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“Su Enel poca chiarezza vogliamo un altro presidente”

Zach Micelis, fondatore del fondo Covalis 
Intervista a Zach Mecelis, fondatore del fondo Covalis, che ha presentato una lista per il cda dell'ex monopolista: "Non indichiamo un potenziale ad perché non vogliamo fare la rivoluzione. Abbiamo un approccio costruttivo e di dialogo"
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MILANO - Una terza lista dopo quelle del Tesoro e di Assogestioni, è stata presentata per il rinnovo del cda di Enel che verrà votato dall’assemblea del 10 maggio. L’iniziativa è di Covalis, un hedge fund fondato nel 2012 dall’investitore lituano Zach Mecelis, specializzato nell’analisi di società elettriche. La lista è composta da sei nomi in cima alla quale c’è Marco Mazzucchelli, il banchiere che portò in Borsa Mps e che ha lavorato in Sanpaolo Imi, Credit Suisse, Rbs e Julius Baer. Insieme a lui nomi italiani e internazionali come Leilani Latimer, Francesco Galietti, Monique Sasson, Paulina Beato, Daniel Lacalle Fernánde.

MILANO - Una terza lista dopo quelle del Tesoro e di Assogestioni, è stata presentata per il rinnovo del cda di Enel che verrà votato dall’assemblea del 10 maggio. L’iniziativa è di Covalis, un hedge fund fondato nel 2012 dall’investitore lituano Zach Mecelis, specializzato nell’analisi di società elettriche. La lista è composta da sei nomi in cima alla quale c’è Marco Mazzucchelli, il banchiere che portò in Borsa Mps e che ha lavorato in Sanpaolo Imi, Credit Suisse, Rbs e Julius Baer. Insieme a lui nomi italiani e internazionali come Leilani Latimer, Francesco Galietti, Monique Sasson, Paulina Beato, Daniel Lacalle Fernánde.

Dottor Mecelis, che cosa la ha spinta a presentare una terza lista per il cda Enel?
«Il fatto che gli investitori istituzionali, che hanno in portafoglio il 75% del capitale di Enel, hanno sempre avuto solo la possibilità di esprimersi su due liste per il cda. Nessuno aveva mai presentato una terza lista al fine di migliorare il processo di elezione del board e la governance. Nel 2020 la lista Assogestioni ha preso la maggioranza dei voti in assemblea, superando quella del Tesoro».

Avete presentato una lista lunga, di sei persone, suona come una sfida al Tesoro che è primo azionista con il 24%.
«La nostra lista è composta da sei persone che pensiamo siano adatte al board, indipendenti, di grandissima esperienza in finanza, energia, transizione energetica, procedure Esg. Pensiamo vi sia un allineamento tra i profili indicati e i bisogni dell’azienda: con la loro competenza possono dare un valore aggiunto anche nel posizionamento internazionale dell’impresa, che è la più grande società italiana per capitalizzazione di mercato. Non è un atto ostile ma vogliamo aumentare il dialogo con tutti gli stakeholders».

Non è un atto ostile, ma vogliamo il dialogo con gli stakeholders

Avete indicato un nome per la presidenza, Mazzucchelli, ma non uno per la gestione operativa della società. Se il mercato dovesse appoggiare la vostra lista con la maggioranza potreste indicare anche il Ceo?
«Il fatto che non abbiamo indicato un potenziale Ceo significa che non vogliamo fare la rivoluzione. Abbiamo un approccio costruttivo, di dialogo, evolutivo, vogliamo che l’Enel migliori i suoi processi di partecipazione al voto e abbia una governance in linea con le best practice internazionali. Non siamo contro nessuno, se la nostra lista prendesse la maggioranza dei voti potremmo lanciare un processo con il board per trovare il miglior Ceo, incluso Cattaneo».

La presentazione della lista è anche legata al fatto che alcuni investitori, come voi, hanno in mente una strategia industriale diversa per l’Enel?
«I fondi vogliono accelerare il piano che è già stato presentato nell’ultimo “Capital market day”, la strategia va bene. Il titolo è sottovalutato del 50% rispetto ai suoi concorrenti. Enel secondo noi deve rifocalizzarsi, espandersi ulteriormente sulle energie rinnovabili con il faro della transizione energetica, e puntare ancora di più sull’Italia e il Sud Europa come un vero e proprio hub dell’elettrificazione e della transizione energetica».

Enel deve puntare sull'Italia e il sud Europa

In mancanza di comunicazioni contrarie il management indicato dal Tesoro dovrebbe continuare con il piano già impostato ed eventualmente metterà a punto un nuovo piano quando entrerà nell’azienda. Non va bene?
«Il problema è che non lo sappiamo, nessuno si è espresso a questo riguardo e il mercato naviga al buio. Gli investitori devono votare in assemblea senza avere alcuna visibilità sulle linee guida, e senza sapere come è stata condotta la procedura di formazione delle liste».

I candidati della vostra lista spiegheranno pubblicamente le loro linee guida?
«Saranno tutti a disposizione del mercato così gli investitori avranno anche una terza opzione su cui decidere».

Se passasse di mano il controllo, anche non azionario ma solo nella governance di Enel, il governo potrebbe applicare il Golden Power.
«Non credo proprio. Nello statuto c’è scritto che tutti gli investitori che hanno più dello 0,5% del capitale sono liberi di presentare una lista. Noi abbiamo approssimativamente l’1%, non abbiamo patti di sindacato e non abbiamo alcuna intenzione di scalare l’azienda. Siamo qui per dialogare e per migliorare la partecipazione».

Non vogliamo scalare l'azienda solo dialogare

L’1% ce l’avete da soli o insieme a qualcun altro? Siete un investitore stabile di Enel?
«Siamo gestori attivi, compriamo e vendiamo a seconda delle fasi del mercato. Con le nostre gestioni siamo arrivati ad una quota di circa l’1%».