - che valgono per tutti ma che hanno maggior impatto proprio sulle società di dimensioni minori - alla dematerializzazione delle quote delle srl e, ancor più, all'innalzamento della definizione di Pmi, da 500 milioni a un miliardo di capitalizzazione. Una mossa che dovrebbe accrescere in modo significativo la platea delle società che entreranno nei radar degli investitori istituzionali che hanno vincoli di investimento (ad esempio i Pir) e sgravi fiscali a patto che si concentrino sulle società di piccole e medie dimensioni. Ma il pacchetto più corposo, come per i prospetti non esclusivo per le Pmi ma certo particolarmente vicino alle loro esigenze, riguarda le azioni a voto plurimo. L'intento è duplice: superare le ritrosie di molte imprese, soprattutto a conduzione familiare, ad andare in Borsa per paura di perdere il controllo e, nello stesso tempo, limitare la concorrenza delle altre Borse - in primis quella olandese - che ha regole meno stringenti delle nostre.

Una concorrenza legislativa che non invoglia le quotazioni e favorisce i delisting. Il primo intervento consiste nel garantire, in un momento precedente l'Ipo, l'emissione di azioni che danno diritto a più voti (generalmente in capo all'azionista di controllo) e che non vengono successivamente quotate. Un modo per superare i timori di diluirsi aprendo il capitale: finora il tetto era fissato a tre, ora passa a dieci; in Olanda, per esempio, non ci sono limiti. Il secondo punto cardine è il tentativo di bloccare il delisting, la fuga dal mercato. Il sottosegretario al Mef spiega che l'intento è "rendere attrattivo il mercato dal punto di vista regolatorio, il che vuol dire che chi è quotato sui mercati nazionali non deve perdersi in un ginepraio di regolamenti e prospetti; senza per questo allentare l'attenzione sulla trasparenza".

Sanzioni e regole per i piccoli

Il terzo blocco dell'impianto dell'esecutivo è la semplificazione dell'approccio sanzionatorio e regolatorio, anche per i più piccoli. "È un cambio culturale - spiega Freni - che poggia su un principio: la vigilanza deve essere collaborativa, non solo sanzionatoria. L'esperienza europea ci dimostra che i mercati attrattivi sono quelli dove la vigilanza è collaborativa". Sulla falsariga di quanto già avviene per l'Antitrust - ad esempio - è stato previsto che la società oggetto di una contestazione da parte della Consob possa presentare "impegni" che facciano venir meno i profili di criticità, evitando la sanzione. Così come la modifica della responsabilità del collocatore nella fase dell'Ipo, secondo l'interpretazione del mercato, dovrebbe rendere meno costoso l'iter di sbarco al listino.

Infine, il testo mette mano anche al versante dei soggetti che investono sul mercato, elemento fondamentale per dare liquidità e spessore alla piazza finanziaria. Il caposaldo è l'equiparazione delle Casse previdenziali ai fondi pensione. Alcuni aspetti tuttavia saranno oggetto di un nuovo Regolamento sugli investimenti delle Casse, nonché di misure fiscali, dove si allargheranno i confini dell'autonomia degli enti. Fermo restando che ciascuna Cassa dovrà predisporre un piano biennale di investimenti che dovrà essere validato dal Tesoro.